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LA PIÙ BELLA PARTITA DI TUTTI I TEMPI

Pubblicato il 25 novembre 2013

Non fu semplicemente una partita di tennis. Fu molto di più. 
Forse la partita più bella mai giocata nello sport di racchetta e pallina (anche se è molto difficile stabilire una classifica). Sicuramente fu una partita che andava al di là della competizione sportiva.
Wimbledon, 20 luglio 1937. Da un lato della rete si schierò lo statunitense di origini scozzesi Don Budge, ragazzotto di 22 anni, figlio di un fattorino di Oakland, California. Dall’altro il barone Gottfried von Cramm, tedesco di Nettlingen, “l’eleganza dello sport disinteressato”. La sfida era valida per la finale interzone di Coppa Davis tra Germania e Stati Uniti. Budge aveva battuto von Cramm poche settimane prima, nella finale del torneo di Wimbledon, ma quel giorno – come raccontano le cronache dell’epoca – capì che il barone era «il vero re del tennis» e che quella che stava giocando era la partita della vita.
Non solo una frase fatta ma una dura realtà. von Cramm aveva rifiutato pochi anni prima di entrare nel partito nazista, era stato interrogato dalla Gestapo a proposito della sua omosessualità e se fosse tornato in Germania da perdente avrebbe rischiato molto. Sempre Budge raccontò ai giornalisti, a fine incontro, che il suo avversario aveva ricevuto una telefonata direttamente da Adolf Hitler. Il Führer aveva già subito l’onta di veder sfrecciare (e vincere) sotto i propri occhi la freccia nera Jesse Owen nell’Olimpiadi di Berlino; non vedeva di buon occhio la sconfitta del barone in un incontro che andava oltre lo sport. Quattordicimila fortunati furono gli spettatori del Centre Court. Aristocratici, giornalisti o semplici appassionati che erano riusciti a ritagliarsi una giornata libera di un martedì d’estate.
Tra loro anche la regina Mary e diversi membri del Parlamento di Westminster. Un sole insolito e una temperatura di 25 gradi erano il contorno finale per un match indimenticabile, aperto da un potente servizio del barone tedesco. Turbata dalla minaccia di una guerra che da tempo era nell’aria, e dagli otto mesi di scandali reali e scontri politici dopo l’inizio della guerra civile spagnola, per Londra fu un sollievo tornare a dedicarsi al più affidabile dei passatempi: il tennis a Wimbledon. La Coppa Davis dell’epoca era leggermente diversa da quella dei giorni nostri. La Gran Bretagna, detentrice del trofeo già per la nona volta dalla prima edizione del 1900, aspettava di conoscere il suo avversario tra i ciuffi più famosi dell’All England. Era consapevole, guardando l’incontro tra Germania e Stati Uniti, di assistere alla vera finale. La squadra di Sua Maestà, infatti, sarebbe stato priva del suo grande campione Fred Perry, passato al professionismo. Gli incontri dei primi due giorni andarono come ci si aspettava. Budge e von Cramm, i più forti tennisti al mondo tra i dilettanti, vinsero facilmente i loro singolari contro Henkel e Bitsy Grant. Nel doppio, Budge e Gene Mako sconfissero von Cramm e Henkel in un match tirato, proprio come quello di qualche settimana prima al torneo di Wimbledon. Infine, quello stesso giorno, Henkel su- però Grant e portò il punteggio sul due pari. Il quinto e decisivo match spettava quindi ai due tennisti più forti.
?Negli Stati Uniti migliaia di tifosi restarono a casa per ascoltare la cronaca del match alla radio. Molti altri la sentirono dall’ufficio. Molti altri ancora «si affidarono alle telescriventi, alle redazioni dei giornali, agli amici che abitavano a Wall Street per avere le ultime notizie». Com’è andata a finire? Ve lo racconta, capitolo per capitolo, Terribile splendore. La più bella partita di tennis di tutti i tempi di Marshall John Fisher.

 

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