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Djokovic, un errore che costa caro

Pubblicato il 7 settembre 2020

La squalifica patita da Novak Djokovic agli Us Open ha pochi precedenti negli Slam, nessuno dei quali riguarda un numero 1 del mondo. Un episodio che entra nella collana di un 2020 sopra le righe per il campione serbo, e che spalanca le porte a un nuovo vincitore.

 ‘Triste e vuoto’, come l’Arthur Ashe Stadium in questi Us Open sempre più surreali. Novak Djokovic comincia così la breve nota di scuse affidata ai social per spiegare il suo stato d’animo in seguito alla vicenda che ha fatto il giro del mondo. L’ennesima breaking news che lo riguarda in un’annata nella quale è stato spesso in copertina: il numero 1 del mondo, in corsa per lo Slam numero 18 e imbattuto nel 2020, squalificato per una pallata in piena gola rifilata a una giudice di linea. Che il gesto sia stato involontario è tanto ovvio quanto ininfluente ai fini della decisione presa dagli ufficiali di gara di New York. ‘Se non avete alternative…’, ha provato a sussurrare Nole durante i dieci minuti di confronto con Andreas Egli e Soeren Friemel, ma la frase era talmente timida da far pensare che nemmeno il serbo credesse davvero di poterla scampare. Del resto il regolamento non lascia dubbi, e non è una semplice questione formale. Perché scagliare una palla con violenza senza curarsi di chi potrebbe incontrare sul proprio percorso è un rischio troppo grande per non essere sanzionato. E chi ha perplessità in questo senso potrebbe semplicemente ricordare ciò che accadde all’arbitro Arnaud Gabas, colpito in pieno occhio da Shapovalov durante un match di Coppa Davis del 2017.

I PRECEDENTI

Non è la prima volta, dunque, che accade qualcosa del genere. Ma è la prima volta che accade a un numero 1 del mondo in uno Slam. Oltre all’episodio di Shapovalov, il più grave degli ultimi anni, ce ne sono altri che hanno visto come sfortunati protagonisti persino giocatori in grado di fare della correttezza una loro cifra stilistica. Per esempio il britannico Tim Henman, squalificato addirittura a Wimbledon, in doppio nell’edizione del 1995, per un gesto di stizza simile a quello di Djokovic, ma in direzione di una raccattapalle. Mentre ci sono altri episodi sfociati in una squalifica che hanno coinvolto personaggi già conosciuti per il loro carattere sopra le righe: John McEnroe su tutti, ma pure Jeff Tarango, David Nalbandian o Stefan Koubek, l’austriaco che stufo del comportamento provocatorio del connazionale Daniel Koellerer (poi radiato per una vicenda scommesse), decise di prenderlo letteralmente per il collo durante un cambio di campo.

IL 2020 DI NOLE: DALL’ADRIA TOUR ALLA PTPA

A prescindere da quello che accadrà da qui a fine stagione, il 2020 del tennis resterà dunque legato inevitabilmente a questo episodio e alle controverse vicende del campione serbo, sempre sotto i riflettori, nel bene e nel male. Nole che era intervenuto in maniera importante nella lotta al coronavirus (l’ingente donazione agli ospedali della Bergamasca da quelle parti non la dimenticheranno), per poi sporcare la propria immagine con la vicenda dell’Adria Tour, il mini-circuito che si fece beffa di tutte le regole di distanziamento, salvo poi scoprire di aver dato vita a un piccolo cluster di contagiati, nel gruppo dei giocatori presenti e non soltanto. Nole che ha dato una spinta decisiva all’associazione alternativa all’Atp, dimettendosi da presidente del Players Council e dando vita alla Ptpa, creando la spaccatura più evidente nel mondo del tennis dalla nascita stessa del Tour come lo conosciamo oggi. Nole che – per passare al campo – aveva vinto il primo Slam stagionale in Australia, l’ultimo del mondo pre-pandemia, e che fino alla pallata disgraziata di New York era ancora imbattuto.

I NUOVI FAVORITI

Ora gli Us Open si aprono a qualsiasi risultato e a un vincitore nuovo e diverso dai Big Three, cosa che negli Slam non accadeva dal 2016, quando Stan Wawrinka trionfò proprio sul cemento di New York. I più attesi a questo punto diventano Daniil Medvedev e Dominic Thiem, numero 3 e numero 2 nel seeding ma a parti invertite se consideriamo la condizione attuale e l’attitudine ai campi duri. Ma in corsa ci sono pure Shapovalov e Zverev, De Minaur e Auger-Aliassime, Coric e Rublev. Per non parlare di Matteo Berrettini. Insomma, tutti quei giovani che aspettavano da tempo il loro momento, arrivato forse ora, nello Slam più folle e surreale di sempre.