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Martina Trevisan, Parigi è una favola

Pubblicato il 1 ottobre 2020

Alla sua seconda apparizione nel main draw di uno Slam, Martina Trevisan vola al terzo turno. Nella partita vinta contro la futura stella Coco Gauff, c’è un senso di giustizia e di riscatto per un percorso tortuoso, che l’aveva portata lontano dai tornei per quasi 5 anni.

A volte in una vittoria ci può essere un senso profondo, più profondo di quello che dona una partita di tennis. A volte in una vittoria c’è una forma di giustizia, una ricompensa per tutto quello che di difficile è transitato nella propria vita. Martina Trevisan aveva deciso di smettere di giocare già undici anni fa. L’ultimo torneo della sua prima carriera da professionista è datato dicembre 2009, lei nel pieno dell’adolescenza, speranza concreta del tennis italiano che decide di lasciare quel mondo dell’agonismo spietato per affrontare da ragazza normale problemi più grandi dei suoi 16 anni. Una famiglia che cambia aspetto, la malattia del padre, l’anoressia come rifugio distorto per cercare di sparire o di ricominciare. Da quell’incubo Martina ha saputo uscire, sempre con il tennis ma in un’altra versione: non più professionista per seguire le orme delle fantastiche quattro italiane sul tetto del mondo, bensì maestra in un piccolo circolo della sua Pontedera. Dove anche solo rivederle un sorriso stampato sul volto, mentre si preparava a scendere in campo per una giornata con i suoi allievi, era il successo più grande che si potesse immaginare.

LA SECONDA CARRIERA DAL 2014

Nel percorso che l’ha portata a raggiungere il terzo turno in questo Roland Garros così particolare, alla 26enne toscana saranno tornate alla mente quelle prime partite dopo aver preso la decisione di riprovarci: era il maggio del 2014, erano passati quattro anni e mezzo dall’ultimo torneo pro, ma il talento era rimasto intatto. Al punto che le bastarono tre tappe per arrivare di nuovo in finale, cinque per vincere un titolo. Poco a poco Martina ha saputo ricostruire tutto: il fisico, il morale, i suoi ritmi e i suoi colpi mancini, tanto belli quanto efficaci. Ha ritrovato la Nazionale, ha ritrovato una prospettiva di lungo periodo, spinta dai tanti che hanno sempre creduto nelle sue potenzialità. Tra cui Tathiana Garbin, la capitana azzurra di Fed Cup. La classifica, per lungo tempo, non le ha dato ragione e ancora oggi non le consegna il traguardo delle top 100 Wta, ma intanto Parigi è una bellissima idea per mettersi seriamente a inseguire quell’ultimo tassello che chiuderebbe un cerchio. Magari per riaprirne un altro fatto di vittorie ancora più pesanti, ancora più gratificanti.

K.O. LA STELLINA GAUFF

Vittorie come quella contro Coco Gauff, l’americana che ha 16 anni ma ne dimostra molti di più, quanto a maturità e ad aspettative che deve sostenere. Dentro e fuori dal campo. Anche Coco ha talento da vendere, quello delle predestinate. Eppure nella partita contro Martina è stata proprio lei, la stella di domani, a capitolare. Ha vinto il primo set, ha subito la rimonta, ha capito che quell’italiana dal tennis perfetto per la terra non le avrebbe regalato niente. E così è finita con l’azzurra a braccia alzate, mentre cacciava un urlo che si sarà sentito pure sotto la Tour Eiffel. Un urlo di gioia e di liberazione, per celebrare una partita sognata da troppo tempo. Forse da quando, sugli stessi campi del Roland Garros, la piccola Trevisan raggiungeva la semifinale del torneo Under 18 di doppio: era quel maledetto 2009 e pareva l’inizio di una bella storia, invece erano gli ultimi fuochi della prima carriera.

TERZO TURNO AL SECONDO SLAM

Se l’avvio della seconda si può datare al 2014, la terza carriera comincia adesso. Comincia dalla sua seconda partecipazione nel main draw di uno Slam, che si tramuta (almeno) in terzo turno. Comincia da una città che sa come far sognare e come fornire sempre una nuova opportunità. Quella che oggi si para davanti a Martina Trevisan è enorme: costruirsi un cammino che la possa portare in alto sì, ma consapevole della sua forza, tecnica e mentale. Una forza che le deriva dalle esperienze vissute ma pure da qualcosa di più legato al campo e di più attuale: una completezza che non deve temere alcun confronto, in particolare sulla terra battuta, la superficie dove Martina è cresciuta e dove ha forgiato i propri colpi. Nel match contro Cori Gauff, sembrava lei e non l’americana, la ragazzina che sta crescendo e che non vede l’ora di volare. Forse, età a parte, non era soltanto una sensazione, forse in fondo era davvero così.