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Il doppio sorpasso di Djokovic

Pubblicato il 21 settembre 2020

La quinta vittoria a Roma di Novak Djokovic coincide con due grandi sorpassi. Uno su Nadal in quanto a Masters 1000 vinti e l’altro su Pete Sampras nella classifica delle settimane al numero 1 del mondo.

È significativo che il sorpasso di Novak Djokovic ai danni di Pete Sampras nella classifica delle settimane in cima al ranking Atp avvenga proprio nel giorno della finale di Roma. Uno degli unici due tornei vinti da Pistol Pete sulla terra rossa, di sicuro il più prestigioso. Il serbo col successo su Diego Schwartzman agli Internazionali BNL d’Italia ha pure superato Rafael Nadal in quanto a Masters 1000 vinti, a quota 36. Per dare un’idea: 8 più di Federer, 19 più di Agassi e 22 più di Murray, i più immediati inseguitori nella specifica graduatoria. Due sorpassi in uno, dunque. Quello su Sampras però ha un significato particolare, intanto perché a detta del Djoker stesso “Pete era un idolo di quando ero ragazzino, lo ammiravo moltissimo” e poi perché fa balzare all’occhio ancora di più come si tratti solo di una formalità. Perché nella realtà il serbo non solo aveva già sorpassato la leggenda di Pete, ma aveva persino tolto la freccia ed era rientrato in corsia prendendo la posizione – si direbbe in Formula Uno – a uno dei più iconici (e amati) simboli del tennis Anni ’90.

DJOKOVIC IN ROSSO

La finale con cui ha suggellato i due sorpassi – la decima a Roma, per il quinto titolo – è stata bagnata da due scrosci di pioggia durante il primo set (e da un altro durante la premiazione) senza però essere mai sospesa. Nole, di rosso vestito a far pendant con la superficie, ha tenuto la traiettoria senza perdere aderenza neanche sul bagnato, neppure quando il piccolo grande Schwartzman (un metro e 70 di cuore e saggezza terraiola) ha provato a farlo deragliare a caccia del suo di sorpasso, tentato ma fallito, ai danni di Denis Shapovalov per l’ingresso nei Top 10. Nole è andato per la sua strada con l’acceleratore sempre schiacciato, vincendo un titolo a conti fatti più che meritato e che dimostra la sua capacità di adattamento a una superficie che – anche a detta sua – non è né la preferita né la più adeguata alle sue caratteristiche.

SAMPRAS E LA TERRA

Per contro Sampras vinse a Roma solo nel 1994, quando superò in una finale a senso unico Boris Becker. Lungo il tabellone, affrontò e sconfisse pure l’attuale presidente dell’ATP, l’italiano Andrea Gaudenzi. Col quale adesso è Djokovic a giocare un’altra partita, ben più politica, sull’equilibrio dell’indipendenza dell’ATP e della nascita della nuova Professional Tennis Players Association. Tornando a Sampras, il sorpassato, quel successo a Roma restò il suo miglior risultato sul rosso. Se guardiamo al Roland Garros, l’americano troppo fragile sul rovescio per arginare i top spin dei terraioli spagnoli dell’epoca, non è mai andato oltre la semifinale (1996). Indizi che fanno più di una prova riguardo a chi era davanti a chi già prima del sorpasso formale nel libro dei record.

LA PROVA DEI NUMERI

D’altronde basterebbe anche solo confrontare i sigilli Slam per confermare la tesi: 14 quelli dello statunitense, 17 per Djokovic. E pensare che quella di Sampras era una cifra abnorme per gli standard della fine del millennio scorso. Adesso però è stata surclassata dalle imprese dei Big Three: Roger è arrivato a quota 20, Rafa ci è quasi (proverà l’aggancio a Parigi) e lui, Djokovic, è lì dietro in scia. 17 significa tre più di Sampras, un margine reso ancor più fosforescente dalla casella relativa al Roland Garros, che il serbo ha riempito vincendo nel 2016. Un unicum anche per lui, sì, ma comunque un segno distintivo evidente se confrontato a Pete. Anche perché l’attuale n.1 del mondo è arrivato altre tre volte in finale, di cui due perse contro il cannibale Nadal e una contro il vicerè svizzero Stan Wawrinka. Per tutti questi motivi Novak Djokovic sta davanti: sia a un mostro come Nadal, almeno nel computo dei “1000” vinti, sia a una leggenda come Sampras nell’ordine di merito del tennis di ogni epoca.