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Federer: ok a Laver Cup e Basilea. E poi?

Pubblicato il 29 aprile 2022

Roger Federer torna a parlare di un suo rientro. Le date? Quelle della Laver Cup e poi di Basilea, tra settembre e ottobre. Con l’addio che rimane nell’aria, e con Wimbledon come idea che viene in aiuto per sperare in un ulteriore prolungamento della carriera

Londra, Laver Cup, 23-25 settembre. E ancora: Basilea, torneo Atp 500, 24-30 ottobre. Sono le due date che i fan di Roger Federer, ossia la grande maggioranza degli appassionati di tennis, devono segnarsi in calendario con la penna rossa. Saranno quei due eventi ‘di casa’ quelli in cui il Maestro tornerà a competere, almeno nelle intenzioni. 

Difficile pensare, invece, di vederlo in campo prima di quel periodo, considerato che l’ipotesi degli appuntamenti su erba (Halle e poi soprattutto Wimbledon) è ormai quasi definitivamente tramontata. Forse, come ha sottolineato il giornalista specializzato Christopher Clarey, sotto sotto Roger (che solo di recente è tornato ad allenarsi) cova ancora una speranza, ma la logica suggerisce di lasciare questa ipotesi nel cassetto e di concentrarsi su due tornei un po’ più lontani nel tempo, ma comunque decisamente importanti nella carriera della leggenda svizzera.

LAVER CUP, L’IDEA DI ROGER

Tornei di casa, si diceva. Non che Londra sia davvero casa Federer (anche se Wimbledon, quello sì, è un po’ il suo giardino). Il punto è che la Laver Cup, ovunque vada, avrà sempre Roger come punto di riferimento. L’idea, infatti, è nata proprio da lui e dal suo team. Questo splendido 40enne non si accontenta di fare la storia vincendo i tornei, e ormai va valutato anche in veste di organizzatore, o meglio ancora di creatore di qualcosa di totalmente nuovo. 

La Laver Cup, in realtà, è una copia piuttosto fedele della Ryder Cup del golf, l’evento che ogni due anni mette di fronte sul green Europa e Stati Uniti. Non potendo prendere gli stessi riferimenti, perché questo avrebbe significato lasciare da parte mezzo mondo (Australia, Sudamerica, Asia), Roger e il suo staff manageriale capeggiato da Tony Godsick hanno pensato di prendere come avversario del Vecchio Continente il ‘resto del mondo’.

Il nome del torneo a squadre è invece quello del giocatore capace di completare il Grande Slam sia tra i dilettanti (nel 1962), sia tra i professionisti (nel 1969): Rod Laver. Nei confronti di ‘The Rocket’, Federer nutre da sempre una sorta di venerazione, tanto verso il giocatore, quanto verso l’uomo. Una stima profonda ricambiata dal gentleman australiano, sempre prodigo di complimenti. Per alcuni si tratta di una specie di esibizione, per altri è un evento vero e sentito, ben oltre certi appuntamenti dotati del marchio dell’ufficialità. 

La verità sta nel mezzo, ma scivola sempre più verso la seconda ipotesi: se è vero che non ci sono punti in palio, il coinvolgimento di giocatori e pubblico è di livello straordinario, a metà tra uno Slam e la Davis. Con una formula accattivante e una scenografia curata nei dettagli, a partire da un campo grigio scuro che trasmette eleganza.

DA PRAGA A LONDRA, DOMINIO EUROPA

La prima edizione fu quella di Praga, nel 2017, con il doppio Federer-Nadal (poi ribattezzato ‘Fedal’) a prendersi la scena e con l’Europa in trionfo. Per la prima volta, i due grandi rivali si trovavano dalla stessa parte della rete, con un obiettivo comune. Sam Querrey e Jack Sock si arresero al super tie-break, l’Europa andò avanti per 9-3 ma servì comunque un Federer deluxe, nell’ultima partita, per avere ragione di Nick Kyrgios e consegnare al Vecchio Continente il trofeo. 

