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Shock Djokovic: niente Grande Slam

Pubblicato il 2 luglio 2016

Per salvarlo non è servita nemmeno la pioggia, che aveva fermato il match in due occasioni, quando sembrava messa lì apposta per tendergli una mano e farlo risalire dal baratro. Novak Djokovic saluta Wimbledon al terzo turno, e con i prati di Londra saluta pure quel sogno chiamato Grande Slam, che resterà tabù ancora per un anno, anche per chi come lui pareva pressoché imbattibile in questa splendida stagione. Esce, Nole, per mano di Sam Querrey, uno che a 28 anni ha smesso di sognarsi campione, che contro il serbo era sotto 8-1 nei precedenti, ma che allo stesso tempo rappresenta sempre un test severo da superare per i primi della classe.

Stavolta però è stato proprio il numero 1 del mondo a non sembrare all'altezza della sua fama. E soprattutto non all'altezza di quel tentativo di conquistare tutti e 4 i Major, confermatosi così complesso nel tennis moderno. I colpi solitamente solidi e robusti, stavolta semplicemente non facevano male. I servizi che in tante occasioni lo hanno tirato fuori dai guai, hanno smesso di essere un'arma. E pure quell'aspetto ciondolante, un po' da perdente invece che da dominatore del tennis mondiale, stava a indicare certamente uno stato di forma precario, ma pure la tipica giornata no. Quella che ogni sportivo, ogni tanto, deve attraversare. Pareva poterla comunque superare Novak, che in fondo di match come questi, al quinto, ne ha vinti diversi in carriera, anche senza brillare. Quando è rientrato in campo sotto per 6-5 al quarto, e ha inanellato sei punti di fila, le sue quotazioni nelle cartelle dei bookmaker si sono velocemente abbassate. Era lui, il favorito: bastava vincere un tie-break e un set.

Invece è accaduto l'imprevedibile. Sotto 2-0 al tie-break, con la faccia perplessa di chi sente una grande occasione che sta per sfumare, Querrey ha tirato fuori dal cilindro alcuni scambi pregevoli per difesa e tenuta mentale, costringendo l'avversario all'errore. Così è risalito, l'americano, e ha finito per raccogliere tutto quello che di brutto c'era dall'altra parte della rete: regali inusuali da parte del padrone del circuito. Ed è uscito dal campo quasi stravolto, incredulo, come se avesse vissuto un sogno. Lui che ricorda tanto Marc 'Pippo' Rosset, nei movimenti e nelle smorfie. Lui che personaggio non lo sarà mai per davvero, si prende la scena con merito, in una parte alta del tabellone che ora sta nelle mani di Federer e – forse – di Milos Raonic. La cosa certa è che Wimbledon non sarà nemmeno quest'anno la terza tappa di un Grande Slam in costruzione.