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Impeccabile Zverev: a Torino il maestro è lui

Pubblicato il 21 novembre 2021

Sascha Zverev non sbaglia nulla, tiene a bada Daniil Mevdedev e alza per la seconda volta il trofeo delle Atp Finals. Il prossimo obiettivo, per il numero 3 del mondo, non potrà che essere una vittoria Slam. Torino dà appuntamento al prossimo anno, ma prima di chiudere l’anno rimane da giocare la Davis.

Impeccabile. Alexander Zverev ha vinto le Nitto ATP Finals di Torino dominando l’ultimo atto contro Daniil Medvedev anche oltre quello che suggerisce il punteggio finale (6-4 6-4). Il tedesco ha dimostrato di essere in un periodo di forma particolarmente brillante e ha fatto risaltare ancora una volta quella regola non scritta che si perpetua con regolarità nel torneo dei maestri: quando un giocatore perde nel girone e poi ritrova in finale lo stesso avversario, spesso finisce per batterlo.

Zverev aveva ceduto a Medvedev nel suo secondo match della settimana, dopo aver approfittato del ritiro di Matteo Berrettini all’esordio (a proposito: che rammarico, per gli azzurri, essere finiti in quel gruppo). Però stavolta è riuscito a trarre una lezione da quella battaglia persa e in un’ora e un quarto di gioco non ha fatto mezza scelta sbagliata.

Ha trovato il suo colpo decisivo in quel servizio che in un passato nemmeno troppo lontano stava diventando un incubo. E ci ha messo a fianco un repertorio mai così sicuro. Nemmeno nella sua prima vittoria alle Finals, a Londra nel 2018, Sascha aveva espresso questo livello. Oggi è un giocatore maturo e pronto per recitare da protagonista ovunque, su ogni palcoscenico e contro ogni avversario.

Medvedev ci ha provato, a mischiare le carte. Ma quando ha tentato di muovere il gioco un po’ di più, ormai era troppo tardi per cambiare il destino del confronto. Anche sulle palle corte, anche sulle incursioni a rete del russo, il tedesco è stato perfetto, mostrando pure una mano sciolta e sensibile. Che lui in effetti ha, ma che non sempre aveva evidenziato in passato.

ZVEREV: OBIETTIVO SLAM

Zverev, in particolare, ha impressionato per la continuità e la concentrazione, mantenute sempre e comunque, a prescindere da quello che stava accadendo dall’altra parte della rete. Quando il russo ha regalato il primo game del secondo parziale, è stato abbastanza chiaro a tutti che recuperare, per lui, sarebbe stato molto difficile.

“Avevo perso le ultime cinque partite contro di lui – ha detto il tedesco – e avevo bisogno di giocare un grande match per vincere. L’ho fatto e sono felice. Ancora di più perché tutto questo è accaduto in Italia, dove il pubblico è speciale e dove ogni vittoria viene vissuta sempre con un po’ di emozione in più”.

Ciò che manca al numero 3 del mondo, adesso, è una vittoria Slam. Quella che il suo avversario in finale, Medvedev, ha trovato proprio quest’anno agli Us Open. Sascha ha avuto a lungo un rapporto complicato con i Major, ma questa sua maturazione che ormai appare definitiva potrebbe permettergli di trovare rapidamente la strada verso questo ulteriore traguardo. Che è determinante per andare poi a giudicare la carriera di un campione.

IL DOPPIO A HERBERT/MAHUT

Non ha ricevuto, come è naturale che sia, le stesse attenzioni del singolare, ma alle Nitto ATP Finals di Torino si è giocato pure il tabellone di doppio, con due francesi capaci di sollevare il trofeo. Hanno vinto Nicolas Mahut e Pierre-Hugues Herbert, come peraltro era già accaduto nel 2019 a Londra. Stavolta, i transalpini (terze teste di serie) hanno superato la seconda coppia del seeding, quella composta dall’americano Rajeev Ram e dal britannico Joe Salisbury. I quali, peraltro, nel girone avevano vinto tutti e tre i loro match, compreso quello contro Herbert e Mahut: stesso copione del singolare.

Si può discutere quanto si vuole del valore della specialità, del fatto che molti protagonisti siano parecchio avanti con l’età (per esempio, Mahut ha 39 anni, Ram 37), o se sia davvero opportuno unire il doppio all’evento di singolare. Ma in condizioni così veloci, anche i match di coppia hanno riservato uno spettacolo importante al pubblico che ha deciso di anticipare la propria presenza sulle tribune del Pala Alpitour.

BERRETTINI E SINNER: L’ITALIA SI INNAMORA DEL TENNIS

La prima edizione delle Nitto ATP Finals torinesi ha vissuto alcuni momenti poco fortunati, ma nel complesso può essere considerata un successo, come ha tenuto a ribadire il presidente ATP Andrea Gaudenzi, e come hanno confermato tutti i giocatori in gara.

L’assenza di due dei Big 3, Roger Federer e Rafael Nadal, è stata compensata dalla presenza di due italiani, evento storico (l’ennesimo) per il nostro movimento, visto che mai in passato avevamo avuto due presenze nella stessa edizione del torneo dei maestri.

Il fatto che Matteo Berrettini e Jannik Sinner si siano alternati in una staffetta tutta tricolore ha lasciato un po’ di amaro in bocca, ma quello che abbiamo ammirato stavolta potrebbe essere solo un gustoso antipasto rispetto a quello che arriverà nelle prossime stagioni.

Berrettini e Sinner sono giovani e hanno qualità (tecniche e mentali) tali da poter rimanere tra i top 10 a lungo. Matteo dovrà stare attento in particolare a prevenire quegli infortuni che spesso lo hanno frenato di recente. Jannik dovrà proseguire il suo percorso e continuare come sta facendo, senza mai dare nulla per scontato e limando ogni volta qualche piccolo dettaglio. In questo modo, fin dal 2022, potrebbero trovarsi entrambi qualificati di diritto, senza aver bisogno di defezioni altrui per entrare.

ADESSO LA COPPA DAVIS

Sarebbe la conferma di una coppia di campioni che l’Italia aspettava da tempo, e che ha già fatto innamorare un po’ tutto il Paese, anche quella parte che non aveva troppa dimestichezza con servizi e volèe. Adesso, per rafforzare questa ritrovata unione tra pubblico e tennis, arriva (sempre a Torino) la Coppa Davis, che sarà pure diversa dal passato, ma che rappresenta comunque la massima competizione a squadre.

Andare alle finali di Madrid non sarà facile, perché di mezzo ci sono gli Stati Uniti, ma se Sinner e compagni ci dovessero riuscire, allora in Spagna ci andrebbero con l’obiettivo per nulla celato di alzare l’Insalatiera. E magari per dedicarla all’assente Berrettini, in attesa che Matteo torni nel circuito dall’Australian Open, deciso a prendersi una rivincita sulla sorte.