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Laver Cup, Berrettini cuore d’Europa

Pubblicato il 23 settembre 2021

I temi della quarta edizione della Laver Cup ruotano attorno all’assenza dei Big 3. Chi si prenderà la leadership del Team Europe? Riuscirà il Team World a vincere finalmente il confronto dopo tre sconfitte? Il pubblico continuerà ad appassionarsi come negli anni passati?

Non ci sarà nessuno dei Big 3, per la prima volta nei quattro anni di storia dell’evento. Eppure, anche per questo motivo, l’edizione 2021 della Laver Cup in programma nel weekend a Boston è diventata per certi versi ancora più attraente. Intanto, il Team World ha qualche chance in più di puntare al primo titolo, dopo la tripletta europea dal 2017 al 2019 (nel 2020 non si giocò a causa della pandemia). Poi, all’interno della rosa del Vecchio Continente, ci sarà una corsa alla leadership che prescinde dai risultati del Tour: ci sarà Daniil Medvedev che vorrà confermare di essere un serio pretendente al ruolo di numero 1, ci sarà uno Zverev che in Laver Cup è già stato fondamentale, ci sarà un Berrettini deciso a far valere il suo tennis perfetto per i terreni veloci. In questo senso, la manifestazione creata da Roger Federer e dedicata all’ultimo giocatore capace di completare il Grande Slam, potrebbe essere una specie di anticipazione del prossimo futuro, e sarà pure un modo per capire quanto il pubblico si potrà appassionare alla nuova generazione che andrà a contendersi i Major nei prossimi anni, quando i Big 3 saranno andati in pensione.

SFIDA TRA CAPITANI: BJORN BORG VS JOHN MCENROE

Intanto c’è il confronto, Europa contro Resto del mondo, idea mutuata dal golf (dove c’è la Ryder Cup, che oppone però Europa e Stati Uniti) e che in fondo funziona, pur con qualche dubbio che rimane in merito al senso di appartenenza dentro al team capitanato da John McEnroe. Un team che sembra poter finalmente sfatare il tabù vittoria, malgrado parta comunque sfavorito. Il blocco nordamericano è quello su cui i padroni di casa puntano per rovesciare il dominio europeo: ci sono gli statunitensi Reilly Opelka e John Isner, ma ci sono soprattutto i canadesi Felix Auger-Aliassime e Denis Shapovalov. A questi, va aggiunta la mina vagante Nick Kyrgios, mentre a giudicare dalla sconfitta in Davis contro tal Ostapenkov, Diego Schwartzman non pare nelle migliori condizioni per risultare fondamentale. Gli uomini di Bjorn Borg rispondono con il migliore sestetto possibile viste le circostanze: Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Sascha Zverev, Andrey Rublev, Casper Ruud e Matteo Berrettini. Quella del romano non è la prima presenza italiana nell’evento, perché nel 2019 fu Fabio Fognini a essere chiamato in causa, pur senza lasciare un segno. Il ligure perse da Jack Sock, in crisi nerissima in quel momento, e di quel confronto si ricorda soprattutto il siparietto di Federer e Nadal intenti a catechizzare l’azzurro durante un cambio di campo, sperando in una reazione che poi non era arrivata. Stavolta Berrettini parte con l’obiettivo di trascinare la sua Europa, considerato che le condizioni di gioco dovrebbero permettergli di trovarsi a suo agio. Nel complesso, il ranking medio è nettamente a favore degli ospiti: 5 contro 29, con Kyrgios (attualmente 95 Atp) a far abbassare notevolmente la quota dei ‘padroni di casa’.

TEAM EUROPE, SFIDA INTERNA

Una partita nella partita si svilupperà dentro al Team Europe, dove ci sono personalità forti e dove non tutti vanno d’amore e d’accordo. Per esempio, Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas e Sascha Zverev, che in più di un’occasione non si sono risparmiati reciproci commenti al veleno. In questo terzetto fatto di caratteri non proprio facili si inserisce Matteo Berrettini, il quale invece nel Tour si è fatto voler bene un po’ da tutti. Gran lavoratore e persona umile, Matteo ha davanti una chance importante per far capire che quella finale a Wimbledon è stata solo il primo passo di un percorso che potrebbe portarlo a essere tra i più amati in assoluto della sua generazione. Ovvio che molto dipenderà dai risultati, ma Berrettini ha tutto per entrare nel cuore della gente, e competizioni come la Laver Cup sembrano fatte apposta per esaltare il suo atteggiamento, sempre attento a chi lo osserva e portato a diventare – come già peraltro è – un esempio positivo per tutti coloro che seguono il tennis. Proprio il tema pubblico sarà un altro di quelli caldi, nella tre giorni di Boston. L’evento sarà in qualche modo un test sul futuro del mondo della racchetta, che si prepara all’addio delle tre figure chiave degli ultimi 15 anni. Parlare di addio per Novak Djokovic, che arriva da una stagione con tre Slam all’attivo, è chiaramente prematuro e fuori luogo, ma gli scricchiolii di Rafael Nadal e soprattutto di Roger Federer hanno cominciato a far pensare seriamente all’apertura di una nuova epoca rimasta congelata per lungo tempo, in attesa di quel declino dei Big 3 che poi di fatto non si è mai concretizzato. La Laver Cup è chiamata dunque a indicare quanta passione verrà riversata su partite senza quei tre nomi leggendari a fare bella mostra. È chiamata a far capire il potenziale della generazione di Medvedev e Tsitsipas, quanto appeal può sviluppare dopo aver fatto i conti per anni con lo strapotere – anche mediatico – dei fenomeni che hanno monopolizzato l’attenzione per tre lustri. Il tutto, in attesa che Roger torni nel 2022 a Londra. Forse per il vero passo d’addio, in un evento che peraltro aveva già annunciato di non voler abbandonare nemmeno dopo il ritiro.