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Un brufolo non fa primavera

Pubblicato il 4 giugno 2012

A 16 anni i nostri ragazzi hanno i brufoli della pubertà. Vestono come dei rapper (l’avvento di 50 Cent nel mondo giovanile ha creato scompiglio) e, generalmente, guidano dei motorini come se fossero al Mugello o al Montemolò.

Gianluigi di anni ne ha 16 ma segue un’altra strada: racchetta e pallina. Ha trionfato al Bonfiglio, gli Internazionali d’Italia Juniores della terra rossa del Bonacossa, con vista sul ponte della Ghisolfa di Milano. Diciamo che gli Internazionali (dei Grandi) al Foro sono altra cosa, a partire dalla vista dei marmi e di Monte Mario.

Gianluigi Quinzi ha messo il suo nome accanto a quello dei grandissimi del passato: da Boris Becker a Jim “Jimbo” Courier, da Ivan Lendl a Goran Ivanisevic. Dopo Panatta e Barazzutti ma anche dopo Federer e Djokovic.

Insomma, il sentiero è ben segnato dalle orme di quei giovanotti degli anni 70, 80 e 90. Attenzione a non sbagliare strada nel “bosco” del tennis. Hanno alzato il trofeo anche il danese Pless e il colombiano Falla che, nonostante ottimi exploit giovanili, non hanno deliziato i palati fini degli spettatori.

Gianluigi, con un passato da sciatore, emigra negli Stati Uniti all’Accademia Bollettieri in Florida (in Italia è come se ci fosse un virus letale anti-talento). Aveva solo 8 anni. I dubbi dei genitori: avere un talento in casa ma, prima di tutto, un bimbo desideroso di gioco.

Le risposte le ha date il campo: vittorie e record da giovanissimo. Molte volte i trofei erano più pesanti dello stesso Gianluigi. Il passaggio in Europa, la maturazione, il trionfo di Milano.

Attenzione: una rondine non fa primavera. Quanti “ragazzi con i brufoli” abbiamo perso per strada? Un’indicazione è però accattivante: Gianluigi è mancino anche se destro naturale. Vi ricorda qualcuno? …