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Due chiacchiere con Rafa

Pubblicato il 25 aprile 2013

Qui è di casa. Vince il torneo da sette anni con la sola eccezione del 2010 quando un suo connazionale – Fernando Verdasco – decise di strappargli il trofeo intitolato al Conte Godó.

Qui la Federazione nazionale, ma soprattutto la divisione della Catalunya, spinse per un suo arrivo da giovanissimo. I burocratici “volevano” allenare il talento di Manacor e vigilare il suo potenziale di crescita (sportiva ed economica) ma la famiglia fu intransigente: dalle Baleari non si muove!

Il rapporto tra Rafael Nadal e Barcellona è sempre stato burrascoso. Grandi segni d’affetto e di stima da parte del pubblico, qualche muso lungo in più dai dirigenti in giacca e cravatta.

Qui riparte la sua avventura sul rosso dopo la tappa di MonteCarlo, torneo da sempre a marchio Rafa fino alla scorsa settimana, quando il numero uno del mondo, Novak Djokovic, ha deciso di interrompere il binomio Principato-Nadal durato 8 stagioni.

Ha fatto il suo esordio tra i campi di Pedralbes dopo un grande sorpresa. Chi si aspettava una finale domenica con l’altro spagnolo in tabellone, David Ferrer (curiosità, Ferrer ha perso 4 finali consecutive con Nadal eguagliando il record di Vilas, ndr) dovrà ricredersi. Il tennista valenciano ha perso in tre set contro il russo Dimitry Tursunov al primo turno. Forse non voleva inchinarsi nuovamente nel weekend e ha fatto le valigie prima…

Tornando a Rafa, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro parole con lui.
La prima domanda, inevitabilmente, è stata sulla sua condizione fisica: Come ti senti?

“Le sensazioni sono positive, non c’è dubbio. Il rientro all’attività agonistica è di solo pochi mesi fa, non bisogna dimenticarlo. Sono stato lontano dai campi per metà stagione a partire dalla scorsa estate. Bisogna fare i passi giusti, senza forzare”.

Rimanere lontano dai campi può cambiare la sensibilità di un tennis con il terreno di gioco. Cosa ti manca di più in questo momento?

“Direi che mi manca un po’ di tutto: intensità nei momenti chiave di una partita e un po’ di potenza. Quando dall’altra parte della rete c’è un avversario di valore e i ritmi si fanno più elevati mi sento più stanco rispetto a prima”.

Perdere una finale non fa mai piacere, in particolare per un torneo prestigioso come MonteCarlo.

“È vero, ma è stata una settimana decisamente positiva. Ho avuto anche l’opportunità (in almeno due circostanze, ndr) di vincere il secondo set in finale contro Nole ma non ci sono riuscito. Peccato. Penso però di essere sulla strada giusta anche in vista di Parigi. Ho già giocato cinque finali dal mio rientro di gennaio”.

Quale sono le tue prossime tappe per il Roland Garros dove, non dimentichiamolo, sei il detentore in carica?

“È un torneo prestigioso al quale sono molto legato ma è ancora lontano. Sto giocando qui a Barcellona (al prossimo turno affronterà il francese Pairet), poi Madrid e Roma. Ho il tempo sufficiente per prepararmi al meglio”.

Grazie Rafa.
Autografi e qualche foto lo attendono. Noi abbiamo avuto la possibilità di vedere con i nostri occhi i progressi del maiorchino sulla terra rossa di Pedralber. Sta meglio, non c’è dubbio. Come dice lo zio Toni non è ancora al 100% ma è normale. Per noi il fatto di vederlo in campo e a questi ritmi è giá una fonte di sollievo.