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Fenomeno Alcaraz e gli altri: top e flop Next Gen

Pubblicato il 14 novembre 2021

Dal dominio di Carlos Alcaraz alle corde consumate di Hugo Gaston, passando per gli alti e bassi di Lorenzo Musetti. Ecco le pagelle ai protagonisti delle Next Gen ATP Finals di Milano.

Il paragone con Rafael Nadal si fa largo ogni giorno di più tra gli appassionati. E ogni giorno di più prende forza. Carlos Alcaraz è il nuovo campione delle Next Gen ATP Finals, dopo una settimana vissuta costantemente con il piede schiacciato sull’acceleratore. Una dimostrazione di forza, da parte del 18enne di El Palmar, che ricorda molto da vicino il trionfo di Jannik Sinner nel 2019. Un altro fenomeno in arrivo dunque, un altro fenomeno che in fondo ha già i piedi ben piantati nel presente. I quarti di finale agli Us Open gli avevano spalancato le porte di una dimensione da top player prima soltanto virtuale. Ma con il successo così convincente centrato a Milano, Carlito fa un altro step verso la piena maturità.

CARLOS ALCARAZ – VOTO 10 (E LODE)

Sono tre i pilastri di questo nuovo Alcaraz, che ormai sta dimostrando di essere una certezza del circuito. Il primo: la capacità di evolvere il proprio gioco per passare dalla terra agli hardcourt senza perdere in efficacia. La crescita dell’allievo di Juan Carlos Ferrero, un po’ per attitudini e un po’ per localizzazione geografica, è avvenuta quasi completamente sul rosso. Così il tennis che gli è entrato nel dna aveva le chiare caratteristiche dei campioni di quella superficie.

Rispetto a chi lo ha preceduto, tuttavia, Alcaraz (con l’aiuto determinante di Ferrero) ha elaborato in fretta la convinzione che quel tennis non sarebbe stato sufficiente per arrivare dove voleva. Così si è impegnato per costruire fin da subito il cambiamento che altri avrebbero impiegato anni anche solo per programmare. Oggi Alcaraz è un giocatore all-surface, che anzi sta trovando nei campi duri un alleato importante.

Il secondo pilastro è un bagaglio tecnico già completo, senza ‘buchi’, senza punti deboli. Trovare un modo per fargli il punto è un’impresa titanica, anche laddove dovrebbe essere più agevole per gli avversari metterlo in un angolo. Sul veloce dell’Allianz Cloud di Milano, Alcaraz si è prodotto in alcune prodezze difensive degne del miglior Nadal, ma in generale ha sempre cercato di mantenere il controllo delle operazioni.

Il servizio si può migliorare e anche negli altri colpi ci sono dei margini, ma la fucilata di diritto è impressionante e la solidità del rovescio non teme nemmeno lo scambio sulla diagonale sinistra. Per impensierirlo bisogna fare qualcosa di speciale, altrimenti il pallino resta sempre nelle sue mani.ì

Il terzo pilastro è la condizione fisica: il teen-ager iberico da questo punto di vista ricorda ancora una volta il primo Rafa. Un concentrato di energia supportato da un fisico che è al contempo resistente ed esplosivo. Considerate l’attitudine al lavoro da un lato e la natura generosa dall’altro, l’evoluzione in questo senso non può che andare verso un ulteriore passo avanti. E tra gli avversari che Carlos potrebbe incrociare al vertice nei prossimi anni sono in pochi a poter restare al passo.

SEBASTIAN KORDA – VOTO 7

Il 21enne americano era tra i più attesi a Milano, e in fondo non si può dire che abbia deluso. Però se l’approdo in finale è una conferma del suo valore, il modo in cui si è arreso ad Alcaraz, unitamente a una semifinale piuttosto povera contro il connazionale Nakashima, lasciano qualche perplessità su uno dei migliori talenti americani della Next Gen.

Korda junior non ha il talento del padre Petr (ex numero 2 del mondo) ma il suo tennis poggia su un’ottima mobilità (caratteristica comune a papà) e due colpi da fondo che – nei giorni migliori – si sono dimostrati solidi e incisivi. Il punto è che Sebastian non ha quel cambio di ritmo devastante che è sempre più importante nel circuito, per conquistare qualche punto senza fare troppa fatica. La sua crescita nel corso del 2021, in ogni caso, è stata evidente. Da qui in avanti avrà bisogno però di fare uno scatto per essere all’altezza delle aspettative dei suoi connazionali.

