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LA CRISI INFINITA

Pubblicato il 26 aprile 2016

Forse bisognerebbe semplicemente smetterla di parlarne, di Ernests Gulbis. Forse sono tutte parole sprecate. Solo che è terribilmente difficile lasciar passare sotto silenzio le sconfitte ormai sempre più frequenti e sempre più inspiegabili di uno dei talenti più puri prodotti dal mondo del tennis nell'ultimo decennio. Uno che, quanto a braccio, sarebbe potuto essere un rivale serio dei Fab Four per la conquista degli Slam. Uno che ancora oggi, da numero 83 del mondo, dice che i top 10 sono tutti alla sua portata.

In fondo avrebbe pure ragione, il 27enne lettone di Riga, non fosse per il fatto che ultimamente ne azzecca davvero poche. La serie in corso parla di cinque sconfitte di fila: da quella con Gasquet al secondo turno di Marsiglia, fino a quella contro Dodig all'esordio a Monaco di Baviera, passando per Garcia Lopez, Youzhny e Fucsovics. Che a voler guardare non sono nemmeno nomi così trascurabili. Il nostro ha fatto di peggio, e per capirlo basta citare Sarkissian, Millman, Marchenko. Non passa due turni in un Atp da ottobre 2015 e la sua permanenza nei 100 a questo punto è a rischio. Insomma, niente di buono all'orizzonte.

Eppure vengono alla mente episodi recenti, flash che evidenziano tutto il suo potenziale inespresso. Il quarto di finale in Canada contro Djokovic, per esempio, datato agosto 2015, quando Ernests arrivò a un passo dalla sorpresa. O ancora la semifinale a Parigi 2014, persa sempre con Nole, ma dopo aver battuto Federer e Berdych: il suo risultato più importante in un Major. Quello che pareva potergli spalancare una nuova carriera, e che invece fu soltanto l'ennesima illusione.

Gulbis, ormai è risaputo, non è il prototipo del tennista dell'Est che emerge grazie alla 'fame'. Di famiglia agiata, il principe lettone non ha mai messo i soldi in cima alle priorità, come del resto fa quasi sempre chi ne ha tanti da spendere. Per lui il tennis non è un lavoro ma un divertimento, almeno quando gioca e quando gioca bene. Altrimenti è noia: è noia perdere, è noia vedere gli altri in campo, tranne rarissime eccezioni.

I suoi eccessi ormai non fanno più notizia, probabilmente hanno smesso di farla anni fa, quando finì in cella per una notte dopo aver adescato una prostituta. O quando si venne a sapere che aveva dilapidato buona parte del montepremi per la semi di Parigi in una serata al casinò. Ernests Gulbis è un tipo bizzarro ma caro alla stampa di ogni parte del mondo, perché da lui un titolo arriva sempre, anche nelle interviste più banali. Ma per il bene del tennis, forse, sarebbe meglio che trovasse un modo per incanalare le sue qualità fino a trarne il massimo possibile. Anche solo per un anno, anche solo per uno Slam intero. Allora, davvero, ci farebbe divertire.