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Il Roland Garros è un tango argentino

Pubblicato il 7 ottobre 2020

Diego Schwartzman e Nadia Podoroska fanno sognare l’Argentina, volando in semifinale dopo le vittorie su Thiem e Svitolina. Due imprese fatte della stessa sostanza: un tennis che non regala nulla, grande intelligenza e una fede incrollabile nella cultura del lavoro.

Nadia Podoroska e Diego Schwartzman non hanno in comune soltanto il passaporto argentino. Hanno in comune una mentalità ben precisa che da quella terra deriva e che si può riassumere così: giocati ogni possibilità e non dare mai nulla per scontato. Dal basso del loro metro e settanta scarso e del loro tennis di rimessa, di fronte alla elegante esplosività di Elina Svitolina e Dominic Thiem, hanno costruito punto dopo punto due imprese diverse ma uguali. Diverse perché Diego detto ‘El Peque’, tutto sommato, una chance contro Thiem sapeva benissimo di averla, mentre Nadia da Rosario aveva cominciato il suo torneo dalle qualificazioni e da un numero 131 Wta che la colloca come migliore tennista albiceleste solo per mancanza di alternative accettabili. Due imprese uguali, però, perché fatte della stessa sostanza: colpi rotondi, pochi rischi e (quasi) mai un errore senza un significato ben preciso, un mix capace di mettere in crisi le presunte sicurezze dei favoriti.

SCHWARTZMAN, SGAMBETTO A THIEM

Schwartzman ha impiegato cinque ore e una manciata di minuti per chiudere la sua, di impresa. Perché contro Thiem puoi vincere, sì, ma sai benissimo che dovrai armarti di santa pazienza dal primo all’ultimo punto. L’austriaco ha provato a far male con le sue sbracciate che solo qualche settimana fa gli avevano consegnato gli Us Open, primo Slam della carriera. Ma quest’umida terra parigina d’autunno ha funzionato da alleata per i recuperi di Diego, pronto a fare chilometri per recuperare ogni palla. Ridurre la sua vittoria a un mero esercizio fisico sarebbe tuttavia profondamente ingiusto: Schwartzman ha vinto anche perché ha doti tecniche magari meno appariscenti di altri, ma ugualmente straordinarie. Ha vinto per una mano sopraffina, per la capacità di trovare angoli e di difendere, per le variazioni che spezzano gambe e ritmo. Del resto a Roma aveva riservato lo stesso trattamento a Rafa Nadal, che ne era uscito con le ossa rotte. Quello stesso Nadal che ritrova ora nella semifinale più importante della sua vita.

PODOROSKA, DAGLI ITF AL PARADISO

Se il connazionale, a partite come queste, era in qualche modo abituato, la vicenda è tutta una novità per Nadia Podoroska, la quale fino allo scorso 13 settembre stava ancora giocando i tornei del circuito Itf. Certo vinceva parecchio, Nadia, nel Tour minore delle ragazze, ma era impensabile immaginare che sarebbe stata competitiva con le migliori pure a Parigi. Invece nei quarti, la sudamericana di origini ucraine ha cominciato a muovere la favorita Svitolina (che già qualche scricchiolio lo aveva mostrato in precedenza) fino a farle perdere ogni riferimento. I colpi angolati da fondo e qualche palla corta insicura ma funzionale al suo obiettivo hanno tolto alla numero 3 del tabellone ritmo e sicurezze, fino a una soluzione in due set che a un certo punto è apparsa quasi scontata. Non si vedeva come i colpi di Elina potessero far male all’avversaria, non si vedeva come Nadia potesse calare di intensità o cambiare atteggiamento. Ora contro Iga Swiatek, che gioca un po’ come lei ma con maggiore forza e intensità, parte un’altra volta sfavorita. Ma in fondo il suo torneo è già un trionfo.

INTELLIGENZA AL POTERE

In definitiva, ciò che accomuna più di ogni altra cosa Schwartzman e Podoroska è l’intelligenza, nel senso più ampio del termine. L’intelligenza di capire che un altro tennis è possibile, soprattutto sulla terra e ancora di più sulla terra parigina di quest’anno. L’intelligenza di vedere difetti attaccabili in avversari che da altri sono visti come semplicemente fuori portata. L’intelligenza di capire che solo il lavoro porta risultati. Una considerazione che vale per chi ha più talento di loro, e che dunque per i piccoli argentini conta il doppio. Adesso Diego è a un passo dai top 10, Nadia è già virtualmente top 50. Ma sono solo tappe, solo numeri. Ciò che conta è il cammino, quello fatto e quello da fare.