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Testa calda

Pubblicato il 9 luglio 2014

Meglio bad boy o ragazzo della porta accanto? Il tennis, al contrario di altri illustri sport, sta tardando a proporre il prototipo del giocatore bello, dannato, rissoso e molto spesso altalenante. Insomma, il Balotelli con la racchetta. Certo, nell’arco della sua lunga storia lo sport con la pallina gialla ha già fatto scendere in campo – che sia terra rossa o erba verde non fa differenza – personaggi dal discutibile carattere. Su tutti John McEnroe, Ilie Nastase e Jimmy Connors. 

I tre campioni, a cavallo degli anni ’70 e ’80, hanno utilizzato la maleducazione e la provocazione come tattiche di gioco, non solo come imprecazioni nei confronti di se stessi o dei giudici di linea. La lingua lunga non mancava, così come le racchette scaraventate a terra o usate come arma di minaccia.

Qualche anno più tardi ci ha pensato Marcelo Rios a prendere il testimone dei colleghi. Il cileno, ex numero uno del mondo sebbene non sia mai riuscito ad aggiudicarsi una prova del Grande Slam, divenne famoso anche per le sue performance fuori dal campo: un arresto e una serie di denunce più ricche del suo palmares ATP (18 titoli). Rissa, resistenza a pubblico ufficiale, eccesso di velocità, espulsioni a ripetizioni da locali pubblici per disturbo e volgarità, oltre all'odio mai celato verso colleghi, stampa e appassionati ai quali rifiutava sistematicamente l'autografo. El zurdo de Vitacura non si è lasciato dietro proprio nulla…come quella volta che commentò così il torneo di Wimbledon: “L’erba è per mucche e per il gioco del calcio ma non per il tennis”.

Lleyton Hewitt, anch’egli ex numero uno, non ha mai avuto tanti amici nel circuito. La colpa? Il suo modo di esultare senza freni e rispetto per gli avversari, giudicato eccessivo anche dal suo connazionale Mark Philippoussis. La palma del peggiore va però di diritto all’austriaco Daniel Koellerer, il primo giocatore della storia a essere squalificato a vita dopo aver manipolato e venduto alcuni incontri tra l’ottobre 2009 e il luglio 2010. Classe 1983, con un best ranking al numero 55 del mondo, fece a botte con quasi tutti i giocatori che trovava dall’altra parte della rete, compreso il mite Filippo Volandri. Il connazionale Stefan Koubek, sicuramente non uno stinco di santo vista la sua squalifica per doping, una volta arrivò a prenderlo per il collo esasperato dai continui insulti.

Se il mondo del tennis al maschile non è tutto bravi ragazzi, atleti educati e capelli con la riga a posto, anche il panorama femminile ha regalato esempi da non imitare. Jennifer Capriati è stata una di questi. Un’atleta straordinaria, capace di arrivare alla vetta del tennis da giovanissima, cadere, rialzarsi, lottare e tornare numero uno. Nel mezzo qualche aggressione, tante liti e ora anche una denuncia per stalking. Una bad girl che è stata purtroppo più volte vicina al suicidio.

Insomma, i tennisti dalla testa pazza non sono mai mancati. Quelli di oggi sembrano un po’ più “personaggi” (il francese Monfis e il nostro Fognini, oltre che il neo talento australiano Kyrgios). Dei giocatori da cui puoi aspettarti di tutto ma che sanno riconoscere, dopo una bella doccia gelata, i loro errori e abbassare un po’ il livello di autostima. Giusto quello che manca a Mario Balotelli?

Credits: Marko Poplasen / Shutterstock.com