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Sinner e i match-point, più coraggio che paura

Pubblicato il 3 maggio 2022

Jannik Sinner ha vinto il quarto match del 2022 dopo aver annullato match-point al suo avversario. Una serie che non è figlia del caso, ma di un preciso atteggiamento. Ecco alcuni giocatori che hanno fatto la storia, recuperando quando si sono trovati a un solo punto dalla sconfitta.

Ormai non è un caso. Annullare match-point in serie non è un caso. Non lo è mai stato. Jannik Sinner probabilmente non ha ancora una conoscenza storica del suo sport tale da consentirgli di capire il vero significato di tutti questi salvataggi in extremis, ma è abbastanza lucido e maturo per commentarli nella maniera migliore possibile: “Di ciò che accade nel passato – ha detto Jannik dopo aver battuto l’americano Tommy Paul all’esordio nel Masters 1000 di Madrid – non puoi cambiare nulla. Dunque tanto vale restare concentrati sul presente”. La frase può essere banale da pronunciare, ma metterla in pratica, in particolare se parliamo di un ragazzo di 20 anni, ha un valore inestimabile.

Con il successo nel primo turno del più importante torneo di Spagna, Jannik ha raggiunto le quattro vittorie in stagione dopo aver annullato una palla-match al suo avversario. In carriera, e parliamo di una carriera che in sostanza è cominciata ad alto livello solo un paio di anni fa, sono invece sette gli incontri portati a casa dall’altoatesino dopo essersi trovato a un punto dalla sconfitta. Nel 2022, la serie di rimonte mozzafiato era cominciata in quel di Miami, altro Masters 1000, prima di fronte al finlandese Emil Ruusuvuori (tre match-point salvati in totale), poi contro lo spagnolo Pablo Carreno Busta (addirittura cinque). Facendo un passo indietro, nel primo turno a Dubai, lo sventurato che aveva solo sfiorato il successo era stato l’altro iberico Alejandro Davidovich Fokina, pure lui con tre chance cancellate prima di subire il sorpasso. In totale, fanno 14 match-point annullati nel giro di poco più di due mesi.

CORAGGIO E PAURA

Sarebbe inutile cercare di analizzarli uno per uno. Certamente c’è stata della buona sorte, certamente c’è stato del coraggio. Ma ciò che conta alla fine è lo spirito con cui Sinner affronta ogni singolo punto di ogni singolo match. L’idea di non guardare mai indietro è quella che spinge i migliori ciclisti nelle imprese storiche sulle montagne più dure da scalare: i più forti non si voltano nel timore che arrivino gli inseguitori, ma procedono a testa bassa verso la vetta, consapevoli delle loro qualità e di quanta benzina hanno nel motore. La paura di essere ripresi appartiene invece a coloro che poi finiscono per vedere concretizzato il loro incubo.

Sinner fa parte degli scalatori che sono talmente sicuri di loro stessi da doversi preoccupare soltanto per il loro lavoro. Certo, il tennis ti pone davanti scenari diversi, problemi complessi e soluzioni difficili. Come in una partita a scacchi. Ma poi il coraggio di lasciare andare il braccio, nel momento in cui vittoria e sconfitta sono così vicine, arriva sempre dallo stesso atteggiamento. Un approccio che – a ben vedere – non si può insegnare. O lo si ha dalla nascita, o non c’è nulla da fare. La storia del tennis, peraltro, è piena di partite che sono finite dalla parte di chi era stato a un solo punto dal tracollo. E nell’elenco ci sono pure tanti campioni, che almeno una volta si sono visti superare sul loro terreno prediletto, quello dei momenti chiave.

I 18 MATCH-POINT MANCATI DA DE STEFANI…

Se parliamo di match-point nei grandi eventi, nella storia c’è un record che ad oggi risulta ancora imbattuto. Siamo nel 1930, finale interzone di Coppa Davis, di fronte Stati Uniti e Italia. Giorgio De Stefani, che all’epoca è il più forte degli azzurri ed è considerato tra i migliori del mondo, vede svanire 18 match-point prima di arrendersi a Wilmer Allison in cinque set. Sì, 18 match-point. E non è che De Stefani non fosse un campione, tutt’altro. Ma a volte la classe non basta per far girare una giornata no.

