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GENERAZIONI USA… E GETTA?

Pubblicato il 14 settembre 2016

Nomi nuovi, nomi buoni. Gli Stati Uniti con racchetta, reduci da un'Olimpiade con almeno due medaglie in meno rispetto a quanto preventivato (colpa di Serena Williams), hanno vissuto gli amati Us Open con la solita ansia da prestazione. Un'ansia che deriva da due fattori. In primis dalla mancanza, intesa come assenza fisica, del campione nuovo, del campione vero. E poi dalla mancanza, questa volta intesa come malinconia, dei pezzi da (anni) 90: Pete Sampras e Andre Agassi su tutti. Il dibattito è ormai quasi vecchio, se non addirittura stantio. Proprio come l'odore di pop-corn che si sente camminando per i viali del Billie Jean King Tennis Center di Flushing Meadows, New York, dove è andato in scena l'ultimo Slam dell'anno.

Per provare a far cambiare aria e dare una ventata di novità c'è un'ennesima lista lunga così. Quasi bruciati i Ryan Harrison e i Donald Young, l'America attende una Nouvelle Vague, anzi una “NextGen”, composta dai vari Frances Tiafoe, reduce dalla prima vittoria Challenger in carriera, dai Jared Donaldson di recente fama, dai Michael Mmoh e dagli Stefan Kozlov di futura presunta grandezza. Ma anche dai Reilly Opelka, Tommy Paul e Noah Rubin. Ovvio, in cima alla lista delle speranze c'è l'unico yankee under 21 già capace di ritagliarsi uno spot tra i top 100, vale a dire il californiano Taylor Fritz: già numero 53 in un agosto, per lui, da best ranking.

Sì, perché gli altri top 100 Usa – nessuno tra i Top 20 – sono tutti over 23. Il più giovane è proprio quel Jack Sock (23 anni, numero 24 al mondo) che da Rio è stato l'unico a portare a casa un oro a stelle e strisce. Arrivato peraltro dal misto, con il suo successo in coppia con Bethanie Mattek Sands (31 anni) in finale sui connazionali Rajeev Ram (32) e Venus Williams (36). Sempre lui, Sock, insieme al 26enne Steve Johnson, ha conquistato un altro bronzo nel doppio maschile. Ma è inutile dire che Usta e Zio Sam si aspettano qualcosa – anzi molto – di più dalla spedizione olimpica di Tokyo 2020.

E così tocca alla batteria guidata da Fritz & co. prendere il testimone delle due generazioni più deludenti del tennis americano. Anche se lo Us Open non ha spostato nulla, con il solito Sock a prendersi la palma del migliore, finendo però out negli ottavi per mano di Tsonga. Perché nessuno dei nuovi talentini della NextGen statunitense appare ancora pronto per il ruolo da protagonista. L'unico che, per cultura e abitudine, interessa davvero ad appassionati e opinione pubblica d'Oltreoceano. E così, se proprio si volesse scommettere un euro, o un penny visto che siamo in argomento, su chi tra gli under 20 potrà fare in futuro le prove generali da star? Beh, la puntata più ragionata sarebbe ovviamente su Fritz, ma si potrebbe rischiare qualcosa anche su uno tra Frances Tiafoe, 18 anni e oggi 122 Atp, e Jared Donaldson, un solo anno più grande e un solo scalino più indietro nel ranking.

Al momento sono questi i nomi. A meno che non si voglia andare a scandagliare il fondale dell'oceano Ncaa, il tennis dei college e delle università statunitensi. A proposito, proprio gli Us Open hanno dato l'occasione di dare uno sguardo anche da tale oblò, perché tra le wild card per il tabellone principale dello Slam newyorkese la Usta ha selezionato Mackenzie McDonald, campione universitario in singolare per il 2016; e per il tabellone di qualificazione Thai-Son Kwiatkowski, dalla Virginia University. Nessuno dei due, però, ha lasciato traccia del suo passaggio. Insomma, sulla carta i nomi nuovi ci sarebbero. Resta da capire, sul campo, se si tratta di nomi buoni. E se sarà, o meno, un'altra generazione Usa… e getta.