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FELIX, FENOMENO IN ARRIVO?

Pubblicato il 20 giugno 2017

Gli appassionati incalliti lo conoscevano già, ma la vittoria ottenuta domenica scorsa nel Challenger di Lione lo ha lanciato ancora di più verso una popolarità che è destinata ad allargarsi a macchia d'olio nei prossimi anni. Lui si chiama Felix Auger Aliassime, nome solare come il suo sorriso; nome che richiama una certa nobiltà, quella che già il suo tennis gli attribuisce, ancora prima di arrivare ai grandi risultati. Vincendo il suo primo Challenger in Francia, Felix è diventato il settimo giocatore più giovane della storia a mettere il suo sigillo nel circuito minore dell'Atp: 16 anni e 10 mesi, solo qualche giorno in più di Rafa Nadal, a segno a Barletta il 30 marzo del 2003. Il canadese è attualmente numero 231 del ranking Atp di singolare, 105 posti meglio di sette giorni fa, ed è il sesto tennista di un Paese, quello nordamericano, che si sta imponendo come una nuova terra dell'oro per i cercatori di talenti con racchetta.

In Italia ci eravamo già accorti di lui 5 anni fa, quando arrivò per giocare uno dei tornei under 12 più prestigiosi del Vecchio Continente, quello di Porto San Giorgio, nel circolo della famiglia Quinzi. Vinse anche quella volta, Felix, e c'era già da stropicciarsi gli occhi nel vedere quanta classe poteva concentrare quel bambino ancora in fase di crescita, fisica, tecnica e mentale. Stupiva, il canadese, soprattutto per intelligenza e capacità di trovare angoli impossibili per i coetanei. Ma stupiva pure per la grande vivacità e per quell'atteggiamento sempre positivo sul campo e fuori, che evidentemente lo sta aiutando allo stesso modo nella rincorsa alle posizioni di vertice del ranking mondiale. Nella sua carriera, però, c'è un altro segreto 'made in Italy': si chiama Roberto Brogin, e dal 2007 lavora al servizio di Tennis Canada sui campi di Montreal, dove ha sede il centro tecnico che nelle ultime stagioni ha sfornato alcuni dei giocatori più forti della nuova ondata di professionisti.

Di Felix, nato proprio a Montreal ma cresciuto a Quebec City, Brogin racconta che è prima di tutto un ragazzo di sani principi, con una famiglia solida alle spalle. Una famiglia in grado di capire cosa era meglio per il figlio, nel momento in cui ci fu da decidere se mandare o meno il piccolo talento a 300 chilometri da casa per allenarsi con gli altri ragazzi del centro federale. La risposta fu ovviamente positiva, e da quel momento Auger Aliassime cominciò a fare sul serio sotto la guida del coach di allora, Frederic Niemeyer, che sostanzialmente aveva carta bianca su qualsiasi decisione. Tradotto: nessuna pressione nel lavoro, ciò che servirebbe sempre, in ogni contesto, per permettere ai giovani di arrivare davvero ad esprimere il massimo del loro potenziale. Un esempio quanto mai calzante se pensiamo che il padre di Felix è lui stesso un maestro di tennis, ma a un certo punto del percorso ha capito che le sue capacità non sarebbero state sufficienti per l'approccio al mondo dei pro.

Felix è nato l'8 agosto del 2000, è destro con rovescio bimane, ma la sua sensibilità eccezionale gli permette di staccare senza problemi la sinistra quando serve, magari per giocare un back in recupero. Ha due fondamentali che fanno male, un servizio efficace ancorché migliorabile, ma soprattutto una buona propensione verso la rete, dove sa come gestire situazioni delicate. Un giocatore a tutto campo dunque, che non a caso ha raccolto risultati di prestigio su superfici diverse, nel suo percorso (piuttosto rapido) tra gli under 18: su tutti, la vittoria agli Us Open e la finale al Roland Garros, entrambe ottenute nel 2016. Il padre è originario del Togo, la madre è canadese e lui, il figlio, è un concentrato di classe, potenza e determinazione, con una voglia matta di arrivare in alto. Come fu chiaro quel giorno, era il luglio di due anni fa nel Challenger di Granby, in cui Felix vinse uno scambio infinito di 43 colpi contro Darian King, uscendone spavaldamente con una palla corta vincente. Cose che soltanto i predestinati riescono a pensare di poter fare.