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IL VIOLINISTA DI BASILEA

Pubblicato il 3 marzo 2015

‘Paganini non ripete due volte’, SirRoger Federer nemmeno.

 

Il celebre compositore genovese, violinista eccelso e tra i più importanti esponenti della musica romantica italiana di fine Ottocento, disse di no al futuro re Carlo Alberto, “colpevole” di volere il bis dopo una sua sublime performance al Teatro Carignano di Torino. Era il febbraio del 1818. Da quel giorno Paganini aprì un caso diplomatico con la corona di Savoia.

 

Roger Federer, freschissimo campione del torneo ATP 500 di Dubai (settimo sigillo negli Emirati, 84º successo in carriera), batte per la ventesima volta, su trentasette tentativi, il rivale Novak Djokovic, sorride alle telecamere con il trofeo in mano, si gongola per la sua seconda posizione nel ranking, scherza sulla sua età, consolida una nuova via tennistica votata all’attacco, ma dice di no al ritorno in Coppa Davis con la sua amata Svizzera.

 

Il 23 novembre scorso, dopo aver battuto agevolmente il francese Richard Gasquet in tre set nel palazzetto-bolgia di Lille, coronò il sogno di conquistare l’insalatiera con la squadra rossocrociata. In nazionale scese in campo per la prima volta nel 1999, al Patinoires du Littoral di Neuchatel contro l’Italia e il nostro Davide Sanguinetti. Da allora ha vinto 38 partite di singolare (8 sconfitte) e 12 partite di doppio (a fronte di 9 insuccessi). Con il compagno top-ten StanMan Wawrinka e il coach silenzioso Severin Luthi, dodici mesi fa, si impose in Serbia al primo turno, vinse con qualche spavento in Kazakhstan, trionfò a Ginevra contro l’Italia di Barazzutti per poi piangere di gioia nella fredda città ai confini con il Belgio. E proprio il Belgio sarà il primo avversario della Davis 2015 per la Svizzera ma Paganini-Federer non ci sarà.

 

In tanti potrebbero chiamarlo un anno sabbatico oppure una pausa di riflessione, “non certo un addio definitivo”, come ha sottolineato il presidente della federazione elvetica René Stammbach. Federer, dopo il tanto soffrire per la sua nazionale, potrebbe legittimamente dichiarare conclusa la sua parentesi con la maglia rossa, per dedicare energie e allenamenti alla sua ultima parte della carriera, ma un cavillo burocratico ha fatto arrabbiare il nativo di Basilea e sognare, al contrario, i suoi tifosi.

In molti sanno che Roger, prima di appendere la racchetta nel grande salotto di casa, ha ancora due desideri: diventare il tennista con più successi in carriera a Wimbledon e portarsi a casa l’oro di Rio de Janeiro 2016. Per il discorso aperto con l’erba inglese di Sua Maestà e Pete Sampras (nonché William Renshaw) la soluzione sarebbe semplice: vincere il prossimo luglio i Championships e prendersi la rivincita contro Djokovic, vittorioso dodici mesi fa in una finale epica al quinto set. Per Rio ecco che la Svizzera torna fondamentale: per partecipare alle Olimpiadi brasiliane del prossimo anno, un giocatore deve sempre giocare una partita di Coppa Davis a cavallo tra il 2015 ed il 2016.

Se con il Belgio il prossimo weekend è sicura la sua assenza, come quella di Wawrinka, stessa cosa non si può dire per settembre. Ma il condizionale è rigorosamente d’obbligo. A Federer non sarà richiesta una nuova impresa come l’anno scorso, ma di indossare nuovamente la maglia rossa. Per Rio e per l’oro olimpico.