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Australian Open, cadute e ritorni

Pubblicato il 20 gennaio 2022

Non ci sarà il terzo turno tanto atteso tra Jannik Sinner e Andy Murray, per via della sconfitta dello scozzese. Non ci sarà un’altra vittoria di Emma Raducanu. Ma la nottata australiana ha visto i successi di nomi vecchi e nuovi che ci sapranno far divertire

Cadute inattese (o forse non del tutto) come quelle di Emma Raducanu e Andy Murray. Ritorni sorprendenti (ma forse non del tutto) come quello di Benoit Paire. E pure qualche certezza: per esempio Jannik Sinner e Daniil Medvedev, che restano i favoriti dei loro settori nella sezione inferiore del tabellone maschile. Ecco i temi del secondo turno di Melbourne.

PAIRE, IL RITORNO

Dategli il pubblico, dategli un match stimolante, e avrete buone possibilità di vedere una sua bella prestazione. In casi eccezionali, persino una vittoria contro pronostico. Benoit Paire ha battuto Grigor Dimitrov nel derby del talento, ma soprattutto è tornato a recitare da protagonista in un torneo che conta.

Il francese non passava due turni in un Major da Wimbledon 2019, giusto prima di entrare in una spirale di autolesionismo che lo ha in sostanza lasciato ai margini per tutta l’epoca della pandemia. Ritrovare il suo tennis fatto di trovate geniali, in fondo, è un piacere. A prescindere da quello che accadrà nei prossimi match.

RADUCANU, CADUTE CHE INSEGNANO

Emma Raducanu rimane una campionessa (da Slam). Emma Raducanu rimane un bellissimo esempio di stella della nuova generazione, brillante in campo e brillante fuori. Un ottimo spot per il tennis mondiale. Che adesso debba adattarsi a quel ruolo che le è cascato addosso dal cielo durante le due settimane newyorchesi del 2021, è semplicemente un fatto normale.

Un adattamento che comporta inevitabilmente delle cadute lungo il percorso. Danka Kovinic non è forse la giocatrice contro cui ci si aspettava una sconfitta, ma come ormai sappiamo l’equilibrio nel circuito femminile è talmente importante da nascondere un rischio serio dietro a ogni turno.

SINNER SÌ, MURRAY NO

All’appuntamento del terzo turno, Jannik Sinner ci è arrivato, per giunta con una bella autorevolezza. Chi invece ha mancato l’approdo è Andy Murray, il quale aveva illuso all’esordio, ma contro Taro Daniel è tornato a soffrire più del dovuto, peraltro di fronte a un avversario che in altri tempi non lo avrebbe spaventato.

Questa nuova carriera dello scozzese in fondo è così. È fatta di soddisfazioni sul singolo match, forse anche di qualche titolo possibile nei tornei di una settimana. Ma è fatta anche di cadute rumorose di fronte a sforzi troppo importanti per un fisico provato. Gli Slam, in questo senso, non lo aiutano. Peccato, perché vedere un Sinner-Murray avrebbe avuto un suo fascino non indifferente. Chissà se anche Jannik è dispiaciuto, o pensa di aver scampato un pericolo.

MEDVEDEV-KYRGIOS, THE SHOW

Si sapeva, che quei due avrebbero dato vita a qualcosa di spettacolare. E in effetti, per buoni tratti, il match tra Daniil Medvedev e Nick Kyrgios ha garantito quello show che il pubblico del tennis si attendeva. Oggi è difficile trovare uno scontro caratteriale più evidente di quello tra questi due. E il fatto di aver giocato in Australia, dunque col pubblico ben schierato da una parte, ha reso la vicenda ancora più interessante.

Ha vinto Medvedev perché ha più tennis, più soluzioni, più lucidità. Ma il cuore della gente lo ha scaldato Nick, che per un po’ ha pure illuso di potercela fare. Se tutte le partite fossero in qualche modo simili a questa, il tennis non dovrebbe in alcun modo preoccuparsi del futuro oltre i Big 3.

TSITSIPAS, IL DOLORE È ALLE SPALLE

Aveva approcciato gli Australian Open con molti, moltissimi dubbi. Ma adesso Stefanos Tsitsipas sta cominciando a carburare per davvero. Il brevilineo argentino Sebastian Baez è un ragazzo dalle qualità interessanti, non solo fisiche ma pure tecniche e mentali. Ha saputo togliere un set al greco, ma poi ha ceduto alla distanza.

“Mi sento molto meglio di una settimana fa – ha sottolineato Tsitsipas – e sento di essere in crescita. Del resto sono abituato a lottare. Sono arrivato tra i top 10 senza avere particolari privilegi, perché vengo da un Paese con poca tradizione e le wild card a inizio carriera arrivavano solo in casi particolari, in virtù del fatto che ero tra gli Juniores migliori del mondo”.

HALEP, SWIATEK, PAVLYUCHENKOVA

Tre nomi da tenere d’occhio per la sezione inferiore del tabellone femminile. Simona Halep si sta liberando dei problemi recenti e pare aver ritrovato fiducia. Certo fin qui non ha dovuto fare miracoli, e già il prossimo test contro Danka Kovinic sarà più probante dei precedenti. Ma la condizione sembra vicina a quella dei tempi migliori.

Iga Swiatek sta imparando come si trova continuità e soprattutto come si vince facile quando si dimostra di essere superiori alle proprie avversarie. In passato non sempre le è accaduto. Anastasia Pavlyuchenkova è una delle campionesse in grado di unire una certa fame (non ha ancora vinto uno Slam), una certa esperienza (ha 30 anni) e una serenità che le permette di affrontare i tornei – compresi quelli più importanti – con una bella leggerezza d’animo. Attenzione perché potrebbe fare il colpaccio.