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UNA SMORFIA, UN DUBBIO E UNA LACRIMA

Pubblicato il 16 agosto 2013

La pazza estate nordamericana, tra Montreal e Cincinnati, ha regalato più di un’immagine simbolica: la smorfia di Djokovic dopo la pallina in faccia ricevuta da Nadal, i sorrisi del maiorchino e di Serena Williams dopo i successi nella terra della foglia d’acero, le perplessità di SirRoger sulla nuova racchetta, le lacrime di Marion Bartoli, ultima vincitrice di Wimbledon, dopo il suo addio a sorpresa al grande tennis.

Andiamo in ordine sparso. Il numero uno del mondo ha dovuto dividere le forze tra campo e stampa; il primo è il suo terreno ideale, il secondo è stato il campo di battaglia delle polemiche tra la sua famiglia (papà) e il circus della racchetta. L’obiettivo dichiarato e ampiamente commentato è stato il cambio di rapporto e di amicizia (reale?!) tra suo figlio e il mancino di Manacor.

Si è scritto tanto e parlato fin troppo. Poi i due sono scesi in campo per la semifinale canadese; una partita combattuta e ben giocata – come sempre – ma con una macchia: il rovescio del ragazzo delle Baleari finito in pieno volto del nativo di Belgrado sceso a rete dopo una palla smorzata. 
Chiariamo subito. E’ un colpo che può capitare durante un incontro, sia esso fortuito o intenzionale. La faccia di Nole dopo la “pallettata” è stata tutto un programma, come dire al mondo intero collegato in tv “guardate come me la fa pagare per l’intervista di papà”. Rafa si è subito (ampiamente) scusato, il pubblico ha rumoreggiato. Quella che era una vecchia amicizia può essere tranquillamente riposta nel cassetto.

Un altro legame durato decenni si è spezzato prima del grande caldo: quello di Roger Federer e della sua vecchia racchetta. Ne abbiamo parlato in un articolo ad hoc per il passaggio “epocale” ad uno strumento del tutto nuovo per l’ex numero uno al mondo. Bene, il nuovo sodalizio è stato al momento accantonato. Dopo le brutte prestazioni di Amburgo e Gstaad lo svizzero è tornato al vecchio amore con il piatto corde più piccolo. Nell’Ohio, sul cemento, ha trovato anche la vecchia grinta di una volta. Sotto nel punteggio e nel fisico contro Haas ha saputo ritrovare i colpi per portare il match al terzo set e poi vincerlo. Ora lo aspetta nei quarti di finale un avversario con cui ha fatto i conti più volte negli ultimi dieci anni: Rafa Nadal. Un remake che agli appassionati piace sempre guardare (anche se speriamo in un incontro più combattuto dell’ultima finale di Roma…).

Chiudiamo con le lacrime, quelle di Marion Bartoli. L’ultima vincitrice sull’erba di Sua Maestà non ha usato giri di parole per commentare il suo addio ai campi “Il mio fisico non regge più”. Potrebbe essere letto come un abbandono, per molti invece viene identificato come un’autentica liberazione. La francese ha coronato il suo sogno di trionfare a Londra ma gli effetti collaterali – di molti anni di militanza e allenamenti – sono stati devastanti. “Dopo appena 40 minuti di gioco ho male a tutto il corpo, non posso continuare così, lo faccio per il mio bene”, parole quasi bisbigliate tra una lacrima e l’altra.

Marion ricordava nei movimenti e nella potenza Monica Seles. Marion metteva sul campo tutta l’energia di ore di allenamento per compensare il talento che Madre Natura aveva regalato ad altre. Marion ha detto basta. 

Può essere un esempio per le sue (ex)avversarie? Possiamo regalare meno potenze e più eleganza per il tennis in gonnella?