Nel 2018, dall’Europa ci si spostò negli States, a Chicago, altra città che garantisce un’arena degna dell’ambizione del progetto. C’era sempre, e come potrebbe essere altrimenti, Roger Federer, mentre Nadal marcò visita e allora l’Europa chiamò Novak Djokovic a colmare l’assenza. Anche se alla fine fu Alexander Zverev a dare al suo team il secondo successo. 

Il terzo arrivò nel 2019 a Ginevra. A due incontri dalla conclusione, il gruppo di John McEnroe era in vantaggio per 11-7, ma c’era ancora Federer che doveva portare il suo contributo. Il basilese aveva già piegato Kyrgios ed era 1-1 nei doppi. Poi, di fronte a John Isner, Roger riuscì a controllare senza rischiare troppo, chiudendo in due set e lasciando il verdetto nelle mani di Zverev-Raonic. Come dodici mesi prima, fu di nuovo il tedesco a mettere il timbro sul trionfo europeo, che portò il totale a un eloquente 3-0. Il dominio è proseguito, ancora più marcato, nel 2021 a Boston, dopo lo stop di un anno causa pandemia. L’Europa – stavolta senza Roger – è volata verso un 14-1 che non ha lasciato scampo agli avversari, ancora in attesa di mettere a segno il loro primo trionfo.

BASILEA, DIECI TRIONFI

Oltre ai grandi eventi, agli Slam e ai Masters 1000, c’è poi un torneo più piccolo che tuttavia riveste un posto speciale nella bacheca del Re. È l’Atp 500 nella sua città natale, Basilea, in quella St. Jakobshalle dove da piccolo ammirava i campioni facendo loro da raccattapalle, e dove poi ha giocato fin da quando ha messo piede nel Tour dei grandi. 

Nel 1999, appena maggiorenne, Roger coglie un quarto di finale, mentre in seguito arrivano due sconfitte all’ultimo atto, una semifinale, un secondo turno e due forfait per problemi fisici. Sembra quasi un evento stregato, ma nel 2006 qualcosa cambia. La gestione della tensione è diventata un suo punto di forza, e così ci sono tre tie-break a fare la differenza nel cammino: 16-14 contro David Ferrer, 7-5 contro Paradorn Srichaphan, 7-3 contro Fernando Gonzalez in finale.  

I successi a Basilea, ad oggi, in totale sono 10. Dal 2006 al 2019, anno in cui è l’australiano Alex De Minaur a cadere in finale con un periodico 6-2. In mezzo, gli avversari che Roger piega nel match decisivo rispondono ai nomi di Jarkko Nieminen, David Nalbandian, Novak Djokovic, Kei Nishikori, David Goffin, Rafael Nadal, Juan Martin Del Potro e Marius Copil. 

Dieci rivali diversi, dieci partite finite dalla stessa parte, quella del padrone di casa. Il quale, tuttavia, non si può considerare imbattibile: Roger, nell’Atp 500 basilese, ha anche perso cinque finali, la prima addirittura nel 2000 contro Thomas Enqvist. Parliamo di 22 anni fa, un altro tennis e un’altra generazione di giocatori, con Federer a fare da collante. 

WIMBLEDON IN AIUTO

In tutto questo, è inevitabile che spunti, come periodicamente è accaduto negli ultimi due anni (e pure in precedenza) la parola ritiro. Nel senso di addio al tennis. Una parola che in realtà non è tanto Roger a pronunciare, bensì gli altri. Come se parlarne, in qualche modo, possa rappresentare una specie di esorcismo, un modo per allontanare quel momento, che sarà tra i più dolorosi della storia per gli appassionati di tennis. 

Bene: sia la Laver Cup, sia Basilea, per tutti i motivi che abbiamo citato, per la vicinanza con il personaggio Roger Federer, sono stati indicati più volte come due opzioni possibili per i saluti finali. Con un asterisco grosso così: Wimbledon. Ecco, tutto sommato, sapere che Roger a Wimbledon, almeno per un’ultima volta, ci vuole andare (da giocatore, s’intende), allontana da Londra e da Basilea quello spettro dell’addio. Segniamoci dunque quelle date in calendario e godiamoci Roger. Come se fosse l’ultima volta, ma sperando che non lo sia.