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Naomi Osaka, un ciclone gentile

Pubblicato il 20 febbraio 2021

Naomi Osaka vince il suo quarto Slam su altrettante finali giocate. Ma la sua popolarità planetaria non deriva solo dai suoi straordinari risultati, bensì da un carattere unico e inimitabile, grazie al quale si fa amare dagli appassionati di tutto il mondo.

Una giocatrice che vince le sue prime quattro finali Slam avrebbe tutto il diritto di montarsi la testa almeno un po’. Avrebbe tutto il diritto di sentirsi il centro del mondo, almeno fino al prossimo Major. Naomi Osaka però non è una giocatrice comune, non fa quasi mai quello che ti aspetteresti da una campionessa, non rilascia mai dichiarazioni banali. È una che pensa parecchio – come sottolinea il suo coach Wim Fissette – ma che allo stesso modo parla molto del suo istinto. È una che col suo istinto ci viene a patti, accogliendolo come una parte inseparabile di se stessa, dunque senza mai lasciare spazio a quei conflitti interiori così tipici dei tennisti, che hanno condizionato la carriera di tante colleghe e di tanti colleghi. Nel successo netto, ancorché tecnicamente non entusiasmante, su Jennifer Brady nell’ultimo atto di Melbourne, è emersa per l’ennesima volta la forza tranquilla di un ciclone che sa essere tanto potente quanto dolce, tanto devastante quanto gentile. Un ciclone capace di travolgere coi suoi colpi, con la sua capacità di fare le scelte corrette nei momenti che contano. Ma capace poi di lasciare spazio ai dubbi, ai sorrisi, alla tenerezza, appena la partita si conclude.

LA SPORTIVA PIÙ PAGATA (E PIÙ AMATA)

Le armi che hanno consentito a Naomi Osaka di diventare (secondo la rivista Forbes) la sportiva più pagata di tutti i tempi non hanno a che fare soltanto col terreno di gioco e con i suoi risultati. Da lì parte tutto, ovviamente, perché una perdente di successo (parliamo di denaro) non è ancora stata inventata. Però non è – grazie al cielo – tutto lì. La straordinarietà della 23enne giapponese sta nel suo essere una ragazza normale, non un fenomeno di avvenenza o di fascino come quelle campionesse che l’avevano preceduta in vetta al ranking dei guadagni. Naomi fa della sua normalità qualcosa di prodigioso, ci fa rendere conto che la bellezza sta molto più concentrata in un sorriso incerto e timido, che non nei canoni rigidi imposti dalle mode. Si fa amare, Naomi, quando lei stessa, con un’autoironia benedetta, dice di sé che non si vede troppo in forma e che deve aver mangiato troppo durante la quarantena. O quando dice che le piacerebbe giocare non fino a che avrà vinto un certo numero di trofei, no, bensì fino a quando una sua avversaria la affronterà in campo dicendole di averla vista come la sua ispirazione.

10 SLAM? “POSSIBILE”

L’incrocio di Paesi e di culture che la caratterizza – da Haiti al Giappone, passando per gli Stati Uniti che l’hanno adottata – è un ulteriore motivo di curiosità per chi si avvicina al suo magico mondo, un mondo fatato e fuori dal tempo che sembra quello di una ‘Amélie’ in salsa tennistica. Disincantata, quasi sempre in dolce imbarazzo di fronte alle domande affilate di giornalisti in cerca di scoop. Come in imbarazzo si era sentita al tempo della sua prima vittoria Slam, nella premiazione post-finale agli Us Open 2018, quelli caratterizzati dalla furia cieca di Serena Williams. Oggi Naomi dice che sì, forse persino dieci titoli Major sono alla sua portata, ma bisogna andarci piano per non mettersi troppe pressioni. Bisognerà puntare prima ai cinque, cioè al prossimo (“Meglio se arriva già a Parigi – spiega – così non ci pensiamo più”), poi ai sette o agli otto. Dice che quando vince va subito a chiamare la mamma, la quale non capisce granché di tennis ma che non sbaglia poi tanto quando le suggerisce di mettere in campo più palline che può. Dice che, per lei, quel tennis che tutti considerano uno sport così dannatamente individuale, in realtà è un po’ uno sport di squadra: basta sentire il tuo team come quello che è, cioè parte integrante del lavoro e dei risultati che ne derivano. Infine, dice pure che lei, comunque vadano le cose in questo mondo che la vede come una star, resterà quella di adesso (e di prima della popolarità): non potrà cambiare la sua natura per far contento quello o quell’altro. O semplicemente per apparire come quella che non è.