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Alcaraz-Sinner, il confronto (di oggi e di domani)

Pubblicato il 4 novembre 2021

Il match Sinner-Alcaraz è destinato a diventare un classico del circuito. Ecco similitudini e differenze tra due ragazzi che – malgrado l’età – sono già pronti per traguardi importanti. La sfida è capire chi di loro, da qui in avanti, farà i maggiori progressi.

Parigi non è stata la prima volta, Parigi non sarà l’ultima. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz hanno dato vita, sul campo 1 di Bercy, al loro secondo match nel circuito, dopo quello vinto dallo spagnolo ad Alicante (praticamente casa sua), nel Challenger andato in scena ad aprile 2019. E anche stavolta a imporsi è stato il ragazzino di El Palmar, 18 anni e una maturità da 30enne.

È stata una porta in faccia alle ambizioni di Jannik di arrivare alle Nitto ATP Finals, per quanto le sue possibilità restino ancora – matematicamente – intatte. Il problema è che ora dipende più dagli altri che da lui. E potrebbe non bastare persino una buona prova nel torneo di Stoccolma per ricucire lo strappo.

Sarebbe una delusione, non andare a Torino, ma non una tragedia. La stagione di Sinner resterà comunque straordinaria, con pochi paragoni – non solo in Italia – per qualità e continuità. Nel mentre, è il caso di concentrarsi e capire cosa ha detto questa partita di secondo turno nel ‘Mille’ transalpino.

Perché con tutta probabilità siamo di fronte a un match destinato a diventare un classico degli anni a venire. Un classico che ha tutte le componenti per diventare attraente, considerato che i due protagonisti sono diversi un po’ in tutto: nel gioco, nel carattere, nelle reazioni.

IL DIRITTO DI ALCARAZ E IL ROVESCIO DI SINNER

Il diritto di Carlos Alcaraz è già un’arma letale, con cui l’iberico può fare la differenza. Non è stato solo un problema di Sinner, visto che di recente sono stati parecchi i top players che hanno assaggiato le sue ‘carezze’. Ma in generale è tutto il repertorio di Carlito a essere pronto per competere coi big. Non ci sono punti deboli, anche se esistono – eccome – margini di miglioramento.

Per esempio nel servizio, o nella modalità di aggressione, in particolare sul rapido. Il fatto che, oggi, di terreni davvero veloci nel circuito non ce ne siano più, contribuisce a immaginare Alcaraz come un rivale competitivo ovunque. Come e forse più del primo Nadal. Come arma a sorpresa, Carlos ogni tanto tira fuori pure la smorzata, che padroneggia con una certa tranquillità.

Per contro, Sinner ha la velocità di braccio che gli permette di comandare. E sulla diagonale del rovescio ha certamente qualcosa in più dello spagnolo. Il problema, per lui, è riuscire a chiudere gli scambi nel più breve tempo possibile. Quando riesce a stare sull’uno-due, anche per Alcaraz è complicato trovare le contromisure.

Mentre se lo scambio si allunga, le energie dell’iberico fanno la differenza. Per certi versi, qualcosa di simile accadeva nelle prime sfide tra Novak Djokovic e Rafael Nadal, prima che il serbo crescesse al punto tale da riuscire a battere Rafa pure nelle maratone. Fisicamente, Alcaraz è più esplosivo, ma Sinner è – malgrado i due anni in più – ancora in costruzione.

ALTO ADIGE CONTRO SPAGNA

Uno è altoatesino, l’altro viene dal sud della Spagna. È abbastanza chiaro che caratterialmente si sia di fronte a due personalità ben diverse. Eppure in comune, Carlos e Jannik, hanno l’umiltà che li ha accompagnati in questo percorso, rapido come era difficile prevedere in partenza, verso il vertice.

Quando l’iberico dice “mi piacerebbe essere dove è Sinner, entro un paio d’anni”, probabilmente pecca di eccessiva cautela, ma le sue parole sono lo specchio dell’atteggiamento che ha tenuto sin qui, con una parola d’ordine a guidarlo: non dare mai nulla per scontato. Oggi Sinner è numero 9 al mondo e 8 della Race, Alcaraz è 35 Atp e 20 nei risultati del 2021: chiaro che, fra dodici mesi, le distanze saranno destinate ad accorciarsi.

Tra i due c’è stima sincera, e del resto diversamente non potrebbe essere, vista l’educazione – anche sportiva – che li ha accompagnati e che sarà una cifra costante del loro cammino ad alto livello. Entrambi non nascondono le proprie emozioni, sul campo, anche se hanno un modo diverso di esprimerle.

Entrambi sanno perfettamente che non devono abbassare la guardia, non devono smettere di lavorare duramente. Hanno una consapevolezza che significa maturità, ben oltre quella che ci si attenderebbe di trovare in un 20enne e in un 18enne.

I COACH, PIATTI E FERRERO: ESPERIENZA CONTRO AMBIZIONE

Riccardo Piatti è una sicurezza. Ha guidato tanti top players nel corso degli anni, e da ognuno ha saputo ricavare il massimo. Sinner può rappresentare l’apice della sua carriera di coach, perché Jannik con lui è nato e cresciuto, perché con lui si sente al sicuro e perfettamente a proprio agio. C’è un’intesa, tra Sinner e Piatti, difficile da trovare in altre relazioni coach-giocatore.

Sono anche amici, Jannik e Riccardo, parlano di tennis fuori dal tennis, respirano tennis da colazione a cena. E sono orientati su un unico obiettivo: capire come migliorare costantemente su ogni dettaglio.

Juan Carlos Ferrero, ex numero 1 del mondo, con Alcaraz è alla sua prima vera sfida da allenatore. Perché sì, in passato Juan Carlos è già stato all’angolo di giocatori importanti, per esempio Sascha Zverev. Ma quella è stata una parentesi, resa incompatibile da una diversità di vedute (e di caratteri) difficilmente conciliabile.

Ferrero ha cominciato presto a lavorare con Alcaraz, quando ancora Carlito era un bambino. Lo conosce alla perfezione e sa come prenderlo in ogni circostanza. Con le buone o con le cattive. Si è già fatto la fama di coach duro, l’ex numero 1 del mondo, ma con il suo pupillo sta dimostrando di essere sulla buona strada per diventare un leader anche tra gli allenatori.

PREDESTINATI (O NO?)

Agli occhi di molti, Sinner e Alcaraz sono dei predestinati. Gente con talmente tanto talento che non poteva non arrivare. La verità è un’altra, ed è quella che entrambi – Jannik e Carlos – conoscono bene: il talento non serve a niente senza lavoro. Anzi, il lavoro stesso è talento, nel momento in cui si riesce a trovare la chiave per dare continuità e concretezza alle proprie attitudini.

La sfida adesso è a chi riuscirà ad avere più margini di miglioramento nel proprio percorso. L’età è simile, il percorso è un po’ diverso, ma nemmeno così tanto. A ogni prossima sfida, qualcosa cambierà, nel gioco e nell’atteggiamento di ognuno dei due. Nel frattempo passeranno avversari, tornei, vittorie e sogni. Passeranno cambiamenti. La reazione a ogni situazione, bella o brutta che sia, farà la differenza. Di sicuro sappiamo solo che il confronto Sinner-Alcaraz è destinato a diventare un classico. E che nelle prossime stagioni, di mezzo non ci sarà solo un passaggio al terzo turno.