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Barty, un trionfo scritto nel destino

Pubblicato il 29 gennaio 2022

Ashleigh Barty si conferma la più forte tennista del mondo: insieme a Serena Williams, è l’unica giocatrice in attività ad aver vinto uno Slam su tre superfici diverse. Dell’australiana impressiona il rendimento nelle finali: ne ha vinte nove delle ultime dieci. Chi potrà mettere in dubbio il suo primato?

Nel suo libro di maggior successo, ‘Hyperfocus’, il canadese Chris Bailey spiega come migliorare la propria produttività utilizzando la massima attenzione soltanto quando serve. La concentrazione più profonda non può essere mantenuta troppo a lungo, altrimenti il cervello – l’organo che consuma più energia – andrebbe in tilt. Ma dobbiamo riconoscere i momenti decisivi della nostra vita per poter entrare in quello stato di ‘hyperfocus’, appunto, traendone i massimi benefici.

Ashleigh Barty forse non avrà letto i consigli di Chris Bailey, ma è certo che conosca esattamente questo tipo di approccio al problema della concentrazione. La 25enne australiana ha vinto a Melbourne il suo terzo Slam in carriera, piegando in finale Danielle Collins in due set, dopo aver recuperato da uno svantaggio di 5-1 nel secondo parziale. Ash ha vinto il cento per cento delle finali disputate nei Major, ma se allarghiamo lo sguardo anche agli altri tornei del circuito maggiore scopriamo percentuali ugualmente impressionanti.

BARTY QUASI INFALLIBILE NELLE FINALI

In carriera, l’attuale numero 1 del mondo ha vinto il 71,4 per cento delle partite decisive per il titolo, per la precisione 15 su 21. Ma se all’inizio doveva ancora imparare a gestire questi match (1-3 il parziale nelle prime quattro finali giocate), in seguito si è trasformata in una macchina pressoché perfetta, vincendo quasi sempre quando la vicenda si faceva seria. Con lo Slam di Melbourne, siamo arrivati a quota nove trionfi nelle ultime dieci finali: l’unica sconfitta risale a Madrid 2021, quando una Aryna Sabalenka in stato di grazia riuscì a superarla per 6-4 al terzo.

Ashleigh ha sfatato un tabù per il tennis aussie, che non portava una giocatrice al trionfo dal 1978, quando vinse Chris O’Neil in finale su Betsy Nagelsen. Per questo, anche per questo, il suo successo lascia una coda importante di emozione. A proposito di quell’ultima vittoria di 44 anni fa, c’è una doppia curiosità statistica che viene alla luce: anche allora, il match terminò per 6-3 7-6, esattamente lo stesso punteggio con cui la Barty ha piegato la rivale. Non solo: Betsy Nagelsen è stata per un periodo coach della connazionale Collins, e insieme si ritrovano oggi unite dalla sconfitta al cospetto di una giocatrice di casa.

LE PAROLE DI BARTY E TYZZER

Abbiamo lavorato molto sull’aspetto mentale – ha detto il coach della Barty, Craig Tyzzer – e negli ultimi mesi Ash ha fatto grandi progressi. Anche se il suo rendimento nelle finali è talmente straordinario da essere difficilmente spiegabile. Lei ha la grande capacità di non pensare al fatto che quel match sia decisivo per il titolo, concentrandosi sulla partita come se fosse un primo turno. In ogni caso, la Barty che vinse al Roland Garros non è nemmeno vicina a quella di oggi. Adesso parliamo di una giocatrice molto più completa”.

Ho cercato di semplificare le cose – ha aggiunto la vincitrice del torneo – perché attorno si sentiva troppa pressione in merito a un mio eventuale successo a Melbourne. Mi sono detta di divertirmi, di entrare in campo e dare il massimo, ma con l’obiettivo principale di godere dell’esperienza davanti al pubblico che tifava per me. Forse è questo che ha fatto davvero la differenza”.

LA FAVOLA COLLINS

Danielle Collins, dal canto suo, ha vissuto comunque una favola. Perseguitata lungo la sua carriera da alcuni problemi di salute importanti (l’artrite reumatoide, di recente l’endometriosi, che l’ha costretta ad andare sotto i ferri), l’americana ha saputo trovare il miglior torneo della carriera a 28 anni, un’età nella quale molte colleghe hanno già abbandonato i sogni dell’adolescenza. Lei no, non ha mai ceduto alle difficoltà e nemmeno al mal di schiena, e da numero 30 Wta si è concessa il lusso di una finale Slam, giocata a viso aperto e che le lascia in dote pure qualche rammarico.

Contro la Barty, Danielle aveva vinto l’ultimo precedente (Adelaide 2021) e anche per questo motivo è entrata in campo consapevole di poter fare match pari, seppur partendo sfavorita. Quel 5-1 non sfruttato nel secondo set probabilmente le girerà nella testa parecchio tempo, perché rimane a tutti gli effetti una bella occasione sprecata, almeno per prolungare la partita al terzo set.

Non sarebbe stata comunque, quella di approdare al parziale decisivo, una garanzia di successo, vista la capacità della numero 1 del mondo di esprimere il massimo nel momento decisivo. Ma almeno avrebbe concesso all’americana di provare a mettere paura alla padrona di casa, particolarmente emozionata per l’idea di conquistare il suo primo Slam davanti al pubblico amico.

BARTY, NUMERO 1 CONSOLIDATO

‘Ash’ ha confermato, in queste due settimane, di essere la più forte giocatrice del mondo in questo momento. Con un vantaggio che è probabilmente più ampio di quanto fin qui abbia indicato la classifica Wta. Alle sue spalle sgomitano in tante, tantissime: da Sabalenka e Muguruza in giù, per arrivare alle rampanti Swiatek, Gauff e Raducanu, sono diverse le ragazze che vedono quel numero 1 come possibile approdo (o come un ritorno al vertice, nel caso della Muguruza). Intanto però è difficile pensare di poter schiodare l’australiana dalla vetta, visto che non ci sono superfici o avversarie che sembrano in grado di metterla così in difficoltà.

Ashleigh Barty ha vinto sulla terra battuta del Roland Garros di Parigi, ha vinto sull’erba di Wimbledon e adesso sul duro di Melbourne: è l’unica in attività, oltre a Serena Williams, ad aver vinto uno Slam su tre superfici diverse. Gli Us Open le sono sempre andati indigesti (non ha mai superato gli ottavi), ma – al netto delle palline che non gradisce, come ha sottolineato coach Tyz – per il resto non c’è una sola ragione tecnica per la quale non possa trionfare pure lì.

Il punto è che ‘Ash’ sa dosare le proprie forze, le proprie energie fisiche e mentali, per dare tutto quando vede lo spiraglio per andare fino in fondo. Questa sua capacità di pensare in maniera ordinata, di staccare la spina e di riattaccarla al momento opportuno, non è solo una dote che appartiene ai campioni più brillanti del mondo dello sport. È una qualità che fa dell’attuale numero 1 del mondo una persona intelligente e interessante anche fuori dal rettangolo di gioco. Un bel biglietto da visita per l’intero movimento del tennis in rosa.