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È LA STAMPA, BELLEZZA

Pubblicato il 19 giugno 2015

Verità o finzione? Come una delle tante telenovele degli anni '80 che vanno in onda durante i caldi pomeriggi estivi per sopperire allo scarso palinsesto tv, lo scontro via etere tra il clan Djokovic e SirRoger Federer assomiglia di più a una lite condominiale piuttosto che a uno scambio dialettico tra ex ed attuali numeri uno.

 

Io non ho nessun problema con Djokovic – ha detto a chiare lettere il campione di Basilea dalle pagine del quotidiano Berner Zeitung – e Boris Becker non può sapere come sono realmente i nostri rapporti. Abbiamo amici diversi ma quando ci incontriamo parliamo tranquillamente”. Tradotto dal tedesco all’italiano, senza bisogno di usare Google, il messaggio dello svizzero è cristallino: se voglio uscire a bere una birra una sera il numero di Djokovic non è il primo che mi metto a comporre.

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Dunque le dichiarazioni del coach tedesco che hanno acceso la miccia, dopo la replica di Federer, non erano poi così lontane dalla realtà. Certamente inopportune per tempistica e logica ma non frutto della fantasia. Il motivo è dato dalla lettura del successivo paragrafo dell’intervista: […] “è vero, all'inizio non mi piacevano certi suoi atteggiamenti in campo ma ora Nole si comporta benissimo ed e' molto rispettoso. A volte si parla troppo, bisogna stare attenti a fare certe dichiarazioni alla stampa”. Federer non ha gradito la stoccata di Becker e… ha usato la stampa per una replica, non una volèe ma un’intervista. “That's the press, baby! The press! And there's nothing you can do about it. Nothing!" Così recitava al telefono l’immenso Humphrey Bogart nel film "L’ultima minaccia" di Richard Brooks. Roger avrà rivisto il film in bianco e nero del '52?

 

Poi, si sa, Roger è svizzero e quindi educato alla diplomazia fin dalle elementari. “Non giudico Becker come coach di Djokovic ma come Boris Becker, la persona che conoscevo da prima che diventasse allenatore e che è sempre stato il mio idolo. Io sono aperto e amichevole con le persone e non ho bisogno di fingere”. Materiale che verrà utilizzato con gran piacere dai giornalisti nelle conferenze stampa pre-Wimbledon.

 

Ma in tutto questo, dov’è Djokovic? Il numero uno al mondo ha staccato la spina dopo la brutta sconfitta nella finale del Roland Garros contro Stanislas Wawrinka. Non tanto per il tennis espresso sotto la Tour Eiffel quanto per il fantasma di Parigi che gli impedisce di conquistare l’unico Slam che gli manca. A differenza di tutti, da quattro anni, Djokovic non partecipa a nessun torneo sull’erba prima di prepararsi alla sfida di Londra, dove difende il titolo vinto lo scorso anno in finale contro… Federer.

 

Niente Stoccarda, niente Halle, niente Queen’s. Solo il torneo esibizione “The Boodles” dentro Stove Park, nel Buckinghamshire, giusto per ricordarsi come si fa a far rimbalzare la pallina sull’erba. L’anno scorso il rituale fu lo stesso e il risultato fu la conquista del Major più prestigioso. Scaramanzia o tattica a parte – non ci mettiamo certo a discutere del calendario di ogni singolo giocatore o giocatrice – quest’anno la differenza è più importante perché le settimane di “stacco” dal rosso al verde sono passate da due a tre. E così la pausa potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.

 

È importante sottolineare che Djokovic non ha mai vinto nessun torneo sull’erba ad eccezione dei due Wimbledon (2011 e 2014). Tre partecipazioni al Queen’s, una ad Halle nel 2009 e una in Olanda nel 2006 ma senza nessun titolo in bacheca. Parliamo di uno dei giocatori più forti degli ultimi vent’anni, un atleta che ha portato la condizione fisica, la cura del corpo e quella alimentare a un livello di eccellenza. Avrà calcolato tutto nei minimi dettagli. Il risultato sarà la difesa del titolo?

 

Per saperlo bisognarà aspettare ancora qualche giorno. Nel frattempo “divertiamoci” con la stampa.