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Nadal XXI, è leggenda

Pubblicato il 30 gennaio 2022

La storia leggendaria di Rafael Nadal si allunga di un altro capitolo: a Melbourne, rimontando due set a Daniil Medvedev, lo spagnolo vince lo Slam numero 21 (a quasi 17 anni di distanza dal primo) staccando Djokovic e Federer. Al di là della irrisolvibile questione del ‘goat’, ecco perché Rafa è – oggi più che mai – un esempio per tutti. 

Ventuno titoli del Grande Slam. Secondo trionfo agli Australian Open, a tredici anni di distanza dal primo. Una leggenda dentro a un romanzo: quello di una partita nata male, quasi finita nel terzo set e ripresa per i capelli fino a diventare qualcosa che è andato contro la logica, contro le regole non scritte del mondo del tennis. Rafael Nadal stacca Novak Djokovic e Roger Federer diventando il primo giocatore della storia ad abbattere il muro dei 20 Major.

Un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava alla portata di Novak Djokovic, e che invece è andato nella direzione del suo più grande rivale. Sono servite 5 ore e 24 minuti, a Rafa, per battere Daniil Medvedev e realizzare una delle imprese più straordinarie che gli siano mai riuscite su un campo da tennis. Di fronte a uno degli avversari più duri mai affrontati, al di là dei soliti due. “Un mese e mezzo fa – ha detto Rafa durante la premiazione – non sapevo nemmeno se avrei potuto proseguire la mia carriera, e adesso sono qui con questo trofeo a fianco: tutto ciò è incredibile”.

I RIMPIANTI DI MEDVEDEV

Daniil Medvedev, sia chiaro, ha tanto da rimproverarsi, per l’esito di questo confronto. Riacciuffato e superato Nadal nel secondo parziale, il russo si è portato avanti per 3-2 e 0-40 nel secondo. In sostanza a un solo punto da un break che avrebbe molto probabilmente ucciso la partita.

Invece in quel momento, al di là dei meriti di un Rafa come sempre pronto a ricacciare tutto dall’altra parte della rete, Medvedev ha avuto un calo di tensione che ha fatto girare un confronto fin lì nelle sue mani. Ha giocato molto male quelle palle break, poi ha cercato di dimenticare e di tornare in pista, ma lo strascico di quell’occasione si è unito all’energia di un ritrovato Nadal, rimettendo tutto in discussione.

Medvedev era entrato in campo con un’idea precisa sul tipo di partita da giocare, un’idea che però non era affatto banale: lasciare quanto più possibile l’iniziativa a Nadal, evitando di correre rischi. La tattica ha funzionato alla perfezione nel primo set, ha retto nel secondo, ma alla lunga Rafa ha trovato il ritmo e la benzina per spingere come avrebbe voluto fin dal principio. Più passavano i minuti, più il maiorchino riusciva a migliorare il suo rendimento, mentre si faceva sempre più marcato il calo fisico e mentale del suo avversario.

UNA PARTITA SURREALE

Dopo che Rafa ha conquistato il terzo parziale, l’incontro è diventato qualcosa di estremamente complesso da decifrare. Sia sotto il profilo tattico, sia sotto quello fisico e mentale. Nessuno dei due era al meglio, nessuno dei due voleva mollare la presa, nessuno dei due aveva le armi per affossare definitivamente l’avversario.

Anche perché entrambi hanno nella difesa la loro carta principale da giocare nei momenti che contano. Solo nel quinto set Medvedev – che ha anche chiesto l’intervento del fisioterapista per massaggiare le gambe sull’orlo dei crampi – ha ricominciato a spingere qualche palla in più, perdendosi però in diverse scelte sbagliate.

Il russo per tutto l’incontro ha abusato della palla corta, ha commesso errori non forzati in momenti decisivi, quando Nadal era sull’orlo del precipizio. Ma questi errori li ha commessi anche perché dall’altra parte della rete non aveva un avversario normale. Rafa, in queste 5 ore e 24 minuti da romanzo, ha di fatto riassunto tutta una carriera.

Ha vinto per la seconda volta – la prima era stata 15 anni fa – recuperando da due set di svantaggio. Ha chiuso da trionfatore un torneo che aveva iniziato con mille dubbi e nessuna certezza. Ha superato il problema al piede che quasi lo stava portando verso il ritiro, ha superato il Covid, ha superato anche se stesso perché nemmeno lui credeva di potersi trovare lì in mezzo alla Rod Laver Arena, passata la mezzanotte del 30 gennaio 2022, all’una del mattino, con le braccia al cielo e il Norman Brooks Trophy in mano, da addentare come solo lui sa fare.

LA QUESTIONE GOAT

Nell’eterna (e impossibile da risolvere) questione del ‘goat’, ossia del migliore di ogni tempo, stavolta Rafa mette un mattone importante per portare il suo nome un po’ più in alto di tutti gli altri. E non è tanto una questione di numeri, per quanto i 21 Slam facciano davvero impressione. È più una questione che richiama la resilienza, il saper emergere dal baratro e reagire, il saper sopportare dolori fisici e mentali e andare oltre.

Quest’uomo di quasi 36 anni, con ormai pochi capelli rimasti e un viso che porta ben evidenti i segni di tutte le battaglie sportive che ha vissuto, sta insegnando a tutti cosa significa resistere. All’inizio del torneo diceva di non sentirsi all’altezza degli avversari più preparati, di essere troppo indietro, di essersi allenato troppo poco. Però diceva anche che nello sport le cose possono cambiare in fretta. Una frase che era risuonata come un avvertimento per tutti: Rafa non parte mai battuto.

NADAL, L’ESEMPIO PER OGNI TENNISTA

Passo dopo passo, lungo il torneo, Nadal ha aggiunto sempre un qualcosa in più. Ha rischiato tanto contro Denis Shapovalov nei quarti, poi in semifinale ha controllato Matteo Berrettini giocando il miglior match – fino a quel momento – delle sue due settimane in quel di Melbourne. E di fronte a Medvedev, dato abbastanza chiaramente favorito dai bookmaker alla vigilia, è riuscito a sovvertire il pronostico nel modo più incredibile: vincendo alla distanza, in rimonta, contro un ragazzo che è il campione del momento e ha 10 anni meno di lui.

La lista dei successi Slam di Rafa si allunga dunque con un’altra perla, una delle più preziose in assoluto, per tutti i motivi di cui si è detto: tredici Roland Garros, quattro Us Open, due Wimbledon e adesso due Australian Open. Con Parigi sullo sfondo per continuare la serie. Medvedev vincerà ancora parecchio, e in fondo anche nella sconfitta – pur con tutte le spigolature caratteriali che ormai si conoscono – ha dato prova di essere un campione. Ma a 17 anni di distanza dal primo Major, è ancora il momento di Nadal. È ancora il momento di celebrarlo come un esempio per chiunque scelga il tennis come lo sport della propria vita.