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ANELLO, RACCHETTA E PALLINA

Pubblicato il 5 dicembre 2014

Il 7 luglio del 2013 ha coronato il sogno (sportivo) più grande: vincere Wimbledon, riportare la Gran Bretagna al successo sull’erba di Sua Maestà 77 anni dopo Fred Perry. Quello che per molti era diventato un tabù, se non un vero incubo, è stato cancellato dalla vittoria contro Djokovic.

 

Andy Murray negli ultimi anni si è tolto molte etichette dalle spalle: da eterno perdente è passato di diritto nel novero dei Fab Four della racchetta; da promessa inglese mai compiuta si è trasformato nel beniamino dei Championships, sebbene la sua presa di posizione pro-referendum scozzese non sia stata digerita da tutti con semplicità.

Quest’anno Andy Murray ha sofferto. Ha passato una stagione di profondi cambiamenti:  prima l’abbandono di Ivan Lendl, il coach che più di ogni altro ha saputo plasmare il talento di Dunblane, poi la “solitudine sportiva”, la sconfitta in Coppa Davis a Napoli contro la nazionale italiana di Barazzutti fino alla scelta di iniziare una collaborazione con Amelie Mauresmo, una decisione abbastanza atipica.

 

Murray non è riuscito a ritrovare i ritmi del suo tennis. Alcuni acciacchi fisici, conditi da rendimenti ben al di sotto della media, lo hanno portato ad arretrare molto in classifica. Il punto più basso si è forse toccato nelle recenti Finals di Londra. Dentro il palazzetto della O2 Arena, lo scozzese è stato annichilito da SirRoger Federer in soli 56 minuti di gioco. 6-0, 6-1, un autentico massacro.

 

Fino a settembre Murray aveva collezionato solo delusioni. Poi la vittoria contro Tommy Robredo all’ATP di Shenzhen in Cina ha sgomberato un po’ di nubi all’orizzonte. Ancor meglio quando si è giocata la rivincita dell’ATP di Valencia.

Ma non si vive di solo tennis. Dopo otto anni di fidanzamento Andy ha deciso di dichiararsi alla sua amata Kim Sears. Lo ha fatto in grande stile, con un anello di diamanti molto costoso, ma che sicuramente non sarà stato un peso sul capitale di circa 34 milioni di sterline dello scozzese.

“Galeotti” furono gli US Open del 2005 quando una ancor minorenne Kim accompagnò il padre Niegel, coach di tennis, all’evento tennistico più importante della Grande Mela. Da lì iniziò la relazione, condita anche da una breve separazione nel 2010. Ora il grande passo e la celebrazione dell’evento, ancora senza data, nel 2015.

 

Il matrimonio fa bene ai tennisti? Roger Federer non è certo diventato uno dei miglior interpreti di questo sport grazie solo alla fedele relazione con Mirka Vavrinec (sposata nel 2009) ma è pur sempre vero che il carattere un po’ ribelle del ragazzo di Basilea è stato placato dalla Sig.ra Mirka. Serenità che gli ha permesso di concentrarsi a fondo sugli obiettivi sportivi.

C’è a chi fa bene l’anello al dito e a chi no. Jimmy Connors, sposato nel 1979 con l'ex coniglietta di Playboy Patti McGuire, riuscì a vincere altre tre prove del Grande Slam dopo le nozze. Mats Wilander, dopo il matrimonio con la moglie Sonia nel 1987, è riuscito a imporsi agli Australian Open, al Roland Garros e agli US Open.

 

Diverso il discorso per Bjorn Borg e John McEnroe. Lo svedese sposò la cantante italiana Loredana Bertè nel 1989, provò un ritorno ai massimi livelli ma fallì. L’americano, dopo i due matrimoni nel 1986 e nel 1989, non ha più vinto nulla a livello singolare nei tornei dello Slam. Il divorzio fece bene ad Andrè Agassi che, una volta termina la relazione con Brooke Shield, vinse gli Australian Open grazie al fidanzamento con Steffi Graff.

 

Tornando ai giorni nostri quest’anno Novak Djokovic ha fatto l’amplein: vittoria a Wimbledon, nozze con l’amata Jelena Ristic e paternità. Siamo sicuri che Andy ci metterebbe la firma.

 

Photo: EPA/MAXPPP