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Sinner e Musetti, che numeri!

Pubblicato il 22 dicembre 2020

Jannik Sinner, Lorenzo Musetti e Lorenzo Sonego sono i tre italiani che hanno fatto i maggiori progressi durante il 2020. Rimandati, invece, Fabio Fognini (alle prese con il recupero dopo l’operazione) e Matteo Berrettini.

PROMOSSI

JANNIK SINNER

Definirlo solo ‘promosso’ è forse riduttivo. Perché anche in un’annata dimezzata, Jannik Sinner è riuscito a lasciare il segno molto oltre le aspettative (pur alte) che c’erano su di lui. Intanto ha vinto a Sofia (all’ultima occasione utile) il suo primo titolo Atp, ancorché qualcuno consideri le Next Gen Finals del 2019 come il vero battesimo dell’altoatesino. Poi ha raggiunto per la prima volta i quarti di finale di un torneo del Grande Slam, rendendo la vita difficile a Rafael Nadal in quel Roland Garros dove lo spagnolo ha vinto per 13 volte. Infine, venendo alla classifica, Jannik è già entrato nei top 40, ma questo rimane un passaggio verso qualcosa di più prestigioso. Intanto, restando in tema Slam, Nadal ha pensato bene di portarselo in Australia come sparring di lusso in vista della preparazione per Melbourne. Voto: 10.

LORENZO MUSETTI

A Roma, nei primi Internazionali BNL d’Italia senza pubblico (o meglio, con poco pubblico, ma solo nelle ultime due giornate), Lorenzo Musetti ha cambiato dimensione. Prima, era un talento in erba che incantava a giorni alterni; poi, è diventato d’un tratto una stella in costruzione, capace di attirare su di sé l’attenzione degli addetti ai lavori di tutto il mondo. Del resto, quando in uno stesso torneo – per giunta un Masters 1000 – ti permetti il lusso di far fuori Wawrinka e Nishikori (ancorché non al top), non puoi più rimanere nell’ombra. Lorenzo si è già preso le copertine di riviste moda, si è già preso con i suoi gesti eleganti il tifo di tanti appassionati. Adesso la sfida sarà trovare continuità. La sua prima vittoria Challenger (a Forlì) e le semifinali nel nuovo Atp 250 a Santa Margherita di Pula completano un’annata decisamente positiva. Voto: 8.

LORENZO SONEGO

La vittoria di Vienna contro Novak Djokovic è stata talmente netta e clamorosa da dover essere separata da tutto il resto. Però è utile comunque per analizzare il fenomeno Sonego, ragazzo giunto tardi al tennis, ma capace di calarsi velocemente nella parte, tanto da bruciare le tappe una volta arrivato fra i pro. Oggi l’allievo di Gipo Arbino è numero 33 Atp, ha già vinto un titolo nel Tour maggiore (Antalya 2019, su erba) e raggiungendo gli ottavi del Roland Garros ha fatto capire che anche nei momenti che contano il braccio non gli trema. In effetti Lorenzo di paura non ne ha mai avuta: non davanti ai tornei che fanno la storia, non davanti ad avversari che fino a poco tempo prima vedeva solo attraverso la tivù. Mettergli dei limiti non sarebbe giusto. Molto meglio godersi la sua corsa, aspettandosi sempre una sorpresa in più. Voto: 8.

RIMANDATI

FABIO FOGNINI

La stagione era persino cominciata bene, con un ottavo di finale in Australia, per giunta ricco di rimpianti, in seguito a una sconfitta evitabile di fronte a Tennys Sandgren. Poi la passerella di Davis, a Cagliari contro la Corea, la sospensione del Tour e – nel frattempo – l’operazione alle caviglie (entrambe!) che lo ha costretto a fermarsi a lungo. Ripartito, Fabio ha voluto testare la condizione pur sapendo di non essere al meglio, ma tra Kitzbuhel, Roma, Amburgo e Parigi ha vinto una sola partita. Da poco, la notizia della nuova partnership con Alberto Mancini, il coach argentino che dovrà guidarlo in un 2021 nel quale proverà a riprendersi il ruolo che aveva dimostrato di meritare. Voto: non giudicabile.

MATTEO BERRETTINI

Anche Matteo, come Fognini, ha avuto dei problemi fisici, pur non così gravi. Anche Matteo, come Fognini, si deve mangiare le mani per un Australian Open scivolato via sulle bordate dello stesso avversario del ligure, Tennys Sandgren. Non bastano un ottavo di finale agli Us Open (soprattutto dopo la semifinale del 2019) e un quarto a Roma (con sconfitta d’un soffio contro Ruud) per raddrizzare una stagione storta. Eppure, è una stagione deludente dalla quale Berrettini e il suo staff sapranno ripartire per mettere le basi in vista del futuro, ben sapendo che di scontato non c’è nulla. E che i top 10, mantenuti per adesso grazie al nuovo sistema di classifica, sono sempre alla portata del romano ma vanno costruiti mattone dopo mattone, partita dopo partita, senza fretta e senza drammi. Voto: 5.