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I signori dei 20

Pubblicato il 11 ottobre 2020

Sono 57 i titoli Slam vinti tra Roger Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal. Che con il 13° successo al Roland Garros appaia a quota 20 lo svizzero. E non è finita qui. Con Nole adesso anche più motivato di prima a voler entrare nel club…

Il ventesimo Slam di Rafael Nadal è un capolavoro di strategia tennistica. Talmente vasto che fa rivolgere lo sguardo verso il futuro, più che al passato. Certo, non può sfuggire quanto fin qui costruito e raggiunto dal 34enne maiorchino, che adesso ha agganciato Roger Federer oltre la soglia che pareva irraggiungibile per chiunque in quanto a trofei Major soltanto un decennio fa. Il punto è che la super-sfida contro Nole Djokovic, pure lui immischiato in prima persona nella corsa al maggior numero di Slam conquistati in carriera (è fermo, si fa per dire, a 17), è divenuta un po’ meno super di quanto ci si poteva legittimamente attendere. Ma la quasi totalità dei meriti va ascritta proprio a Nadal. Come del resto per tutto quanto raccolto in una carriera che come minimo comune denominatore ha avuto la propensione all’adattamento. Alle superfici diverse dalla terra, sulle quali ha conquistato qualcosa come 7 titoli Major (sottraendo dal totale le 13 Coppe dei Moschettieri); agli avversari sempre più tosti e più pronti a disinnescare il suo tennis originario; alle condizioni fisiche, che gli hanno imposto programmazioni e preparazioni in continua evoluzione.

ARRIVARE A 25

Tutti fattori che hanno concorso alla nascita di una vera e propria epopea rafaelita, plasmata sull’argilla parigina fin dal primo trionfo del 2005. Più di 15 anni fa. Lucidità, rapidità, voglia e grinta non lasciano presupporre cambiamenti subitanei, così per le stagioni più prossime il contatore degli Slam potrebbe serenamente continuare a crescere. Solo i capelli che si diradano al centro della fascetta fluorescente lascerebbero intendere il contrario, gli altri indizi invece sono tutti a suo favore. D’altronde la naturalezza con cui si è sbarazzato del numero 1 del mondo, il giocatore più in forma del momento, (praticamente) ancora imbattuto in tutto il 2020, è sintomo chiaro ed evidente di quanto il marito di Francisca sia ancora iper-motivato e concentrato. “Chiaramente a fine carriera vorrei avere almeno 25 Slam, ma so già che non accadrà”, aveva detto lo spagnolo prima di questo Roland Garros. Probabilmente ha ragione, ma a giudicare da quanto sta facendo vedere quando le bocce si fermeranno quella cifra potrebbe non essere poi così lontana.

UNBREAKKABLE

Dei 13 Roland Garros conquistati, questo è senza dubbio quello che si presentava più ricco d’insidie. Vuoi per l’anagrafe che avanza impietosa (anche se non sembra); vuoi per le condizioni atmosferiche totalmente differenti da quelle standard, primaverili; vuoi per le incognite legate allo stop forzato causa pandemia. Rafa non ha fatto una piega. Non si è fatto scoraggiare dal passo falso contro Schwartzman a Roma, ha saputo crescere set dopo set (tutti vinti, per altro, lungo il torneo) e aggiustare il suo stile di gioco all’autunno parigino. Niente più spin esasperati nei primi colpi di ogni scambio, maggior pazienza e abilità nel giostrare quelli da 5 a 8 colpi e quelli più lunghi di 9. Ciò che non è cambiata è l’efficacia al servizio, soprattutto nei momenti chiave, quelli in cui ci sono state da affrontare le palle break. Contro Nole, Rafa ha salvato l’80% dei break point concessi (4 su 5), nella sua storia a Parigi era a quota 70,3% in questa statistica, percentuale addirittura superiore se si restringe lo sguardo alle sole finali (73,4%). Capitalizzare i punti forti, quindi, adattarsi alle situazioni e limare i dettagli: i tre imperativi che hanno portato Rafa a quota 20 e che lo porteranno anche più in alto di così.

PALLOTTOLIERE SLAM

Ecco come lo spagnolo è riuscito a vincere tanti Slam nell’arco di tre decadi differenti. Tre, come i protagonisti di questa epoca inimmaginabile e probabilmente irripetibile. Con Nadal e Djokovic in campo, sullo Chatrier aleggiava ovviamente anche lo spettro di Federer: “l’uomo dei venti”, il termine di paragone per l’uno e per l’altro. Impegnato in realtà in un giro para-turistico (con obblighi commerciali) a Milano, lo svizzero incassa l’aggancio in una classifica che – sommando tutti gli addendi – porta a 57 il totale dei Major che i tre si sono spartiti. Ricevendo la sua tredicesima consacrazione parigina, Nadal s’è lasciato sfuggire che “Per certi versi è un piacere condividere questa fase storica con campioni così”. Già, per certi versi, perché se le epoche non fossero coincise, per lui (come per gli altri due), ci sarebbe voluto il pallottoliere per contare i trionfi. Altro che Signori dei Venti.