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Sinner-Fognini, il derby degli opposti

Pubblicato il 11 maggio 2022

Sinner-Fognini, secondo turno degli IBI22, è una partita speciale per tanti motivi. Una sfida tra due generazioni, tra due personalità, tra due modi diversi di intendere il tennis. E il pubblico di Roma, da che parte starà?

Sinner-Fognini, secondo turno del Masters 1000 di Roma, non è solo il derby italiano del torneo e dell’anno. È anche il derby fra due intere generazioni, quelle che si stanno per dare il cambio con l’obiettivo di portare il movimento tricolore in una nuova dimensione. È anche un derby tra due modi diversi di intendere il tennis, quello in scena nel mercoledì sera del Foro Italico. Da una parte c’è la fantasia e l’imprevedibilità di Fognini, dall’altra un Sinner che è più solido per natura, ma che sta ugualmente cercando di apportare al suo gioco qualche variazione in grado di renderlo meno attaccabile dagli avversari.

Fin dal momento del sorteggio, in tanti hanno pensato a questa partita. In tanti hanno sognato di poter vedere due caratteri opposti, ma a loro modo entrambi passionali, sul palcoscenico più importante della stagione per ogni giocatore con bandiera verde, bianca e rossa a fianco: gli Internazionali BNL d’Italia. Fognini lo ha detto chiaramente alla stampa: “Non vedo l’ora”. Jannik gli ha risposto sul campo, controllando senza troppi problemi un tipo ostico come lo spagnolo Pedro Martinez all’esordio. In questo senso, la scoppola di Madrid contro Felix Auger-Aliassime è già dimenticata, e volendo guardare un po’ più in là del secondo turno, da quella parte l’uscita prematura di Andrey Rublev (sconfitto dal serbo Filip Krajinovic) ha ulteriormente aperto un tabellone già orfano della nuova stella Carlos Alcaraz.

DA MONTE-CARLO 2019 AI TOP 10

Non è dato sapere quanto sia stato importante Fognini per Sinner, in termini di motivazioni. Ma è un dato di fatto che mentre Fabio – nel 2019 – alzava al cielo il più importante dei suoi nove trofei Atp, quello del Masters 1000 di Monte-Carlo, Jannik stava compiendo la sua scalata da numero 500 e passa del mondo a top 100 Atp, traguardo che il ligure aveva raggiunto il 12 novembre del 2007: quasi 15 anni fa. E sostanzialmente senza mai uscirne, tranne per una manciata di settimane.

Fabio, prima di Jannik Sinner e di Matteo Berrettini, era riuscito inoltre a sfondare quel muro dei top 10 che sembrava un tabù per ogni italiano con qualche ambizione: era il 10 giugno del 2019, quando la classifica certificava la crescita del talento di Arma di Taggia. Poche settimane dopo, il 28 ottobre, sarebbe toccato a Matteo Berrettini. Mentre il primo novembre del 2021 è stato Sinner a tagliare lo stesso traguardo.

Fognini, oltre che un giocatore completo, è anche una persona con un orgoglio spiccato. Già quando arrivò Berrettini ad alto livello nel Tour, Fabio si tolse qualche sassolino dalla scarpa specificando spesso ai giornalisti che, tutto sommato, qualcosa di importante nel circuito l’aveva fatta pure lui. È un competitivo per natura, il ligure, e persino ai tempi del duello interno con Andreas Seppi – al di là delle dichiarazioni di facciata – ci teneva eccome a mantenere la leadership nazionale, dentro e fuori dal giro della Davis.

Oggi sa benissimo di trovarsi nella parte conclusiva della sua carriera, vive chiaramente alla giornata, senza programmare troppo il futuro e godendosi il presente. Ma se c’è un match che in questo momento Fabio vorrebbe vincere, probabilmente è proprio quello contro Jannik. Per giunta davanti al pubblico del Masters 1000 del Foro Italico.

