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Musetti e Sinner, sconfitte che insegnano

Pubblicato il 7 giugno 2021

Al Roland Garros Sinner e Musetti perdono in maniera diversa contro i titani Nadal e Djokovic. Quando si gioca contro di loro, a prescindere da come finisce, c’è sempre qualcosa da imparare.

DJOKOVIC B. MUSETTI 6-7 6-7 6-1 6-0 4-0 RITIRO

L’immagine che ci porteremo a lungo nella memoria per rappresentare questo match, è quella di Novak Djokovic che applaude, in piedi, l’uscita dal campo di Lorenzo Musetti. Il toscano ha sfornato una prestazione coraggiosa, ha tolto i primi due set al numero 1 del mondo, riuscendo a issare le sue invenzioni al di sopra del ritmo (invero, piuttosto basso rispetto ai suoi standard) tenuto dal serbo. Non è stato un buon Djokovic, quello dei primi due parziali, ma Musetti ci ha messo tanto del suo, attraverso giocate di fino, rovesci vincenti, deliziose magie che ormai fanno parte di ciò che il pubblico di tutto il mondo si attende da lui, da questo ragazzo d’oro dotato di talento nella mano come pochi altri nel Tour. Poi è accaduto che Nole è uscito dal campo per una pausa fisiologica, e quando è rientrato è sembrato fin da subito più convinto, più attento, più deciso a imporre le sue accelerazioni senza subire il suo avversario. Il cambiamento è stato drastico, tanto che considerando il terzo e il quarto set, Lorenzo ha raccolto soltanto 14 punti contro 49 del suo rivale. Un problema fisico (crampi e mal di schiena) ha costretto l’azzurro al ritiro dopo quattro giochi del quinto, quando ormai era chiaro che la partita non si sarebbe più potuta recuperare. Ma ben più della resa, conta il modo in cui il toscano ha tenuto il campo in quei due tie-break, facendo dannare Djokovic e costringendolo a rincorrere le sue invenzioni. Musetti è riuscito ad andare avanti per due set a zero contro il miglior giocatore del mondo perché in fondo, nel suo bagaglio tecnico, ha una maggiore varietà, non solo rispetto al serbo ma rispetto al 90 per cento dei suoi colleghi nel circuito. Partite come questa aiutano perché fanno capire che per vincere i tornei che contano, tutto questo bendidio non è sufficiente. Musetti e il suo staff ne sono coscienti e lavoreranno per questo: per fare in modo che rimanga abbastanza benzina in corpo anche dopo due ore e mezza di lotta furiosa con colui che proprio su una condizione fisica perfetta ha costruito buona parte dei suoi trionfi.

NADAL B. SINNER 7-5 6-3 6-0

Non ha illuso come Musetti, ma in qualche modo ha creato delle aspettative importanti anche Jannik Sinner, che si è trovato a condurre per 5-4 e servizio nel primo set contro Rafael Nadal. Come già gli era capitato nelle due precedenti occasioni contro il maiorchino, Jannik è però soltanto andato vicino a strappare un parziale al suo avversario, finendo per subire un parziale di otto game a zero che ne ha frenato le ambizioni. Proprio in questi frangenti, Nadal diventa quel mostro di resilienza che ha dimostrato di essere lungo la sua straordinaria cavalcata al Roland Garros, fatta di 13 titoli e di due sole partite perse dal 2005 a oggi. Quando si vede in pericolo, lo spagnolo sa aumentare il ritmo e smette di sbagliare, costringendo il rivale di turno a prendere maggiori rischi. La tensione per l’occasione a disposizione ha fatto il resto, e nel giro di pochi game l’incontro ha preso una direzione chiara, che non è più cambiata malgrado un altro apprezzabile tentativo di Sinner, capace di recuperare da 0-4 a 3-4 nel secondo set. È una sconfitta, come per Musetti, ma come per Musetti è una mezza promozione. Di fronte a questi avversari, bisogna avere la forza di giocare bene per ore, restando peraltro consapevoli del fatto che potrebbe non essere sufficiente. Se negli altri Slam, in qualche modo, la distanza si fa meno ampia, al Roland Garros tutto si amplifica. Ed è probabile che fino a quando Nadal deciderà di proseguire la carriera, resterà il favorito per alzare il trofeo ogni volta che metterà piede sul Philippe Chatrier.