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ODE ALL’ERBA

Pubblicato il 16 giugno 2015

Camila Giorgi sognava i tornei sull’erba con la stessa trepidante attesa con cui i lapponi contano i giorni per rivedere il sole dopo il lungo ed oscuro inverno artico. Rafa Nadal mai avrebbe pensato di non vincere nemmeno un torneo sul rosso durante la primavera in fiore per poi rifarsi alla prima settimana di ciuffi verdi.

Strani destini accomunano la giovane italiana e il nove volte campione del Roland Garros. La bionda originaria di Macerata, dopo tre tentativi falliti in altrettante finali, due delle quali con addirittura match point a suo favore, ha battuto la svizzera Bencic e si è proclamata campionessa di 's-Hertogenbosch per la prima volta in carriera. Il mancino di Manacor si è laureato campione di Stoccarda per la terza volta (2005 e 2007 gli altri successi) battendo in finale il serbo Troicki. Un successo decisamente diverso dagli altri due perché gli organizzatori hanno deciso quest’anno di cambiare il campo di gioco: basta terra rossa che sporca i calzini, via libera all’erba pre-Wimbledon. Era proprio dalla finale del 2011 nella City che Rafa non disputava un incontro per il titolo sulla superficie più veloce del circuito.

Prima di entrare al prestigioso All England Club mancano ancora diversi giorni, quelli dei classici tornei di “riscaldamento”: il Queen’s sull’isola di Sua Maestà, passato quest’anno da ATP 250 a 500, e la seconda casa di Federer, ovvero l’ATP di Halle, conquistato in carriera dallo svizzero già in sette occasioni. Su di lui saranno puntati tutti gli occhi una volta sbarcato tra i campi verdi della periferia a sud di Londra per la caccia all’ottava corona, Djokovic&Co. permettendo.

Ma, come detto, bisogna aspettare fino a lunedì 29 per dare il via alle danze.

Se Rafa Nadal ha interrotto un digiuno che durava da cinque anni sull’erba, terreno mai fin troppo amato, Camila Giorgi ha regalato un sorriso ai colori italiani, avari come mai di successi sul verde. Nonostante alcune sporadiche eccezioni,gli azzurri sono sempre stati lontani dal trovare un feeling come la superficie adorata da inglesi e australiani.

Nicola Pietrangeli nel 1960, Adriano Panatta nel 1979 e Davide Sanguinetti nel 1998 sono stati i migliori risultati dentro le prestigiose mura inglesi. Se parliamo di tornei junior, al contrario, possiamo vantare due vincitori: Diego Nargiso e Gianluigi Quinzi. Per il resto, solo eliminazioni premature. Per le donne, prima della Giorgi, anche Roberta Vinci vinse il torneo olandese di 's-Hertogenbosch per poi arrivare in due occasioni agli ottavi a Londra. Che sia di buon auspicio per la bionda Camila.

Insomma, l’ATP quest’anno ha capito l’importanza di allungare di una settimana i tornei sul verde. Sia come miglior preparazione per Wimbledon (Djokovic escluso, lui non parteciperà a nessuna gara prima di difendere il titolo dello scorso anno) sia per regalare agli appassionati partite più veloci e con discese a rete più frequenti dopo i tanti lunghi scambi del rosso.

L’erba o la si ama o la si odia. Servizi a più di 230km/h, demi-volèe, tocchi d’altri tempi con il polso, passanti in lungo linea o tuffi acrobatici. Sull’erba sono cresciute le leggende di Laver, di Sampras, di Federer, di McEnroe. Sull’erba si sono disputate partite da rivedere in loop per giorni: dal famoso tie-break tra John McEnroe e Borg, all’ultima finale al quinto set tra SirRoger e Djokovic nonché il trionfo di Rafa contro Roger nel 2008 finito quasi con le luci della sera.

Sull’erba Ivanisevic divenne campione partendo da una wild card, Richard Krajicek portò in trionfo l’Olanda, Becker vinse ancora minorenne, Edberg incantò per la sua eleganza.

L’erba sia lodata. Sempre.