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Diego e Shapo da 10

Pubblicato il 21 settembre 2020

In lotta diretta per un posto nei primi 10 Atp, Diego Schwartzman e Denis Shapovalov hanno trasformato la semifinale degli Internazionali BNL d’Italia nel match più bello del post-lockdown. Se il canadese avesse vinto sarebbe stato certo di entrare nei Top Ten, invece ora l’argentino può rubargli il posto battendo Djokovic.

Se le sono date di santa ragione fino a tarda sera mentre Djokovic era sdraiato sul divano a guardarsela in tv. Ma tra Diego Schwartzman e Denis Shapovalov il posto in finale agli Internazionali BNL d’Italia non era l’unico premio in palio. Dietro alla grande battaglia del Foro Italico che ha dato vita alla più bella partita del post-lockdown, e probabilmente del 2020 tutto, c’era altro. I due da qualche giorno sono in concorrenza diretta per un posto nei Top 10. Almeno da quando Schwartzman si è salvato contro il polacco Hubert Hurkacz nel terzo set degli ottavi di finale e da quando il biondino canadese ha avuto la meglio su Grigor Dimitrov nei quarti. “Ho giocato tutto il match con un chiodo fisso – ha detto l’argentino -: sapevo che vincendo mi sarei avvicinato molto ai Top 10, e adesso se batto Djokovic ci riuscirò. È stata una motivazione fondamentale contro Denis, credo di aver vinto proprio per questo motivo, perché ho combattuto tutto il tempo dall’inizio alla fine”. Tre ore e un quarto (è stato il match più lungo del torneo fin qui) fatte di intensità e adrenalina pura. Grazie alle quali non solo El Peque si è tenuto aperta la possibilità di entrare fra i Top 10 per la prima volta, ma per la prima volta ha centrato pure una finale Masters 1000. Come a Roma non succedeva a un argentino dal 2005, da quando cioè Guillermo Coria provò a stregare Nadal ma uscì sconfitto da una maratona memorabile.

NOLE, 30… SENZA LODE

La vittoria in semifinale su Casper Ruud è stata la trentesima del 2020 di Novak Djokovic. A fronte di una sola sconfitta, se così si può tecnicamente chiamare per come è arrivata (ovviamente è quella patita a New York per squalifica). Un ruolino di marcia che per il serbo, numero 1 al mondo, significa anche seconda miglior “partenza” di sempre dopo 30 partite giocate in stagione. Certo, le statistiche di quest’anno vanno sempre accompagnate da un bell’asterisco, ma il dato resta. Solo nel 2011 Nole era riuscito a far meglio, con un sontuoso 30 su 30. Per come si sta esprimendo agli Internazionali BNL d’Italia e per quella macchia newyorchese sulla sua stagione (e carriera?) deve accontentarsi del 30. E niente lode.

IL RECORD DI MASTERS 1000

Il fatto che Nadal sia uscito ai quarti di finale e Novak Djokovic sia la superstar della finale 2020 ha ripercussioni anche sui libri dei record. Sì, perché i due sono appaiati nella classifica dei titoli Masters 1000, a quota 35. Prima di occuparsi del sorpasso, val la pena fermarsi un momento alla grandezza del numero. Prima dell’era Big Three, il primato apparteneva ad Andre Agassi, con 17 trofei. Diciassette: vuol dire che ormai Rafa e Nole, con innumerevoli chance ancora a loro disposizione, hanno già doppiato il Kid di Las Vegas. In mezzo, in terza piazza, ovviamente c’è Federer, ben distanziato a quota 28. Roma, per Nole, potrebbe far rima con leadership solitaria. A quota 36. Mostruoso. Inoltre, con la vittoria su Casper Ruud in semifinale il serbo ha portato a 10 il totale delle sue finali a Roma (con 4 vittorie): in nessun altro torneo è mai arrivato così tante volte in fondo.

KAROLINA PER LA DOPPIETTA

Alla sesta apparizione consecutiva al Foro Italico, Karolina Pliskova ha la chance di diventare l’undicesima donna della storia del torneo a riuscire nella doppietta in stagioni consecutive. Un’impresa che non era sfuggita a Elina Svitolina tra 2017 e 2018, come sa bene suo malgrado Simona Halep, sconfitta in entrambe le occasioni dalla tennista ucraina. La ceca, quest’anno testa di serie n.2 del tabellone, ha avuto vita abbastanza facile in semifinale contro la connazionale Marketa Vondrousova, avversaria più giovane ma ostica sulla terra rossa (come dimostra la finale raggiunta al Roland Garros nel 2019). Un risultato che Karolina in qualche modo si aspettava: nelle dichiarazioni della vigilia poteva sembrare presuntuosa nel dire che, se avesse giocato il suo tennis, non avrebbe avuto nulla di cui preoccuparsi. Era solo consapevolezza.

HALEP E IL ROSSO

Simona Halep ha i numeri, questo si sa. Le manca qualche trofeo in più in bacheca rispetto a quanto si potesse preventivare ma in quanto a curriculum non si può lamentare. Quella contro Karolina Pliskova sarà la sua finale numero 39 nel circuito Wta, la diciottesima sulla terra battuta (la terza specificatamente su quella di Roma). Sul mattone tritato la rumena, che per la seconda volta arriva in finale al Foro Italico da testa di serie n.1 del torneo, è terza nella speciale classifica riservata alle più titolate sulla superficie, dietro soltanto alle sorelle Williams. Serena è lontana a quota 13, mentre Venus è soltanto un gradino più in su, a quota 9, e può essere agganciata. Le premesse ci sono tutte. Basti pensare che fino al match di semifinale contro Garbine Muguruza, Simona era l’unica a non aver ancora perso un set agli IBI20.

FEDERER E DENIS, CHE LAPSUS!

Dopo il “Gioco Federer” pronunciato dal giudice di sedia Nacho Forcadell – quando in realtà il game lo aveva vinto Djokovic ai danni di Dominik Koepfer nei quarti di finale – anche lo speaker del centrale del Foro Italico è incappato in un lapsus. Che però in questo caso è davvero freudiano: dopo le 3 ore e 15 minuti di gioco utili a Diego Schwartzman per superare Denis Shapovalov, dall’impianto è risuonato: “Facciamo un bell’applauso al secondo finalista degli Internazionali BNL d’Italia… Denis Schwartzman”. In effetti sì, una partita così bella ed emozionante avrebbero meritato di vincerla entrambi. Come hanno avuto modo di dire a bocce ferme gli stessi protagonisti nel post-match.