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Zverev – Thiem, la grande occasione agli US Open

Pubblicato il 12 settembre 2020

Zverev o Thiem: uno dei due vincerà lo Slam più anomalo della storia recente, uno dei due potrà cominciare una nuova carriera agli US Open. E togliersi di dosso l’etichetta di perdente di successo.

Sarà la prima finale degli Us Open senza Roger Federer, Rafael Nadal o Novak Djokovic dal 2014 (quando il titolo se lo giocarono Marin Cilic e Kei Nishikori), sarà la prima finale di uno Slam senza uno dei Big Three da Wimbledon 2016 (Murray-Raonic). Ma sarà soprattutto la chance della vita per due giocatori che fin qui si erano visti appiccicare addosso l’etichetta scomoda di perdenti. Stavolta, uno dei due vincerà: Dominic Thiem o Alexander Zverev, uno dei due comincerà da New York, dal Major più triste e strano della storia recente, una seconda carriera. Anche se poi questo risultato andrà confermato in tempi normali, o almeno in un evento con qualcuno dei padroni del tennis pre-Covid presente. Magari, chissà, già dal Roland Garros che attende alle porte tra un paio di settimane.

MEDVEDEV SPRECONE

Thiem si era presentato agli Us Open senza troppa fiducia, dopo la pessima esibizione al primo turno del Masters 1000 di Cincinnati. Invece piano piano ha cambiato tutto. Non ha brillato all’inizio delle due settimane, poi ha cominciato a carburare e nella partita vinta in tre set in semifinale contro Daniil Medvedev è tornato quello che poteva essere: una degna alternativa al triumvirato. Il russo deve incolpare soprattutto se stesso, per non essere riuscito perlomeno ad allungare il confronto: ricaduto nei suoi vecchi difetti e in una evitabile discussione con l’arbitro (prendendosela con l’intero torneo), ha perso la concentrazione al punto tale da lasciare per strada addirittura un set. Tuttavia è riuscito a rientrare mentalmente nel match, ma nei momenti decisivi è apparso meno solido del suo avversario, forse troppo impaurito di fronte alla chance enorme che si stava parando di fronte a lui.

RIMONTA ZVEREV, CARRENO BUSTA KO

La solidità che non ha mostrato il moscovita l’ha invece trovata Thiem, che non si è arreso nemmeno quando nel terzo set si è trovato a dover inseguire (e a un passo dall’andare sotto 1-5). Come non si è arreso Zverev, sotto due set a zero contro Pablo Carreno Busta prima di cominciare la rimonta. La nuova tranquillità del tedesco di origine russa si era già potuta apprezzare nei turni precedenti, e contro lo spagnolo ha raggiunto la sua sublimazione. Spaesato e (apparentemente) spaventato, lo Zverev dei primi due parziali ha lasciato spazio a un giocatore nuovo a partire dal terzo: meno errori, più tennis percentuale di fronte a un avversario che sulle percentuali ci ha costruito una carriera. E infine il trionfo, mai messo in discussione durante la quinta frazione. Resistenza e determinazione, anche quando il loro tennis non li stava supportando a dovere: ecco le armi con cui Thiem e Zverev si sono conquistati il match decisivo.

LA RIVINCITA DELL’AUSTRALIAN OPEN

I precedenti dicono che l’austriaco parte favorito, che Zverev contro di lui ha sempre fatto molta fatica. Anche se dall’ultimo incontro in uno Slam, la semifinale australiana, il tedesco si è portato a casa parecchi rimpianti. Quella sfida ceduta in quattro set dovrà essere un punto di partenza per Sascha, che stavolta non si potrà permettere distrazioni, se vorrà cercare di dare una svolta alla sua storia sportiva ferma da troppo tempo sugli stessi ostacoli e sugli stessi dubbi. Vincere uno Slam, seppur uno sui generis come questo, rappresenterebbe un passaggio decisivo verso la maturità. Vincerlo senza esprimere il suo miglior tennis, come è accaduto fin qui, sarebbe paradossalmente una ulteriore dimostrazione di forza. Sarebbe un modo per far capire a coach David Ferrer che la lezione più importante, forse, è già stata assimilata.