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LESA MAESTÀ?

Pubblicato il 9 maggio 2017

Due anni fa si incontrarono cinque volte nell'arco di dodici mesi, e tre di quei match finirono nelle mani del meno atteso, di Fabio Fognini. Poi Rafa Nadal ha un po' rimesso a posto le cose, vincendo l'unico confronto del 2016 e quello di Miami poche settimane fa (portando il totale a un confortante 8-3), ma se parlate al maiorchino del talento ligure, state sicuri che un brivido gli passerà lungo la schiena. Perché tra le qualità dell'azzurro (o tra i difetti, a seconda di come la si voglia vedere) c'è proprio il fatto di avere un atteggiamento che va oltre l'autorità, a prescindere che questa autorità derivi dall'arbitro, dal coach, o da un avversario plurititolato. Mettere sotto il re della terra, colui che vanta 51 titoli sul mattone tritato e che punta alla decima al Roland Garros, non è cosa da tutti i giorni. Farlo per tre volte, in due casi proprio sul rosso e in un altro recuperando da due set di svantaggio, è un'impresa che pochi potranno raccontare ai nipotini.

A proposito di pargoli, Fabio Fognini da Arma di Taggia sta per diventare papà, e il messaggio lanciato dalla futura mamma Flavia Pennetta pochi giorni fa è stato chiaro: “Appena lo chiamo, lui rientra”. Poco importa che sia il match-point per compiere un'impresa, nella vita ci sono priorità che vanno oltre il tennis, oltre il lavoro e oltre la gloria effimera di un successo sportivo. Ma se l'azzurro non sarà con la testa completamente assorbita da quanto accadrà in campo, anche Nadal potrebbe non essere al top della condizione. "E’ accaduto – spiega Rafa – nella notte tra venerdì e sabato, quando mi sono svegliato alle 3 del mattino per un dolore all’orecchio. Non mi era mai capitato prima e penso che si tratti di un’otite. Comunque il medico mi ha detto che non è nulla di grave e che si risolverà in un paio di giorni, mi sono sempre allenato, anche se mi fa ancora male”. L'obiettivo, dopo il decimo sigillo a Monte-Carlo e a Barcellona, è prendersi lo scettro di Madrid per proseguire nel tentativo di un altro Slam rosso. Prima di pensare allo Slam vero, quello parigino.

Madrid peraltro è torneo anomalo, senza la storia di Monte-Carlo e Roma, ma con una vita recente molto movimentata, iniziata col passaggio dal veloce alla terra e culminata nel 2012 con l'esperimento della terra blu. Quel manto un po' scivoloso dove l'equilibrista Roger Federer riuscì a mettere tutti in fila, prima della messa al bando di quella bizzarra superficie da parte dell'Atp. Federer quest'anno a Madrid non c'è, come non sarà presente a Roma, e questo facilita non poco il tentativo di Rafa, su un terreno di gioco con caratteristiche che in passato hanno dato modo agli amanti del rapido di esaltarsi. “Ripetere i successi del 2010? Quell'anno – dice Nadal – avevo vinto Monte-Carlo, Madrid, Roma e Roland Garros. Mi piacerebbe rifarlo, è ovvio, ma dovrò essere competitivo sin dal primo giorno. Rimane comunque poco probabile, ma ci proverò. Chiaramente non mi mancherà Federer qui, ma per i tifosi e il torneo, quando Roger gioca, è sempre una grande notizia”.