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I sentimenti sono tutto

Pubblicato il 23 aprile 2012

Partiamo da un’ovvietà, ma che tale non è: Rafa Nadal era felice.
Il suo ottavo sigillo consecutivo nel Principato nasconde qualcosa di più di una semplice vittoria prestigiosa; basta guardare una delle tante foto della premiazione. Lui con il trofeo che saluta con la mano. Sorridente. Uno sguardo rilassato e consapevole per aver raggiunto un livello elevatissimo.

Giusto per darci un’idea, l’ultima sconfitta di Rafa tra i palazzi del piccolo stato monegasco risale al 2003 quando il baby-maiorchino aveva solo 16 anni.
Dall’altra parte della rete c’era Djokovic. Almeno sulla carta, almeno con il corpo. Il numero uno del mondo, autentico spettro del tennista spagnolo, capace di batterlo su tutte le superficie e su tutte le latitudini del mondo.
Ma tanto Rafa era felice (alla fine), quando Nole era triste (dal principio).
Non vogliamo essere semplicistici; la tristezza è un sentimento nascosto. Il lutto che ha colpito Nole lo ha praticamente ‘anestetizzato’. Sul terreno era irriconoscibile. Molti errori, tanta confusione, la testa altrove. Al nonno scomparso durante il torneo.
Un’ora e mezza. 6-3, 6-1. Tempi e punteggi da primo turno.
Ma i sentimenti dominano più della forza fisica, del talento, dei colpi, delle strategie di gioco.

Ci piace pensarla così: una finale a mente libera.
Magari a Roma…

 

image credits: laboratorio creativo on Flickr