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CAMPAGNA DI RUSSIA

Pubblicato il 17 settembre 2015

La prima domanda che sorge spontanea è: “Dov’è Irkutsk”? La cittadina russa nel cuore della Siberia, un tempo fiorente snodo commerciale e poi (purtroppo) destinazione di molti deportati del regime, sarà il crocevia della nazionale azzurra di tennis. Guidati, come sempre, da mister Corrado Barazzutti, Fognini e compagni si giocheranno la permanenza in serie A nel cuore dell’Asia Centrale, quasi a ridosso del confine con la Mongolia.

Una trasferta difficile, non solo per il fuso orario, ma non impossibile. Tecnicamente gli azzurri non sono inferiori a Gabashvili&Co., ma i russi hanno fatto capire di che pasta sono fatti già nel turno precedente contro gli spagnoli, rimontati da 0-2 a 3-2. Questo è il valore della Coppa Davis: molte nazionali, sulla carta più deboli nella lettura delle classifiche ATP dei giocatori, si esaltano quando si scende in campo per la prestigiosa insalatiera o per restare nel gruppo dei migliori. E la Russia non vuole essere da meno. Sono lontanissimi i tempi di Marat Safin, ex numero uno del mondo con in bacheca due titoli dello Slam (US Open 2000 e Australian Open 2005), ora il ct russo Shamil Tarpischev può contare su giocatori volenterosi ma di media classifica. Gabashvili, la stella della nazionale, recentemente battuto proprio a New York da Seppi, è numero 58, Andrey Rublev, miglior junior della stagione 2014 e secondo singolarista, è 176 del mondo.

Barazzutti è andato sul sicuro sulle convocazioni. In verità non è che avesse molte altre scelte: Seppi, Fognini, Bolelli e Lorenzi, come sempre. L’altoatesino però è fuori per infortunio a causa di una borsite al piede sinistro. Non giocherà domani e nemmeno sabato, se lo richiedesse – come ha detto lo stesso ct – scenderebbe in campo domenica in qualsiasi condizione. Toccherà dunque a Simone Bolelli aprire le danze nello Sports Palace “Baikal-Arena” contro Gabashvili, con l’italiano in vantaggio nei precedenti per 2-1 anche se l’ultimo incontro è datato 2010, a Biella e sulla terra rossa. A seguire Fognini-Rublev, con i due che si sono incontrati quest’anno a Barcellona (sempre sul rosso) con vittoria del ligure globetrotter. A “causa” della vittoria della sua Flavia, Fognini è stato impegnato in un tour de force da jet-lag nei giorni scorsi. Sanremo-Genova-Roma-NYC-Mosca-Irkutsk, non male da percorrere in pochi giorni. La motivazione, ovvero la sfida tutta italiana tra Flavia e Roberta Vinci, meritava la trasferta negli States ma è innegabile che il giocatore di Arma di Taggia possa risentirne a livello fisico. Il russo, classe 1997, cercherà di approfittarne e replicare l’exploit di Vladivostock del turno precedente quando portò a casa il punto decisivo contro lo spagnolo Pablo Andujar. Fabio ha tutto dalla sua parte, così come Simone, per poter mettere l’Italia in condizioni ottimali prima del doppio di sabato, dove proprio Fognini-Bolelli saranno impegnati contro Kravchuk-Donskoy.

Insomma, sulla carta ci sono tutti i presupposti per chiudere la questione già sabato sera ma, come abbiamo detto, le insidie – vedi indoor veloce, pubblico, fuso orario – non mancano.

L’Italia non incontra i russi in Coppa Davis da 19 anni. Nel febbraio del 1996, a Roma, gli azzurri vinsero per 3-2, con il punto decisivo di Furlan contro Chesnokov, dopo che Kafelnikov aveva portato il punteggio in parità la domenica rimontando Gaudenzi. Il nativo di Sochi trovò una splendida consolazione, qualche mese dopo, quando vinse il Roland Garros battendo in finale il tedesco Michael Stich. Nel complesso i precedenti tra le due nazionali dicono 4-1 per l’Italia. Ma c’è un piccolo dettaglio che i russi non possono certo trascurare. La loro unica vittoria è datata 1969, un rotondo 5-0 degli ex sovietici contro Pietrangeli e Castigliano a Mosca, l’unico precedente che si giocò tra i confini dell’immenso stato della (ex) falce e martello.

Il ct Tarpischev cercherà di fare il bis dopo molti anni. Barazzutti, invece, vorrà far sua la prima campagna di Russia.