blog
home / BLOG / Djokovic, un regno da ricostruire

Djokovic, un regno da ricostruire

Pubblicato il 13 aprile 2022

Novak Djokovic sta vivendo un altro momento particolarmente difficile della sua carriera. Dopo l’eliminazione all’esordio a Monte-Carlo, il numero 1 Atp ammette di aver bisogno di più tempo per ritrovare la condizione. Ma quanto potrà durare, ancora, il regno del campione serbo?

Non è la prima volta che Novak Djokovic appare fragile. Alcuni anni fa, tra il 2016 e il 2018, l’attuale numero 1 del mondo attraversò una crisi di risultati che in realtà era soprattutto una crisi personale, dettata da una certa mancanza di motivazioni e da una confusione personale che si riversava sul campo. Tra cambi di coach (fuori Marian Vajda, dentro prima Andre Agassi e poi Radek Stepanek), presunti problemi famigliari e il sostegno costante di un personaggio fuori dagli schemi come lo spagnolo Pepe Imaz, impropriamente definito ‘guru’, ex professionista e poi accanto a Nole nel ruolo di amico e di guida, in una vita che il campione di Belgrado non riconosceva più. All’epoca, Djokovic disse di essere uscito dal momento migliore della sua carriera senza energie, svuotato e sfinito. Con il bisogno urgente di staccare dal tennis e dedicarsi alla propria sfera privata.

MONTE-CARLO, UNA SCONFITTA UTILE?

Così, visti i precedenti, non sorprende che anche oggi – dopo i mesi più complessi della sua esistenza e curiosamente dopo il medesimo addio al medesimo coach (Marian Vajda) – il campione da 20 Slam stia incontrando parecchie difficoltà nel ritornare ai suoi standard di rendimento abituali. La sconfitta all’esordio nel Masters 1000 di Monte-Carlo contro Alejandro Davidovich Fokina è un campanello d’allarme che tutto sommato potrebbe pure far bene al numero 1 del mondo. 

Potrebbe fargli capire quanto è lontano dall’essere competitivo coi migliori e quanto ancora debba lavorare fisicamente e mentalmente per poter mantenere quella leadership che per adesso resiste, ma più per l’assenza dei diretti inseguitori che per meriti suoi. Nel Principato, per esempio, non ci sono Daniil Medvedev e Rafael Nadal, i due che potrebbero ambire a prendersi la prima piazza in tempi piuttosto rapidi. 

NADAL E FEDERER, IRRAGGIUNGIBILI

La vicenda surreale andata in scena agli Australian Open, con tanto di processo (reale e mediatico) in merito alle sue (peraltro discutibili) scelte personali, ha rappresentato l’apice di un percorso accidentato. Un percorso che, all’interno di una pandemia come quella da cui faticosamente stiamo cercando di uscire, è risuonato ancora più stonato rispetto a quanto sarebbe potuto accadere in altri momenti. 

Che Djokovic non fosse un personaggio omologato lo si sapeva. Le sue decisioni in merito alla propria sfera privata hanno sempre fatto discutere, e allo stesso tempo le sue esternazioni sui temi caldi non sono mai mancate, offrendo facili titoli per i giornali ma dando il la a una serie di reazioni a catena che hanno minato la popolarità del serbo. Se, prima di questo periodo, Nole poteva avere qualche (seppur minima) ambizione di rivaleggiare con Rafael Nadal e Roger Federer nei cuori dei fan, gli ultimi anni lo hanno riportato diversi gradini sotto ai due rivali. 

Così, ormai archiviate le ambizioni di gloria sul piano della popolarità, non resta che puntare al record di successi Slam, da affiancare a quello delle settimane in vetta al ranking Atp. Potrebbe sembrare, in fondo, la cosa più importante: nella storia rimangono i numeri, alla fine, non certo un applauso in più o in meno. La verità, tuttavia, è più sfumata. 

Se i trionfi nei Major rappresentano certamente una forte spinta alla ripresa completa di Nole, ci sono pochi dubbi sul fatto che nell’anima del campione di Belgrado permanga una forte amarezza in merito agli ultimi sviluppi del suo rapporto con la gente, con il pubblico di ogni torneo che lo vede protagonista. Djokovic di frequente si sente un incompreso, ma non per questo rinuncia a esprimere le proprie opinioni, alimentando un circolo vizioso su cui alcuni media hanno trovato modo di speculare.

OBIETTIVO ROLAND GARROS

Ma qual è, oggi, la reale dimensione di Novak Djokovic? Dopo tanti mesi di assenza e di polemiche, a che punto è la ricostruzione di quel campione che a un certo punto sembrava persino invincibile, o quantomeno sicuro dei propri mezzi come nessun avversario? Lo spiega meglio di tutti proprio lui, Nole, raccontando senza paure l’ennesimo periodo complicato di una carriera tanto lunga e vincente, quanto ricca di episodi controversi.

“Ho ancora grandi motivazioni – ha detto a margine del Masters 1000 di Monte-Carlo – per restare a lungo nel circuito, lanciare la sfida ai giovani e lottare con i migliori per i titoli che contano. Gli ultimi quattro o cinque mesi sono stati duri dal punto di vista mentale ed emotivo, ma ho voglia di lasciarmi tutto questo alle spalle e guardare avanti. La terra battuta? Non è un problema, al contrario: è la superficie sulla quale sono nato e cresciuto. Sicuramente non è il terreno dei miei più grandi successi, ma qualche soddisfazione sono riuscito a togliermela. Il ricordo dell’ultima vittoria al Roland Garros è ancora fresco e vorrei utilizzarlo per darmi una spinta ulteriore. So bene, però, che ci saranno difficoltà: per un po’ sarò in rodaggio”.

E ancora: “Ho il dovere di trasformare ogni esperienza bella o brutta in energia positiva, traendo insegnamento da ciò che mi capita. Una volta che riuscirò a tornare a pieno regime, avrò modo di risvegliare quella parte più agonista di me che forse oggi si è un po’ assopita. Vivo ogni emozione giorno per giorno e senza dubbio gli ultimi due mesi sono stati qualcosa di nuovo nella mia vita, qualcosa di complicato certo, ma niente che abbia lasciato cicatrici indelebili”.

NUMERO 1, SENZA BENZINA

Le difficoltà di questo momento sono emerse in maniera piuttosto severa proprio contro Davidovich Fokina: “Nel terzo set – conferma il numero 1 Atp – avevo finito la benzina, non riuscivo letteralmente a muovermi, e quando non senti più le gambe, sulla terra battuta, vincere contro avversari di alto livello diventa una missione impossibile. Adesso, con il mio staff, cercheremo di analizzare bene quello che è accaduto e speriamo che già a Belgrado possa andare meglio”.

Parole sincere, come sempre. Perché tutto si può imputare a Nole, tranne il fatto di non essere brutalmente onesto, con se stesso e con chi gli sta attorno. Djokovic oggi si rende perfettamente conto di essere molto lontano dalla sua versione migliore, da quel giocatore che a fine estate 2021 era a un passo dalla conquista del Grande Slam. Da allora sono passati pochi mesi, ma per la situazione attuale sembrano trascorsi degli anni. L’unico punto di continuità è la classifica: numero 1 del mondo allora, numero 1 oggi. Quanto potrà durare, questo suo regno, è una domanda divenuta troppo difficile per azzardare una risposta.