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Nostalgici di Pinocchio

Pubblicato il 27 settembre 2012

Povero Geppetto. Tanto sudore e tanta fatica per costruire il suo burattino di legno: Pinocchio.

Poi, un bel giorno, la tecnologia (alias il Gatto e la Volpe) decide di rapirlo e non portarlo più a casa. Pinocchio e la sua racchetta di legno scompaiono dal circuito del tennis un pomeriggio del 1983. Quel giorno Noah vinse per l’ultima volta un torneo del Grande Slam (Parigi) con tra le mani un piccolo bastoncino di legno con le corde.

E’ il Natale del tennis, quel momento memorabile che divide l’Antico dal Nuovo Testamento. Nulla fu più come prima. Nel modo di vivere le partite, nella strategia di gioco, nella potenza del fisico. Come la rivoluzione della televisione a colori per i nostri nonni.

Le racchette erano più piccole, avevano sensibilità diverse. Come dipingere una tele in acquarello prima dell’improvvisazione del colore gettato sul bianco in stile JM Basquiat. Prima dell’avvento del metallo e del carbonio i colpi erano lenti ed eleganti. I “picchiatori” da fondo campo non esistevano perché non era data loro tale forza. Il tennis era un misto tra l’eleganza del tiro a volo e l’intelligenza di un giocatore di scacchi.

Siamo sinceri: un immenso giocatore come Bjorg ora non potrebbe vincere tutti i trofei che ha portato nella sua Svezia. Lui rappresenta il giocatore di tennis dell’Antico Testamento. Buon servizio ma non straordinario, capacità di anticipare i movimenti dell’avversario. Fluidità dei colpi. Eleganza.

Ora – salvo casi molto isolati, Sir Roger su tutti – vincono potenza e forza. I giocatori hanno in mano delle Ferrari Testarossa e ne sfruttano tutti i cavalli. Noi siamo nostalgici di Pinocchio e del suo duetto scappottato, portato con maestria. Lentamente.