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Un ritorno che vale seicento

Pubblicato il 18 marzo 2013

Era il 29 aprile 2002, un giovane ragazzo spagnolo debutta nel torneo Challenger di Palma de Maiorca. Nel primo match ATP della sua carriera affronta il numero 81 del mondo, Ramon Delgado. E lo batte, diventando il nono ragazzino (aveva 16 anni) a vincere una partita nell’era open a quell’età. I presupposti che diventasse un grande campione c’erano tutti.

Domenica 17 marzo 2013, quel ragazzo moro tutto muscoli vince il torneo ATP 1000 di Indian Wells, in California, e porta a casa il successo numero 600 in carriera. Una vittoria dal gusto particolare.

Pochi istanti dopo che il giudice di sedie recitasse il rito “game-set-match” nella mente di Rafa Nadal, ne siamo sicuri, saranno passate tutte le gare disputate della sua vita. In tutti gli angoli del mondo e su tutte le superfici giocabili. Per Nadal Indian Wells voleva dire tornare nel gruppo dei grandi, dopo il lungo infortunio che lo ha lasciato nella sua Palma de Maiorca per mesi a curarsi e riposarsi. Che fosse tornato già ai suoi livelli se ne erano accorti gli sfidanti di Acapulco e San Paolo. Sconfitti sulla terra rossa che lo ha reso grande.

Il successo in “terra” americana, oltre a riproporlo stabilmente ai vertici della classifica mondiale, ci consegna un giocatore integro e capace di vincere su un terreno – il cemento – che non lo vedeva festeggiare dall’autunno del 2010 a Tokyo.

È il terzo successo a Indian Wells dopo quelli del 2007 su Djokovic e del 2009 su Murray, guarda caso i nomi dei più forti al mondo oggi. Ne manca uno: Roger Federer. La vittoria in semifinale di Nadal sullo svizzero, molto acciaccato per i problemi alla schiena, ci ha fatto rivivere i leggendari duelli. Entrambi non al 100% della forma fisica ma pur sempre capaci di regalarci un bel tennis. Come quello dimostrato nella gara finale dallo sconfitto Del Potro. L’argentino è stato capace, in semifinale, di una grande rimonta nel terzo set contro il numero uno del mondo Djokovic. Il copione si è ripetuto anche ieri quando, sotto di un possibile 4-0 nella prima frazione, chiude il primo set in vantaggio: 6-4. Il giocatore sudamericano sembra tornato sui livelli della vittoria agli US Open del 2009 quando rifilò un triplice 6-2 al maiorchino.

Non andrà così. Nadal cresce alla distanza e Del Potro accusa la stanchezza della semifinale. 6-3, 6-4 per lo spagnolo dopo 2 ore e 29 minuti. Il palmares di quel ragazzo cresciuto alle Baleari è il seguente: 53 tornei ATP di cui 22 Master 1000 (uno in più di quelli vinti da Federer) e 11 Slam. Non male. E’ ufficialmente tornato e, per non forzare un articolazione così delicata come il ginocchio, ha deciso di ritirarsi preventivamente dal torneo di Miami.

Sul fronte femminile, torna a gioire dopo un anno Maria Sharapova. Doppio 6-2 alla danese Wozniacki per una finale senza storia. La russa è in supergiornata: 86% di punti con la prima di servizio e 70% con la seconda. Masha vince il torneo senza perdere un set. L’unica a strapparle il maggior numero di game è stata la nostra Sara Errani, l’ultima avversaria di Parigi del 2012 ovvero l’ultimo trionfo di Masha prima della felice “campagna di California”.