I bookmaker lo danno invece decisamente sfavorito (una sua vittoria paga oltre tre volte la posta), eppure per leggere questa partita non bastano le classifiche e non basta nemmeno un’analisi dei risultati recenti. Bisognerà capire, piuttosto, quanto Fognini si sentirà libero di esprimersi, bisognerà capire quanto si sentirà l’underdog di turno, lo sfavorito di fronte al campione di domani (ma pure di oggi). Nel caso in cui davvero il ligure si presenti in campo con questa viva sensazione di non aver nulla da perdere, allora le sue chance aumenterebbero di parecchio.

PER SINNER UNA PROVA DI MATURITÀ

Dall’altra parte, per Sinner, questa è una bella prova di maturità. Il futuro, in ogni caso, è tutto suo. In Italia e non solo. Ma questa edizione degli Internazionali BNL d’Italia, quella del ritorno in massa della gente (con tanto di record assoluto per una sola giornata, battuto martedì) potrebbe essere davvero quella della nascita di un nuovo e più stretto rapporto tra il pubblico tricolore e il ventenne della Val Pusteria. Ogni suo allenamento, in questi giorni, è un bagno di folla. Con frasi (del tipo: ‘ormai vivo solo per te’) che solitamente abbiamo sentito indirizzate alle rockstar.

La bellezza di Jannik è che la sua reazione immediata di fronte a questi simpatici eccessi è una risata istintiva che toglie un po’ di pressione. Come sta cercando di togliere pressione al suo protetto il nuovo coach Simone Vagnozzi, impegnato a dare a Sinner una serie di variazioni rispetto al muro da fondocampo che si era costruito negli anni precedenti. In questo processo, l’altoatesino sembra tornato a divertirsi, come non gli accadeva da un bel pezzo, e la questione potrebbe non essere così marginale anche in ottica risultati.

Vedendola dal lato di Jannik, la partita con Fognini rappresenta una sfida stimolante, che Sinner potrà vincere se riuscirà a tenere alto il ritmo, senza permettere al suo avversario di prendere l’iniziativa. Servizio e risposta, come sempre, saranno determinanti. Ma poi il più giovane dei due avrà bisogno di non cadere nella trappola di scambi che potrebbero essere tutti diversi, tutti con una chiave nuova da trovare. Per tutti questi motivi, il Centrale del Foro Italico sarà pieno come nelle migliori giornate, e sarà curioso vedere come si dividerà il pubblico in una sfida che vede rappresentati due modi diametralmente opposti di concepire l’impegno sportivo.

I DERBY DEL PASSATO E QUELLI DEL FUTURO

Una sfida così, peraltro, in tempi recenti non c’è mai stata, nel panorama italiano. Fognini-Seppi (6-5 lo score in favore del ligure), negli anni passati, era un confronto che per certi somigliava a Fognini-Sinner se parliamo di tecnica, ma che ne restava molto lontano in termini di aspettative future.

In precedenza, quello tra l’attuale ct di Davis Filippo Volandri e il campano Potito Starace (4-4 il bilancio) era stato un testa a testa a livelli troppo inferiori per entusiasmare davvero. Mentre, negli anni Novanta del secolo scorso, quello tra l’attuale presidente Atp Andrea Gaudenzi (best ranking di numero 18 Atp) e Davide Sanguinetti (42 nel suo momento migliore) ha vissuto soltanto due puntate, con una vittoria per parte.

Così, per dei duelli sentiti come dei veri derby, bisogna tornare a quei favolosi anni Settanta, quelli del quartetto che finì per vincere la Davis: Panatta, Bertolucci, Barazzutti e Zugarelli. Adriano Panatta e Corrado Barazzutti (5 successi per parte nei tornei internazionali) rappresentavano, un po’ come Fognini e Sinner, due stili di vita, oltre che di tennis, che non sarebbero potuti essere più lontani.

Per questo si divisero il pubblico, che si schierava in maniera molto netta con l’uno o con l’altro. Il futuro potrebbe essere un confronto costante tra Jannik Sinner e Matteo Berrettini, oppure tra uno dei due e Lorenzo Musetti. Intanto, questo Sinner-Fognini sarà una prima sfida che segnerà un momento di passaggio ben preciso tra due epoche: quella in cui l’Italia stava crescendo e quella attuale, in cui il nostro Paese rappresenta un punto di riferimento nel mondo del tennis