blog
home / BLOG / Barty vola: chi la può fermare?

Barty vola: chi la può fermare?

Pubblicato il 19 gennaio 2022

Un’ottima Ashleigh Barty batte Lucia Bronzetti e si prepara ad affrontare per la quarta volta in carriera Camila Giorgi. Quali sono i maggiori pericoli per la numero 1, nel percorso verso il suo terzo titolo Slam?

La questione riguarda il movimento italiano molto da vicino, perché Ashleigh Barty ha appena battuto Lucia Bronzetti nel suo match di secondo turno e si troverà di fronte la marchigiana Camila Giorgi nel terzo. Ma in realtà la domanda vale per tutte le giocatrici incluse nel tabellone degli Australian Open: vista la condizione mostrata dalla numero 1, chi potrà provare a fermarla?

Partiamo dall’attualità. Lucia Bronzetti da Rimini, 23 anni e alla prima volta sul palcoscenico di uno Slam, era probabilmente fin troppo soddisfatta di essere arrivata a giocare sulla Rod Laver Arena e contro la più forte giocatrice del pianeta, per metabolizzare il tutto e trasformarlo in un’opportunità.

La differenza di classifica, nonché di abitudine a questo tipo di incontri, si è fatta sentire al punto da impedire all’azzurra di esprimere il suo miglior tennis. Malgrado questo, il suo torneo merita il massimo dei voti, e c’è da credere che le top 100, per lei, siano ormai solo una questione di tempo.

Passata un’italiana, adesso per Ashleigh Barty ce n’è un’altra, ben diversa nell’esperienza di vertice  e nella capacità di tenere testa alle migliori del mondo. Camila Giorgi non è ancora nella forma che l’estate scorsa le permise di imporsi a Montreal, ma non pare nemmeno così lontana. Contro l’australiana ha giocato tre volte e ha sempre perso, ma l’ultima sfida lascia alla marchigiana qualche speranza.

BARTY VS GIORGI, IL PRECEDENTE DI 4 ANNI FA

Era il 2018, si giocava come stavolta agli Australian Open di Melbourne (al secondo turno) e Camila vinse il primo set, prima di calare alla distanza. Da quel momento entrambe sono cresciute, ma potrebbe non essere una partita banale, per la numero 1 del mondo. L’italiana, al di là dell’avversaria che si trova di fronte, è abituata a badare soprattutto al suo tennis, cercando il punto vincente a ogni quindici. E la sua avversaria di turno – sotto il profilo della potenza pura – non è certo una che può mettersi a fare braccio di ferro sperando di spuntarla su questo piano.

Così l’australiana avrà bisogno di affidarsi alla sua capacità di variare ritmo e rotazioni, per mandare fuori giri la rivale, tenendo alta la percentuale delle prime di servizio. “Lei ha la capacità – ha spiegato la numero 1 a proposito di Camila – di spingerti gradualmente fuori dal campo senza che tu te ne renda conto. È sempre aggressiva su ogni colpo, inclusa la risposta. Per questo sarà determinante sfruttare al meglio i miei turni di battuta. Di certo dovrò accettare di non poter avere costantemente il controllo dello scambio”.

48 TURNI DI SERVIZIO VINTI CONSECUTIVAMENTE

A proposito di battuta, c’è una statistica abbastanza impressionante che riguarda proprio Ashleigh Barty, e che non depone a favore delle sue prossime avversarie: la prima giocatrice del mondo non perde il servizio da 48 turni consecutivi, il che significa che bisogna tornare al 2021 per annotare un break contro di lei.

Lucia Bronzetti le ha tolto tre punti sulla prima, ma non è che la Tsurenko all’esordio avesse fatto molto meglio, conquistando 7 quindici su 26 a disposizione. Se poi pensiamo che ‘Ash’, tra le top 10, è quella che ha giocato meno di tutte (solo 12 tornei nel 2021), capiamo che il suo vantaggio sulle altre potrebbe essere ben più ampio di quei 1413 punti che la separano dalla numero 2 Aryna Sabalenka.

Proprio la seconda favorita ha rischiato molto nel suo esordio di fronte all’altra australiana Storm Sanders, rimontata e domata al terzo, ma senza lasciare una buona impressione. Prima di arrivare a un eventuale confronto con la bielorussa, tuttavia, la Barty dovrà fare i conti con altri pericoli.

MINACCIA NAOMI OSAKA

Ammesso che riesca a superare l’ostacolo Camila Giorgi, sulla sua strada ci potrebbe essere Naomi Osaka, che nelle due partite giocate a Melbourne è sembrata un’altra atleta rispetto a quella dei mesi scorsi.

Non bisogna dimenticare che Naomi è la detentrice del titolo, a Melbourne ha vinto due volte e su questi campi si trova particolarmente a suo agio. Inoltre – ed è probabilmente la nota più importante di questo periodo – la giapponese ha ricominciato a divertirsi. Lo ha detto proprio lei a quegli stessi giornalisti che invece per lungo tempo aveva deciso di evitare.

“Cerco di non farmi pesare tutto come accadeva in passato, cerco di essere più leggera, di giocare libera”. E non ci sono dubbi sul fatto che una Osaka capace di lasciare andare il braccio possa rappresentare la minaccia più seria per il percorso della numero 1.

RADUCANU, SWIATEK E LE ALTRE

Non è la sola, però, Naomi, a mettere in pericolo il trono di Ashleigh Barty. Al di là delle solite sorprese che possono sempre emergere in uno Slam femminile – Emma Raducanu insegna – ci sono tante giocatrici che potrebbero trovare in corso d’opera la condizione ideale per dire la loro.

Oltre alla stessa Raducanu, ci sono Simona Halep, Iga Swiatek, Garbine Muguruza nella parte bassa del draw; oppure Paula Badosa e la vincente del big match tra Vika Azarenka ed Elina Svitolina nella parte alta. Novità? Potrebbe essere il turno di Clara Tauson, la danese che ormai sembra pronta per il definitivo salto di qualità.

In questo percorso verso il titolo Slam numero 3, che appare accidentato, Ashleigh Barty avrà comunque dalla sua la sicurezza di essere non solo la migliore del mondo secondo il ranking, ma pure la più sicura – tecnicamente e mentalmente – quando entra sul rettangolo di gioco. L’australiana ha dimostrato nel corso degli ultimi anni una maturità straordinaria e una lucidità fuori dal comune, anche nelle situazioni più complesse.

Quasi in ogni circostanza, quando ha perso, è perché l’avversaria l’ha saputa sovrastare sotto il profilo della forza pura, quella dote che a lei manca. Una caratteristica che tuttavia non è un limite, vista la capacità di adattarsi al gioco altrui, e vista l’intelligenza che la mette sempre, tatticamente, un gradino sopra le altre.