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Principe Stefanos Secondo

Pubblicato il 17 aprile 2022

Tsitsipas trionfa per la seconda volta consecutiva a Monte-Carlo, evitando la rimonta del sorprendente Davidovich Fokina. Ecco vincitori e vinti di questa edizione del Masters 1000 del Principato, il primo grande evento della stagione sulla terra.

Tutti e due hanno finito la partita stesi sulla terra battuta del Centrale del Country Club. Uno – Stefanos Tsitsipas – per la gioia del secondo trionfo consecutivo nel Masters 1000 di Monte-Carlo. L’altro – Alejandro Davidovich Fokina – nell’estremo tentativo di giocare una volèe in tuffo per rimandare la sconfitta. Del resto entrambi, il greco e lo spagnolo, hanno nel loro dna una certa propensione allo spettacolo, e dopo un avvio non indimenticabile hanno dato vita a una seconda parte di gara divertente. Se ha vinto Tsitsipas non è un caso: la favola ‘Foki’ non è poi andata così lontana dal trovare un lieto fine, ma il numero 5 del mondo ha maggiori risorse rispetto all’iberico, e nei momenti chiave lo ha dimostrato.

Vinto il primo parziale, Tsitsipas si è portato avanti di un break anche all’inizio del secondo, ma Davidovich Fokina ha comunque continuano a crederci. E lo ha fatto pure quando, sul 5-4, il greco stava servendo per il match. L’entusiasmo del giocatore andaluso è stato l’elemento in più di questa finale, quello che ha acceso il pubblico in più di una circostanza. Ma non è bastata la buona volontà, al nativo di Malaga, per ribaltare il suo destino. Resta la prima finale in carriera in un Masters 1000 (che è pure la prima a livello Atp), risultato che potrebbe fargli fare un salto di qualità a livello mentale, visto che i colpi pesanti non gli hanno mai fatto difetto.

LA MIGLIORE STAGIONE DELLA CARRIERA?

Per Tsitsipas, invece, si tratta di una conferma, giunta in un momento delicato, nel quale il talento ellenico aveva estremo bisogno di essere rassicurato. Stefanos, che si è beccato un altro warning per coaching (giustificando in qualche modo le proteste dei colleghi), ha giocato un tie-break impeccabile, infilando cinque punti consecutivi dopo aver perso il primo. In quel frangente, quando l’inerzia del confronto stava cambiando, il favorito ha ritrovato quella forza mentale che lo ha accompagnato nelle sue vittorie più prestigiose, fino a chiudere per 6-3 7-6.

Dopo la netta vittoria contro Alexander Zverev in semifinale, il greco aveva dichiarato di puntare a far diventare quella in corso la migliore stagione della carriera. Ed essere riuscito a saldare la cambiale in scadenza a Monte-Carlo senza cedere nulla agli avversari è un bel punto di partenza per i prossimi tornei sulla terra. Oltre ai due successi monegaschi, Stefanos ha in bacheca anche un titolo delle Finals (nel 2019) e altri cinque trofei Atp (tutti 250). Non è dunque un problema, per lui, andare a segno nel Tour. Il problema sarà invece trovare il modo di ripetersi anche negli Slam.

Nei quattro tornei più importanti, fin qui, Tsitsipas ha raggiunto una finale (al Roland Garros dello scorso anno) e quattro semifinali, tre delle quali in Australia. Per ambire a giocarsela con Novak Djokovic, Daniil Medvedev, Alexander Zverev e tutti coloro che puntano alla vetta del ranking, dovrà per forza cercare di far meglio nei Major, in tutti e quattro e non solo in un paio.

I GRANDI SCONFITTI: DJOKOVIC E ALCARAZ

Tra coloro che lasciano il Principato con l’amaro in bocca c’è senza dubbio Novak Djokovic. Che era al rientro dopo mesi di pausa (mezza forzata e mezza voluta), ma che non ci si attendeva così fuori condizione. Certo, Nole ha perso da un Alejandro Davidovich Fokina che ha giocato il torneo della vita, ma il punto è un altro. Il punto sta nelle dichiarazioni del serbo, che si è auto-accusato quando ha detto di essere rimasto senza benzina nel terzo set. Una situazione che un numero 1 dovrebbe cercare di evitare.