SEBASTIAN BAEZ – VOTO 7

Contrariamente all’altro argentino Juan Manuel Cerundolo, un terraiolo d’altri tempi e un pesce fuor d’acqua sul rapido indoor di Milano, Sebastian Baez ha dimostrato di poter adattare il suo tennis anche ai terreni duri. Intanto le sue gambe corrono velocissime, ma pure il suo tennis non scherza. Ottimo timing, approccio aggressivo, intelligenza non comune, Baez dal suo baricentro basso sa come colpire e sa fare malissimo. Il ‘piccolo Schwartzman’, alle Next Gen Atp Finals, ha fatto un altro step in un percorso che potrebbe essere più interessante di quanto si pensava.

LORENZO MUSETTI – VOTO 6

Il voto è una media tra la delusione della prima giornata, quando Lorenzo Musetti è stato bloccato dalla tensione e ha subìto una severa lezione da Baez, l’apoteosi della seconda partita vinta in battaglia contro quell’altro genietto di Hugo Gaston, e un terzo match contro Korda che ha lasciato qualche rimpianto.

Musetti ha talmente tanto talento che piace pure quando perde e persino quando gioca male. Tuttavia, per riuscire a ottenere quello che lui per primo si aspetta da se stesso, ci sarà bisogno di maggiore continuità. Il toscano probabilmente non sarà mai un Alcaraz, nell’approccio alla partita, ma forse proprio per questo sarà sempre tra i più amati dal pubblico. Uno di quegli amori sofferti che alla fine sanno sempre come farsi perdonare.

BRANDON NAKASHIMA – VOTO 6

Senza infamia e senza lode, la settimana dell’americano di origine vietnamita. Bravo a cogliere la semifinale dopo un girone giocato con attenzione e coraggio, un po’ meno bravo nelle tante chance sprecate in semifinale di fronte a Korda. Un risultato che, unito alle due finali perse nel 2021 a livello Atp, fa pensare a Brandon come a un ottimo giocatore, ma con qualche problema – per il momento – nel trovare il ‘killer instinct’ necessario a questi livelli.ì

HOLGER RUNE – VOTO 5

Arrivava dalla vittoria nel Challenger di Bergamo ed era fra i più attesi. Invece il danese Holger Rune è rimasto escluso dalle semifinali, sconfitto piuttosto chiaramente da un Nakashima che poi si è dimostrato non così irresistibile. Il 18enne del Nord Europa rimane comunque uno dei talenti più interessanti del panorama mondiale, ma proprio in rapporto al suo potenziale, a Milano ci si aspettava qualcosa di più di un paio di buone partite.

Rune è anche un potenziale personaggio mediatico: molto sicuro di sé, non ha problemi a esternare le sue emozioni, ma riesce spesso a trovare energia dalle sfuriate che esibisce sul campo. Dote rara, che appartiene solo a coloro che hanno un’estrema fiducia nelle loro capacità e nel loro percorso.

JUAN MANUEL CERUNDOLO – VOTO 5

‘Cenerentolo’ Cerundolo, come è stato subito ribattezzato, ha fatto quasi tenerezza con i suoi scambi da terraiolo anni Ottanta sul veloce di Milano. Guardando i suoi match dal lato corto del campo, a volte sembrava persino che in campo ci fosse solamente il suo avversario. Invece poi la palla in qualche modo tornava di là. Con tutti i suoi limiti, ha tolto un set a tutti e tre i suoi avversari, ed è stato l’unico a strappare un parziale a Carlos Alcaraz. Insomma, non proprio un flop totale, anche se per poter essere davvero competitivo sul duro la strada appare lunghissima.

HUGO GASTON – VOTO N.G.

Come si fa a giudicare uno che gioca una partita di qualità straordinaria contro Lorenzo Musetti, esaltando il pubblico con le sue giocate, e poi si perde in amnesie troppo frequenti per poter essere davvero all’altezza del compito? Hugo Gaston è stato anche protagonista di un piccolo giallo: a Milano, gli incordatori non lo hanno mai visto. Il francese è stato l’unico degli otto a non aver mai chiesto un intervento sulla propria racchetta. “E le sue corde – ha sottolineato Marco Rossani, stringer del torneo – facevano un suono strano, come se fossero davvero troppo consumate. Non abbiamo idea delle ragioni della sua scelta, molto particolare”. Misteri del nuovo maghetto di Francia.