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Williams e Osaka, verso la rivincita?

Pubblicato il 14 febbraio 2021

Serena Williams e Naomi Osaka vincono due match durissimi e vedono un possibile scontro diretto in semifinale. L’americana punta a quello Slam numero 24 che sembra stregato, la giapponese vuole tornare a essere la numero 1.

“Vogliamo giocare a chi tira più forte? Bene, facciamolo e poi vediamo chi vince”. Serena Williams oggi è questa: sincerità e un pizzico di leggerezza, per una seconda (o terza, o quarta) carriera che sembra poterle dare ancora delle soddisfazioni importanti. Nella vittoria centrata contro la 22enne bielorussa Aryna Sabalenka, la vincitrice di 23 Slam a un certo punto – parole sue – ha fatto persino questo pensiero. Nessuna paura contro una delle avversarie più calde del momento. Nessun timore nemmeno quando l’ha vista riavvicinarsi pericolosamente, da 4-1 a 4-4 nel set decisivo. “Nel tempo – ha spiegato Serena – ho imparato a fare i conti con le giocatrici che picchiano duro. E non mi tiro certo indietro, come ho dimostrato pure stavolta. In tutti i game che ho perso ho avuto delle chance, ma stavo solo giocando male i punti decisivi. Mi sono imposta di stare calma, di continuare a spingere. Ed eccomi qui”. ‘Eccomi qui’ suona minaccioso per tutte le avversarie: mai, di recente, si era vista una Williams così in forma fisicamente, così capace di mantenere alto il livello per due ore e passa di partita. Ora che ha imparato a gestirsi come mamma, ora che ha ritrovato la tranquillità che le serviva come l’aria fuori dal campo, la ex numero 1 può tornare a essere un pericolo serio per tutte. E forse può tornare a sperare in quello Slam numero 24 fin qui inseguito con tanta veemenza ma senza fortuna, al punto che col tempo si è trasformato in un incubo, una specie di maledizione.

I RICORDI DEGLI US OPEN 2018

Uno dei momenti peggiori, parlando del primato mancato, lega Serena a Naomi Osaka (ricordate gli Us Open 2018?). Un’altra, Naomi, che a Melbourne si sta facendo notare. La giapponese ha salvato due match-point nel match vinto contro Garbine Muguruza, in un convulso finale di terzo set. “Non chiedetemi come ho fatto – ha detto – perché non sono sicura di saperlo. Mi sono soltanto concentrata sul mio servizio, cercando di non fare stupidaggini”. Condendo il tutto col suo tipico sorriso da cartone animato, la nipponica ha però messo in chiaro che stavolta sì, di tensione ce n’è stata parecchia. E che in fondo un po’ di stress la prende sempre, quando va in campo negli Slam, anche se magari non si nota. La 23enne Osaka è già un’icona ben oltre il terreno di gioco, ma pure in campo oggi sta trovando una continuità di rendimento capace di farla tornare sul trono. Vinti gli Us Open dello scorso anno, ha saputo avvicinarsi all’Happy Slam con cautela ma con il giusto piglio. Ha concesso pochissimo prima del match con la spagnola, poi si è salvata per un soffio. Ma non è detto che sia un male: proprio questo rischio così evidente, questo pericolo scampato, potrebbe darle ulteriore spinta per le fasi decisive del torneo. Magari per ripetersi contro Serena, il suo idolo, che potrebbe ritrovare nella semifinale della parte bassa del tabellone.

LEGGEREZZA E MATURITÀ

La rivincita di quella famosa finale di New York in realtà è già andata in scena, ma in un appuntamento molto meno importante, i quarti di finale a Toronto nel 2019. Ritrovare una sfida Serena-Osaka in uno Slam, seppur in semifinale e non nell’ultimo atto, sarebbe l’occasione per testare entrambe. Da una parte, la voglia di riscatto di una Williams ormai non più ferita, ma ugualmente desiderosa di rimettere il confronto almeno sui binari dell’equilibrio, a dispetto dei 16 anni che la separano dalla rivale. Dall’altro lato, una Osaka decisamente più matura di quanto fosse tre anni fa, quando di fronte alla furia di Serena palesò prima una calma incosciente, poi il timore di aver rubato la scena al suo idolo d’infanzia. Mentre quello che accadde fu esattamente l’opposto. Adesso una, l’americana, vuole provare a lasciare un’ultima – ma straordinariamente importante – traccia in un Major, peraltro lo stesso che vinse nel 2017 prima del lungo digiuno. L’altra, la giapponese, vuole provare a capire se può diventare una regina stabile a dispetto di un circuito femminile in continuo cambiamento. “Una situazione che mi piace – ha sottolineato Serena in merito – perché ogni volta può accadere di tutto. Ma mi piace soprattutto pensare che in mezzo a quel gruppo di potenziali vincitrici ci sono pure io”. Tutto chiaro?