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Federico Delbonis, italiano d’Argentina

Pubblicato il 15 marzo 2016

Il protagonista della nottata a Indian Wells è un argentino dal nome italiano che ama (o dovrebbe amare) l'Italia. Federico Delbonis, 25enne mancino di Azul, in California ha messo al tappeto Andy Murray confermando quanto stia indigesto, allo scozzese, il cemento di un torneo che non ha mai vinto, e dove raramente ha mostrato le sue qualità. Eppure la voglia di lottare, al buon Andy, non è mai mancata, nemmeno stavolta. Solo che il tennis non è stato quello dei momenti migliori, mentre dall'altra parte c'era un avversario capace di fare molto male con un diritto che, in giornata di luna buona, vale quello dei migliori del Tour. Ecco spiegato il 6-4 4-6 7-6 che rappresenta la vera sorpresa del torneo fino a questo punto.

Ama l'Italia, Delbonis, non soltanto per le sue origini, ma pure perché i suoi primi successi sono arrivati proprio sulla terra battuta dello Stivale: Manerbio nel 2009, Roma nel 2010, e poi ancora la doppietta Milano-Roma nel 2015. Tutto a livello Challenger, dove le promesse si fanno le ossa, ben lontano dai riflettori dei Masters 1000 e degli Slam. In mezzo però, il ragazzotto di Azul ci ha infilato anche il titolo dell'Atp di San Paolo nel 2014, battendo (guarda un po') un italiano, Paolo Lorenzi. Un solo motivo, avrebbe Federico, per dimenticare il nostro Paese: nel 2013, ad Amburgo, trova l'impresa della vita in semifinale quando piega Roger Federer in due tie-break, prima di arrendersi in una splendida finale a Fabio Fognini, lasciando sul terreno qualche lacrima e tanti rimpianti.

Volto da persona ben più matura della sua età, sguardo profondo e tennis a tratti devastante, qualche traccia italiana a Delbonis è rimasta, se pensiamo che due sue caratteristiche sono (purtroppo) facili da trovare nell'ambiente tricolore: mancanza di continuità ed esplosione tardiva ad alto livello. Intanto però è lui a far sognare i tifosi albicelesti, a far dimenticare ai suoi connazionali che l'altro 'Del', Juan Martin Del Potro, pur essendo rientrato nel circuito, ha davanti una strada piuttosto lunga verso la risalita nelle posizioni che contano. Un'occasione di vederli insieme potrebbe essere la Davis di luglio, ovviamente contro l'Italia. Corrado Barazzutti, nel caso, avrebbe i suoi problemi a tenerli a freno, ma chissà mai che in quel caso, oltre al supporto del pubblico amico, ci aiutino anche i ricordi negativi di un Delbonis che in fondo, cuor di leone, non lo è mai stato.

A parte la notte scorsa, contro Murray, in quella che probabilmente è stata la sua miglior partita di sempre al di fuori della terra battuta. Sotto di un break nel terzo, Federico ha cambiato marcia gestendo meglio il vento del deserto, incassando i 45 errori dell'avversario e chiudendo in bellezza con quei diritti che – a detta di molti che li hanno assaggiati – 'ti fanno tremare il braccio e la racchetta'. Forse non tremerà lo spavaldo Gael Monfils, suo prossimo rivale negli ottavi, ma intanto Delbonis si è preso una rivincita su chi lo ha escluso dalla sfida Davis (vinta comunque) in Polonia. E magari avrà ringraziato chi gli ha costruito quel campo in cemento a casa sua, Azul, per poter diventare un giocatore completo. Una mina vagante, adesso, in attesa di diventare un campione.