L’obiettivo di Djokovic, sempre stando alle sue parole, è il Roland Garros, e del resto si tratta di una dichiarazione in linea con ciò che Novak aveva detto tempo fa, spostando l’attenzione quasi esclusivamente sulle prove dello Slam. Il problema è che arrivare a Parigi con poche partite nelle gambe è un rischio troppo grande, e la sconfitta di Monte-Carlo in questo senso deve essere un campanello d’allarme molto serio per il campione e per il suo staff.

Un altro che esce dal Country Club decisamente deluso è Carlos Alcaraz. Il quale, dopo il trionfo di Miami, era considerato forse come il favorito principale del primo Masters 1000 sulla terra. A 18 anni, tuttavia, non si può ancora essere così preparati, al punto da restare al top del rendimento per settimane, passando per giunta da un continente all’altro e dai campi duri alla terra.

Ci sono mille attenuanti, insomma, per l’allievo di Juan Carlos Ferrero, non ultima la bella partita giocata contro di lui da Sebastian Korda, un altro che merita più attenzione di quanta gliene sia stata data fino a oggi. Detto ciò, il responso da Monte-Carlo è che Alcaraz si può battere, anche sulla terra. Solo che bisogna trovarlo non al meglio e giocare al limite della perfezione. Per gli avversari, dunque, non sarà proprio un’impresa semplice.

GLI ITALIANI: SETTE PIÙ

Era cominciata male, l’avventura azzurra, con il forfait di Matteo Berrettini. Chi c’era, tuttavia, ha saputo ribadire il concetto: il tennis italiano sa sempre trovare delle risorse nuove, sa sempre essere protagonista a prescindere dal torneo e dalle circostanze più o meno fortunate. Il migliore è stato Jannik Sinner, sconfitto nei quarti di finale per una manciata di punti da un buon Zverev.

L’amarezza per quel tie-break decisivo sfuggito di mano sul più bello non deve far dimenticare le ottime prestazioni fornite dall’altoatesino, sia nello stesso incontro con il tedesco, sia in precedenza. Battere con autorevolezza Borna Coric ed Emil Ruusuvuori, come pure dominare Andrey Rublev per due set, è una dimostrazione di sicurezza nei propri mezzi importante. Segno che il lavoro con il nuovo coach Simone Vagnozzi sta proseguendo sulla strada che entrambi si attendevano.

Anche Lorenzo Musetti ha lanciato segnali incoraggianti: superare Felix Auger-Aliassime come ha saputo fare Lorenzo è indicativo di una crescita non banale sotto il profilo del carattere. Oggi il toscano crede molto di più nei suoi mezzi rispetto a qualche tempo fa, e se permangono delle criticità tecniche (in particolare la tendenza a giocare troppo fuori dal campo), c’è anche la piena consapevolezza di un talento che sa divertire e pure vincere.

Fabio Fognini e Lorenzo Sonego – grandi protagonisti nel Principato nel 2019 – hanno passato il primo turno ma si sono arresi al secondo. E se il ligure aveva di fronte un ottimo Stefanos Tsitsipas, per il piemontese resta un po’ di rammarico per una sconfitta con Laslo Djere che poteva essere evitata. Una citazione la merita anche Flavio Cobolli, il giovane romano che ormai è sempre più vicino al livello dei migliori azzurri: per lui, un turno passato nelle qualificazioni ai danni del francese Hugo Gaston, prima di finire al tappeto in tre set contro Ruusuvuori, capace di rimontare dopo aver perso il set di apertura ma in difficoltà per buona parte dell’incontro. È un altro, Flavio, che in un futuro molto vicino potrà regalarci soddisfazioni importanti.