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Naomi Osaka regina nella bolla degli US Open

Pubblicato il 13 settembre 2020

Naomi Osaka non sbaglia un colpo nelle finali Slam: rimonta Azarenka e si prende il terzo Slam, il secondo US Open. Un successo nel torneo più anomalo, che tuttavia ha premiato una vera leader. In campo e fuori.

Ha vinto la giocatrice che ha maggiori risorse tecniche. Ha vinto la giocatrice con più carisma. Naomi Osaka centra il terzo titolo Slam su tre finali disputate, trionfando nella bolla di New York al termine di una finale più intensa che bella contro Vika Azarenka. È la vittoria di una ragazza mai banale, non in campo e non fuori. La vittoria di una giocatrice che ha già, con le sue prese di posizione decise, valicato i confini dello sport per entrare nelle notizie di cronaca. E pensare che due anni fa, quando si prese il primo Major proprio sugli stessi campi di Flushing Meadows, sembrava solo una spalla dell’attrice protagonista, quella Serena Williams che era stata il suo idolo d’infanzia e che le aveva rubato la scena impropriamente e in maniera decisamente poco elegante. Adesso la scena sa come prendersela, Naomi, che mantiene una caratteristica curiosa: negli Slam, o vince, o non supera gli ottavi di finale. Il suo record nei tornei che contano è tra i più bizzarri che si possano incontrare: tre vittorie, due ottavi, nove terzi turni, un secondo turno e due sconfitte all’esordio.

DA BAJIN A FISSETTE

È però un bilancio che dice molto sul personaggio Osaka, ragazza che ha bisogno di stimoli continui per riuscire ad attivarsi. Non a caso, dopo aver abbandonato quel Sascha Bajin che l’aveva portata ai primi successi, Naomi ha trovato in un altro coach di carattere la chiave per riprendere la strada. “Wim Fissette – parole della giapponese – è stato determinante nell’evitare che quel blocco mentale che mi attanagliava diventasse troppo grande, ingestibile”. Ed è un curioso gioco del destino che in finale a New York, Naomi abbia battuto proprio una delle ex del coach belga, tra i più apprezzati (e vincenti) del Tour femminile. Un confronto che sarebbe già dovuto andare in scena due settimane fa, nella finale del torneo di Cincinnati spostato sugli stessi campi degli Us Open. Un match che invece non si giocò per il ritiro precauzionale della numero 9 del mondo, poi in grado di ripartire in quinta al contatto con l’evento che l’aveva lanciata.

A SOSTEGNO DI BLACK LIVES MATTER

Quando deve ancora compiere 23 anni, Naomi Osaka rappresenta lo spot migliore per il tennis femminile. Rappresenta un concentrato di esplosività e dolcezza, di esuberanza e calma, che difficilmente si è visto nel mondo dello sport. Tanto capace di mordere quando il gioco si fa duro, quanto restia a prendersi la scena per farsi notare off court. A meno che non ci sia di mezzo una causa più grande, come nel caso dell’appoggio al movimento ‘Black Lives Matter’. Ascoltare le sue conferenze stampa surreali, seguire il suo sguardo perduto mentre i riflettori sono puntati su di lei al termine di una grande impresa, è una delle cose più divertenti che possano capitare a un addetto ai lavori nel tennis del 2020. Che poi tutto questo sia totalmente reale, o ci sia invece pure una parte di recitazione, non è dato sapere con certezza. Ma la natura del personaggio fa propendere per la prima ipotesi, per una persona che si trova più a suo agio in campo che di fronte alle telecamere in una sala stampa.

OBIETTIVO: RITORNO AL NUMERO 1

L’obiettivo da qui in poi sarà quello di riprendersi la vetta del mondo, quel numero 1 che già le è appartenuto e che fino a poco tempo fa sembrava un po’ troppo lontano per essere davvero un traguardo alla portata nel breve termine. L’obiettivo sarà anche quello di vincere uno Slam meno anomalo, di confrontarsi con Simona Halep e Ashleigh Barty, per esempio, e far capire loro chi comanda. L’assenza della rumena e dell’australiana nel torneo non si è sentita come quella di Roger Federer e Rafael Nadal nel tabellone maschile, ma sotto il profilo tecnico ha modificato gli equilibri in maniera importante. È vero che il circuito femminile da tempo non vanta una vera regina, ma non aver avuto tra i piedi la numero 1 la numero 2 del ranking è stato un vantaggio per tutte. Osaka compresa. A Naomi il compito di far capire che può essere lei a dettare le regole: sarebbe una leader perfetta per un tennis femminile che di leader ha estremo bisogno.