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Il miracolo Canada

Pubblicato il 11 novembre 2020

Il movimento canadese sta raccogliendo gli straordinari frutti di un lavoro cominciato nel 2005 e proiettato nel futuro, con un coach italiano tra i segreti del successo. Auger-Aliassime e Shapovalov, nonostante le tante difficoltà incontrate quest’anno, promettono persino di fare meglio di Raonic.  

Non lasciamoci ingannare dall’estensione, che lo rende il secondo Paese più grande al mondo dopo la Russia. Concentriamoci piuttosto sugli abitanti, poco più di 37 milioni. E sul fatto che in oltre la metà del territorio le condizioni ambientali rendono difficile la presenza stessa dell’uomo, figuriamoci fare sport. Eppure il Canada, tennisticamente, è un miracolo. Non solo per via dei giovani fenomeni Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime, ma per tutto un sistema che affonda le sue radici in anni e anni di programmazione fatta pensando a un futuro lontano, nonché di sacrifici dei ragazzi e delle famiglie (come viaggi quotidiani in aereo per allenarsi) e di organizzazione curata nei minimi dettagli. Organizzazione che peraltro comprende pure un coach italiano, Roberto Brogin. Non è un caso se Milos Raonic è stato presto accompagnato da Vasek Pospisil, un anno più vecchio di lui ma arrivato tardi a esplorare i suoi limiti, per via di una serie infinita di sfortune. Milos e Vasek, che ancora oggi potrebbero trascinare un movimento di alto profilo, sono però già stati rimpiazzati nei cuori e nell’immaginario degli appassionati nordamericani da quegli altri due ragazzotti dalla faccia furba e dal tennis esplosivo. E pazienza se quest’anno, tra lockdown e difficoltà varie, non sono arrivati quei progressi che era lecito attendersi da entrambi. Sia il 20enne Felix che il 21enne Denis sono parte del futuro, non solo del tennis canadese ma del tennis mondiale.

LA FINALE DI DAVIS

A fine 2019, peraltro, il Canada aveva dato prova di essere una squadra, oltre che un insieme di singoli ottimi giocatori. Nella nuova Davis inventata da Kosmos, a Madrid, Pospisil e compagni avevano raggiunto la finale, perdendo solamente da quella Spagna che fin dal principio era parsa destinata ad alzare l’insalatiera più famosa al mondo. Il team nordamericano, proprio quando era privo di una delle sue stelle, Milos Raonic, e con Auger-Aliassime a mezzo servizio, ha trovato nel gruppo la capacità di andare oltre gli ostacoli, raggiungendo il miglior risultato della sua storia. Il prossimo step, tuttavia, passa dai risultati dei singoli, in particolare nei tornei dello Slam. Perché Raonic, pur arrivando a toccare la piazza numero 3 del ranking mondiale, si è ritrovato a competere nell’epoca sbagliata, quella dove i tre fenomeni hanno di fatto chiuso ogni porta (o quasi) ad altri pretendenti per i Major. Il suo miglior risultato resta la finale di Wimbledon 2016, ma di vere, concrete chance per alzare un trofeo, non se n’è mai vista nemmeno l’ombra.

POSPISIL IL RIVOLTOSO

Così il testimone – detto che Raonic ha ancora alcune stagioni davanti a sé per provarci – passa ormai a quelli che hanno una decina d’anni in meno: Shapovalov e Auger-Aliassime, appunto. ‘Shapo’ che brilla di luce propria ad ogni singolo colpo che produce, ma che poi incappa in amnesie tipiche dei personaggi troppo geniali, perdendo dagli Albot (come accaduto a Sofia) e da altri mediani del Tour. Felix che a volte brilla di luce riflessa, adeguandosi fin troppo al rivale che si trova di fronte, mantenendo però uno standard tale per cui a lungo lo si dovrà includere tra i favoriti di ogni torneo a cui prenderà parte. Il tutto mentre Pospisil, col suo talento nascosto in passato dagli infortuni, resta una mina vagante, come hanno dimostrato gli ottavi di finale ai recenti Us Open. Una mina vagante anche fuori dal campo, peraltro, visto che il 30enne di origini ceche è stato tra i promotori di quella sorta di rivolta dei giocatori – poi cavalcata da Novak Djokovic – per avere maggiore potere all’interno del Tour. Dal canto suo, il Canada, il potere vero lo insegue dal 2005 e se lo conquisterà sul campo: mancano giusto alcuni aggiustamenti, manca giusto un risultato che permetta di togliere il tappo a una bottiglia di champagne di qualità superiore.