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Barty, il coraggio di cambiare

Pubblicato il 23 marzo 2022

Ci vuole coraggio per cambiare così la propria vita, quando si è all’apice della carriera. Ashleigh Barty sarà ricordata come una delle campionesse più anomale della storia del tennis femminile. Per il suo tennis e per le sue scelte

Che non fosse una campionessa come le altre, si sapeva. Che potesse sorprendere il mondo come ha fatto stavolta, annunciando il ritiro dal tennis a soli 25 anni, era decisamente meno atteso. Ashleigh Barty lascia da numero 1 del circuito Wta, con tre Slam all’attivo e all’apice della carriera. L’annuncio shock è giunto durante un’intervista con l’amica ed ex compagna di doppio Casey Dellacqua: “Ho raggiunto i miei obiettivi – ha spiegato Ash – e fisicamente ho dato tutto ciò che avevo. Voglio vivere un’altra vita, anche se il tennis resterà sempre una parte importante della mia storia”.

In tempi in cui nessuno si accontenta, in tempi in cui la longevità sportiva non è più l’eccezione bensì la regola, un addio a 25 anni impressiona non poco. E impressionano ancora di più le motivazioni. Non si parla di un infortunio grave, non si parla di una ragione talmente seria da non lasciare scelta. Questa, al contrario, è una decisione ponderata che riguarda la vita stessa della persona. Una persona fuori dal comune che ha pesato bene le sue chance, e alla fine ha deciso di prendere un’altra direzione. Al di là di quello che il talento e il destino avevano previsto per lei.

NEL 2014 L’AVVENTURA COL CRICKET 

“So che per la gente sarà difficile capirmi a fondo – ha proseguito – ma sono disposta ad accettarlo. Questa è una scelta della Ashleigh Barty persona, che ha tanti sogni da portare avanti nella vita, non necessariamente legati al fatto di viaggiare per il mondo e vincere tornei. Per questo ho sacrificato tanto, sono stata lontana dal mio Paese e dalla mia famiglia, non sono stata dove sono cresciuta e dove avrei sempre voluto vivere”.

Non è la prima volta che l’attuale numero 1 del mondo si allontana dal tennis. Lo aveva già fatto nel 2014, quando aveva scelto di lasciare la racchetta per provare un’avventura (ugualmente da atleta professionista) nel cricket, un’altra delle sue grandi passioni. Anche in quel caso si era fatta notare per le sue qualità, ma dopo venti mesi di assenza aveva deciso di rientrare nel circuito. E da quel momento non si era più fermata, cominciando una scalata che l’avrebbe portata fino alla vetta. “Oggi – sospira l’australiana – è diverso rispetto ad allora, ci sono altre ragioni dietro alla mia scelta. In quel momento volevo vivere per un po’ una normale vita da teen-ager. Adesso sento che il tennis mi ha portato oltre i miei sogni, mi ha dato tutto quello che poteva. Ed è tempo di fare altro”.

WIMBLEDON 2021 COME SVOLTA

Il coraggio non è mai mancato, ad Ashleigh, come nemmeno le è mai mancata una grande sensibilità. Doti che mostrava in campo attraverso i colpi, ma che in realtà erano il riflesso della sua personalità nella vita di ogni giorno. Serve coraggio, del resto, per mostrarsi così, con tutti i dubbi e le debolezze di una ragazza che avrebbe potuto dominare il circuito ancora a lungo. In teoria. Perché poi nella pratica, senza motivazioni non si può essere costantemente all’altezza delle migliori del mondo, nemmeno con un talento da predestinata. “Vincere Wimbledon nel 2021 mi ha cambiato prospettiva – ha proseguito la numero 1 – ed è normale che sia così quando lavori tutta una vita per raggiungere il tuo sogno, e a un certo punto questo sogno diventa realtà. Da quel momento ho cominciato a vedere tutto da un altro punto di vista”.

La frase che segue è ancora più esplicativa della storia e del personaggio: “Mi sono resa conto che una vittoria in più o in meno non avrebbe aggiunto altra felicità. Ne ho parlato a lungo con il mio team, quando ho cominciato ad avvertire questo feeling. Fino a quando ho sentito che era il momento giusto per dirlo a tutti. Anche se, inevitabilmente, un po’ fa paura”. Nel 2022, Ashleigh Barty ha vinto tutte le partite che ha giocato, nel Wta di Adelaide e agli Australian Open di Melbourne, dove si è presa il titolo senza lasciare un set alle avversarie. 

STEVE SIMON: ‘CI MANCHERÀ’

Quello conquistato in casa è stato il terzo trionfo Slam, dopo Wimbledon 2021 e dopo il Roland Garros 2019, la porta d’ingresso verso il mondo delle big. Un successo giunto a sorpresa, perché sulla superficie teoricamente meno adatta al suo tennis così australiano, così votato all’attacco e così fuori dal tempo. Durante tutto il primo anno della pandemia, Ash non ha giocato, preferendo evitare di prendersi rischi e passando del tempo con quella famiglia che è tanto importante e che adesso potrà finalmente tornare a frequentare con costanza, dopo tanti sacrifici. Ma è inevitabile, per chi osserva da fuori, pensare a cosa sarebbe potuta essere la sua carriera se fosse riuscita a prolungarla di qualche anno. O anche solo senza quei tre anni di assenza dal Tour. 

In sostanza, l’australiana ha giocato pochissime stagioni a tempo pieno: 2012, 2013, 2014 nella prima fase della carriera, poi ancora 2017, 2018, 2019 e 2021. In questo breve lasso di tempo ha centrato non solo i tre Major, ma pure un titolo alle Wta Finals (in Cina, a Shenzhen), i Premier di Miami (due volte) e Cincinnati, ottenendo complessivamente 15 trionfi in singolare e 12 in doppio. Inoltre, si è issata al numero 1 del ranking Wta rimanendoci (fin qui) per 121 settimane. Un dato che la pone al settimo posto nella classifica all time relativa alle leader del circuito femminile. Dietro di lei, a quota 117, c’è Justine Henin, la belga che fu l’ultima a dire addio quando si trovava in vetta. Salvo poi tornare due anni dopo.

L’impressione che lascia questo addio, invece, è di un qualcosa di definitivo. “Lasciare con il titolo agli Australian Open rappresenta la chiusura di un cerchio, qualcosa di perfetto ai miei occhi”. A salutarla, con gli occhi lucidi, non c’è solo l’amica Dellacqua ma pure tutto il mondo del tennis. Con il Ceo della Wta Steve Simon in testa: “La sua carriera – ha detto Simon – la pone tra le migliori giocatrici della storia. Resterà comunque una grande ambasciatrice del tennis, qualsiasi cosa decida di fare nel suo futuro. Di certo, ci mancherà”.