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L’INIZIO DI UNA NUOVA VITA

Pubblicato il 17 febbraio 2015

La favola era quasi giunta al suo lieto fine. Poi però è scoccata la mezzanotte e la carrozza si è trasformata in zucca. Negli spogliatoio di San Paolo, sotto la doccia, questo pensiero siamo sicuri che non sia passato per la mente di Luca Vanni, ventinovenne di Arezzo, quasi vincitore del torneo ATP 250 brasiliano. Non c’era nulla di waltdisneiano nella sconfitta contro l'uruguaiano Pablo Cuevas, dopo aver avuto la possibilità di servire per il match sul 5-4 del terzo decisivo parziale.

 

Oppure sì? Il gigante toscano ha una storia tutta particolare. Ha vissuto nell’anonimato tennistico per quasi tutta la carriera, anzi, fino una settimana fa. Una modesta classifica ATP (numero 149 del mondo, ora passa ad essere numero 108), a rincorrere la pallina soprattutto nei tornei Futures o Challegers. Nessuna vittoria in una gara di un torneo maggiore, nessuna. Dodici mesi il suo numero accanto al cognome dei tennisti in attività era il 833. Uno tra tanti. Ma Luca non è uno tra tanti.

 

Nella storia italiana solo due tennisti era riusciti a vincere un torneo con una classifica molto lontana dalla top ten. Paolo Canè, che vinse il torneo di Bologna del 1991 da n°224 del mondo, e Claudio Pistolesi che vinse Bari 1987 da n°150. Luca, con i suoi quasi trent’anni, sarebbe stato il primo a vincere così tardi. Ha accarezzato il titolo, poi l’uruguaiano Cuevas (n.23 del ranking) ha deciso di interrompere la magia e regalarsi il suo terzo titolo in carriera.

 

Può iniziare una carriera pro all’età di Luca? Dopo tanto lottare nelle retrovie avrà le capacità di imporsi con i più bravi di questo sport? La tenacia (o la 'cocciutaggine da mulo', come la chiama lui) certo non gli manca. Perché Luca ha patito tanti infortuni, tante delusioni, tante ripartenze, ma non ha mai perso lo spirito nobile di questo sport. Due anni fa era su un letto a riposare dopo la terza operazione alle ginocchia, guardando amici e colleghi – sconosciuti ai tifosi abituati ai Federer o ai Nadal – sudare e rincorrere una pallina. L’anno scorso la sua piccola Wimbledon, ovvero la finale del torneo Challenger a Kaohsiung, seconda città più grande dell’isola di Taiwan. Sul cemento verde non seppe ostacolare la riconferma del titolo da parte del padrone di casa Yen-Hsun Lu, dopo aver vinto il primo set al tie-break.

Luca vive per il tennis ma è difficile vivere di tennis. Non ci sono i montepremi dei più grandi, e così è costretto a viaggiare tra i campionati a squadre, in Italia come in Francia o Germania, per poter pagare iscrizioni e allenatore. I soldi non sono tutto per chi ha sacrificato tanto per il tennis. Certo i 42 mila dollari di montepremi per il secondo classificato di San Paolo non faranno male.

Lo ritroveremo a Marsiglia, ai nastri di partenza del torneo francese in un derby tutto azzurro con Simone Bolelli. Barbetta incolta, un potente servizio e un bel rovescio. Non ha seguito le orme di famiglia nella pallavolo, lui da grande voleva fare il tennista. E ora, a quasi trent’anni, arriva la parte più bella.

 

Photo credit: Costantini/federtennis.it