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Tomic, ultima chiamata

Pubblicato il 20 gennaio 2021

Dieci anni fa, appena maggiorenne, Bernard Tomic raggiungeva i quarti di finale a Wimbledon. Oggi, perso oltre il numero 200 Atp, dopo una carriera caratterizzata da comportamenti autodistruttivi, si qualifica per il main draw degli Australian Open e prova a darsi un’altra (l’ultima?) chance.

Probabilmente è già fuori tempo massimo per diventare quello che voleva. Forse non è ancora fuori tempo massimo per togliersi almeno una soddisfazione importante. Bernard Tomic, 28 anni e quattro trofei Atp che stanno a prendere polvere nel salotto di casa, nel 2020 ha giocato nove partite in totale, vincendone tre. Colpa della pandemia? Non proprio. Nel 2019 non è che lo cose fossero andate molto meglio: 13 successi contro 28 sconfitte il bilancio del ‘bad boy’ aussie, e una classifica che ormai da tempo non è all’altezza nemmeno lontanamente del suo potenziale. Il best ranking risale a gennaio 2016 (numero 17), oggi siamo a quota 228, con i top 200 che mancano da quasi un anno (!), i top 100 inavvicinabili da agosto 2019 e i top 50 da giugno 2017. In due parole: un disastro. Per aggiungere pepe al tutto, negli ultimi mesi Tomic ha fatto più notizia per le apparizioni social con una fidanzata modella piuttosto appariscente (eufemismo) che per altro. Una fidanzata – si chiama  Vanessa Sierra – finita nuovamente sulle homepage dei giornali online di mezzo mondo per via delle sue richieste particolarmente esigenti durante la quarantena australiana.

I QUARTI A WIMBLEDON, 10 ANNI FA

Detto tutto questo, Tomic in Australia c’è per meriti sportivi e non per un regalo della sorte o degli organizzatori (che peraltro una wild card non gliela avrebbero mai concessa). Si è qualificato a Doha vincendo tre incontri al terzo set, due dei quali al tie-break decisivo. Un segnale minimo di risveglio, per uno che appena 18enne (da qualificato) raggiungeva i quarti di finale a Wimbledon impegnando Novak Djokovic. Mica roba per tutti: prima di lui, ci erano riusciti entro quell’età Boris Becker, Johnny Mac e Bjorn Borg, per dire. Tuttavia quel risultato rimane, ad oggi, il migliore della carriera del ragazzo di origini slave nato a Stoccarda, in Germania, esuberante nella vita almeno quanto lo è dentro al campo da tennis. In più di un’occasione Bernard ha rilasciato interviste nelle quali non tenta nemmeno di nascondere la sua realtà, fatta di stravizi e di decisioni discutibili, quando non palesemente sbagliate. Spesso ha messo il denaro prima di tutto, Tomic, nei discorsi e nelle scelte. Non se ne è vergognato e lo ha ammesso con quella che almeno è una dote apprezzabile: evitare di volersi mostrare per ciò che non si è.

28 ANNI, SENZA MATURITÀ

Adesso l’obiettivo non è esattamente ben chiaro, né possono essere un indizio le parole, a metà tra quelle di un sognatore e di un bellimbusto, date in pasto ai media all’indomani dell’approdo nel main draw di Melbourne: “Probabilmente – ha detto Bernard – non ho chance di vincere uno Slam nei prossimi anni, ma credo di poter andare lontano”. In tema Major, nelle ultime dieci apparizioni, Tomic ha perso per otto volte al primo turno, cosa che non lo aiuta nel venire a supporto della sua tesi. È altrettanto vero, però, che 28 anni nel tennis di oggi non sono tanti. E se per uno come lui è meglio evitare frasi abusate del tipo ‘siamo nell’età della maturità’, una piccola chance la si può ancora concedere. La vera risorsa dell’australiano è il talento. Più del coraggio o degli errori dai quali ha già abbondantemente dimostrato di non sapere trarre alcun insegnamento. Se un giorno, nei prossimi anni, lo rivedremo nei migliori otto di uno Slam, dopo esserci adeguatamente sorpresi e stropicciati gli occhi, dovremo capire che oggi come vent’anni fa e come sempre, in questo sport c’è una dote che non si insegna e che – se non garantisce una carriera abbagliante – può far vivere almeno una settimana (o due) da numero 1. Quella settimana che il buon Bernard ha già vissuto dieci anni fa, ma che non è detto non possa tornare.