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Swiatek, la Polonia da Slam

Pubblicato il 10 ottobre 2020

La vittoria di Iga Swiatek, la prima della Polonia in uno Slam, è l’ennesima rivoluzione annunciata di un tennis femminile sempre più anarchico. Riuscirà, la 19enne polacca, a confermarsi nei prossimi Major?

La voce che trema, gli occhi lucidi, una corsa verso le tribune per abbracciare staff e famiglia (in barba a tutti i protocolli anti-Covid, ma dopo aver ricevuto l’ok del giudice di sedia) e un’emozione che sgorga come un fiume in piena. Iga Swiatek è la prima polacca di sempre – uomini compresi – a portarsi a casa un titolo del Grande Slam. Lo fa a Parigi, nel Roland Garros più bizzarro di sempre, giocato in autunno per cercare di preservarlo dalla pandemia. Gli organizzatori sono riusciti a salvarlo, pur dovendo ammettere solo un migliaio di spettatori al giorno, e in premio si sono ritrovati sul trono una ragazza con un cuore grande così e con un talento magari non evidente come quello di altre colleghe, ma ugualmente raro. Basta dare un’occhiata alla sua età, in fondo, per rendersene conto. Insieme a lei, che ha 19 anni e al Roland Garros nel 2018 conquistava il doppio Juniores, tra le vincitrici più giovani all’ombra della Tour Eiffel ci sono Steffi Graf, Monica Seles, Arantxa Sanchez Vicario: tre che hanno fatto la storia di questo sport.

UNA VERA RIVOLUZIONE?

Chissà se anche lei, che in patria già ammiravano da tempo come una potenziale campionessa ma che solo ora si è scoperta regina, riuscirà in qualche modo a lasciare un segno del suo passaggio che vada oltre un titolo Slam. Viste le tante rivoluzioni annunciate e poi mai mantenute dal tennis femminile negli ultimi anni, la domanda è legittima e in fondo dev’essere passata per la mente pure a lei, quando nell’intervista post match rilasciata a Marion Bartoli ha detto di essere l’ennesima ‘underdog’, come gli inglesi chiamano gli sfavoriti, ad alzare il trofeo di un Major. “This is crazy”, è folle, ha commentato la polacca con un sorriso. E forse pronunciando quelle parole avrà pensato che pure la sua avversaria nell’ultimo atto, Sofia Kenin, era reduce dal suo primo centro Slam in Australia. Oppure che prima di loro tante altre erano passate da quel momento di gloria così dolce, con annessa promessa di rimanere stabilmente al vertice, prima di insabbiarsi tra dubbi e conferme mancate.

NUOVA TOP 20

Oltre all’età che gioca a suo favore, in questo caso c’è una consistenza che appare diversa dal resto del gruppo. La ormai ex numero 54 del mondo (da lunedì fra le top 20) fa sembrare tutto semplice e pare avere ancora margini di miglioramento importanti, un po’ in ogni settore. Persino in quel diritto da circuito maschile (per velocità e rotazione), che però nelle giornate peggiori può andare spesso fuori giri. La simpatica Iga a volte mostra tutti i suoi 19 anni e le sue incertezze, mentre questa settimana le ha nascoste talmente bene che le avversarie ne sono rimaste tramortite, tanto da raccogliere in totale la miserie di 28 game in sette partite, una media di due a set. In nessuno dei suoi match si è mai avuta l’impressione che la sfida potesse davvero cominciare. Non con Simona Halep, non con la pur bravissima Martina Trevisan, non con la sorprendente Podoroska e nemmeno con una Kenin particolarmente sfortunata, afflitta da un problema fisico che l’ha probabilmente limitata nella sua prestazione.

NEL NOME DEL PADRE

Adesso per la polacca di Varsavia comincia il difficile, ossia il periodo della conferma. Dovrà cercare di crescere ancora se vorrà vincere pure sui campi duri, se vorrà trionfare anche in uno Slam con al via tutte le migliori, comprese per esempio Osaka e Barty, assenti per motivi diversi sulla terra parigina. La questione però non sembra preoccupare eccessivamente la protagonista della storia, ben determinata a seguire gli insegnamenti di papà, uno che con il canottaggio ha pure raggiunto le Olimpiadi, e dunque sa bene come si arriva in alto nello sport: “Mi ha insegnato a essere professionale, mi ha insegnato tutto”, ha detto Iga prima di cominciare a singhiozzare per l’emozione. Chissà se saprà insegnarle anche come si gestisce una vittoria così pesante, come si passa sopra a un titolo del Grande Slam senza rimanerne schiacciati.