…E GLI 11 ANNULLATI DA PANATTA

Il 1976 è l’anno perfetto del tennis italiano, quello in cui vinciamo Roma, Roland Garros, Davis. Ma nei due tornei individuali ci sono tanti match-point da annullare. Al Foro Italico, Adriano Panatta ne cancella 11 al primo turno all’australiano Kim Warwick. Un’impresa che poi lo avrebbe lanciato verso il trofeo. Ma in realtà quell’anno il match-point più famoso è quello di Parigi, dove Panatta trova all’esordio il ceco Pavel Hutka. Un altro primo turno, un’altra impresa, con quel tuffo a rete a cambiare il corso di uno Slam poi conquistato sei partite più tardi piegando l’americano Solomon in finale.

STARACE-SAFIN, DAL SOGNO ALL’INCUBO

Un altro italiano coinvolto in questa storia di sliding doors (però dalla parte sbagliata) è il campano Potito Starace, uno dei più forti azzurri, in particolare sulla terra, nei primi anni del nuovo Millennio (best ranking di numero 27 Atp). Nel 2004 al Roland Garros, Potito è un mezzo sconosciuto, eppure contro Marat Safin al terzo turno arriva ad avere due match-point. Il russo, che è un cavallo pazzo ma resta tra i più talentuosi del Tour, si inventa un problema alla mano per chiedere (e ottenere) uno stop di qualche minuto. Al ritorno in campo la partita cambia, le due chance svaniscono e Marat vince al quinto. Resterà la più grande occasione della carriera del campano.

VOLKOV-STICH, WIMBLEDON SUL FILO

Michael Stich è diventato famoso per aver vinto il torneo di Wimbledon nel 1991. Ma quel torneo, in realtà, l’Airone tedesco avrebbe potuto perderlo ben prima dell’ultimo atto, precisamente negli ottavi di finale. Contro di lui, al quarto turno, c’è infatti un russo che ha classe da vendere ma una concentrazione che va e viene, lontana da quella dei campioni veri. Si chiama Alexander Volkov, è mancino per necessità (aveva cominciato da destrorso, poi un infortunio alla spalla lo convinse a cambiare mano) e avrà una vita troppo breve, spegnendosi ad appena 52 anni. Quel giorno ai Championships arriva ad avere due palle match per eliminare l’Airone, sul 5-3 del quinto. Invece, due risposte magiche di Stich cambiano la storia, fino al trionfo del tedesco sul Centre Court, qualche giorno dopo.

IL NASTRO DI ROSTAGNO

Nel 1989, agli Us Open, Boris Becker è la seconda testa di serie. Ma al secondo turno la sua avventura rischia già di essere al capolinea. Contro il belloccio americano Derrick Rostagno, Bum Bum va sotto per due set a uno e nel tie-break del quarto si trova ad affrontare due match-point. Uno dei due, in particolare, rimane nella storia perché Rostagno se lo vede cancellare dal nastro, che corregge in maniera impossibile da recuperare un passante di diritto dell’avversario. Va bene il coraggio, va bene che da una parte c’è un campione e dall’altra un buon giocatore, ma poi anche la sorte vuol dire la sua, ogni tanto.

FEDERER-NADAL, LA SVOLTA DI ROMA

La rivalità tra Roger Federer e Rafael Nadal, forse, avrebbe potuto cambiare direzione in un giorno di maggio del 2006. I due campioni sono in finale al Foro Italico, su quella terra tanto amata da Rafa e al più sopportata dall’elvetico. Eppure Roger non ha ancora nell’iberico la sua nemesi, se la gioca alla pari e arriva ad avere due chance per chiudere il match in suo favore. Nadal, tuttavia, comincia a far capire di che pasta è fatto, cancella le due occasioni e trionfa dopo cinque ore, bissando il titolo del 2005, vinto in finale dopo un’altra maratona contro Guillermo Coria. La storia non si costruisce con i ‘se’, ma è stato lo stesso Roger a dichiarare che quella partita cominciò a creare un solco, sulla terra, tra lui e il maiorchino. Un solco che poi, complice Parigi, sarebbe diventato una voragine. Valli a capire, questi match-point.