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Azarenka vs Sabalenka: orgoglio bielorusso

Pubblicato il 3 settembre 2020

Il match tra Vika Azarenka e Aryna Sabalenka non sarà un secondo turno come un altro. Mentre la loro Bielorussia è in fibrillazione, chi vincerà il derby tra le due più forti tenniste dell’ex repubblica sovietica potrà pensare di arrivare in fondo. Magari lanciando un altro messaggio di vicinanza alla gente che manifesta.

Nella notte italiana, Aryna Sabalenka (numero 11 Wta) e Victoria Azarenka (numero 27 ma ex numero 1) si affronteranno sul Louis Armstrong in un derby che vale la qualificazione al terzo turno degli Us Open nella Grande Bolla. Ma in realtà, più che per loro stesse, staranno giocando per un intero Paese, con la testa e con il cuore a migliaia di chilometri di distanza. La Bielorussia ribolle di fronte alle manifestazioni di piazza seguite alle elezioni che hanno confermato al potere il padre-padrone Aleksandr Lukashenko, le proteste dilagano ormai da giorni con conseguenze imprevedibili non solo per quell’area del mondo. E nemmeno lo sport può tacere. Dopo il ritiro di Max ‘The Beast’ Mirnyi, il tennis nell’ex regione sovietica è un affare tutto declinato al femminile. Così sono loro, le ragazze, a metterci la faccia per chiedere trasparenza e giustizia.

DALLA PIAZZA AI SOCIAL

“Non ho dormito per quattro notti di fila – le parole di Aryna Sabalenka sui social – e non posso credere che questo stia accadendo a un Paese come il mio che per natura è così tranquillo. Desidero solo che tutto ciò finisca presto”. Implora pace anche Vika Azarenka, lei che quella terra natia l’ha lasciata quando aveva soltanto 15 anni per stabilirsi in pianta stabile negli States, dove si è costruita una famiglia e una vita. Lei che tuttavia quella bandiera e quelle origini se le sente ancora addosso e le vuole difendere, seppur da lontano. C’è infine un’altra giocatrice che, al contrario, in Bielorussia è rimasta ed è pure stata parte attiva della protesta di questa giorni. Vera Lapko, sconfitta al secondo ostacolo a New York, e pronta a tornare in patria e a dare una mano per ristabilire giustizia nel proprio Paese: “Vedere tanta gente che si mobilita e che scende in strada – scriveva il 14 agosto scorso – mi dona nuova fiducia nel mio popolo e nell’umanità intera. Ho vissuto una delle giornate più belle della mia vita”.

VIKA E LA FAMIGLIA

Chi non può manifestare da vicino, lo fa da lontano, lo fa coi mezzi che ha. Magari con una motivazione extra rispetto a un torneo normale in un momento normale. Chi uscirà dal derby di questa notte tra Azarenka e Sabalenka si candiderà in maniera forte per arrivare in fondo, per conquistare il titolo del primo Major giocato nell’epoca della pandemia. Con Vika che sul piatto mette il trionfo della scorsa settimana nel Western & Southern Open e Aryna che risponde con una miglior classifica e con il desiderio di prendere il posto della connazionale per continuare la bella tradizione delle ragazze bielorusse al vertice del tennis femminile. Pochi giorni fa, con il titolo incamerato (senza peraltro giocare la finale) sugli stessi campi di New York, la ex numero 1 Azarenka ha dimostrato di non essere ancora completamente concentrata sulla famiglia, come lei stessa aveva ventilato fino a poco tempo prima. Tuttavia, da qui a vincere uno Slam ce ne passa, perché ogni avversaria diventa un ostacolo un po’ più duro, ogni partita una battaglia un po’ più complessa.

SPORT E POLITICA

A prescindere da chi vincerà, proviamo a immaginare (nonostante la strada sia lunghissima) che una delle due arrivi davvero in fondo, fino a conquistare il torneo. In quello stadio vuoto nel quale ogni gesto e ogni parola sono enfatizzati, alzare il trofeo sarebbe un gesto da dedicare a tutta quella gente che da giorni e giorni, in piazza, sta cercando di costruirsi un futuro diverso dal passato che ha già vissuto. Un futuro dove non si debba avere timore nell’esprimere la propria opinione e dove la libertà sia la chiave per ogni piccola o grande conquista. Spesso lo sport, in passato, ha contribuito ad accelerare processi politici e sociali già avviati. E anche se questo evento non potrà avere la stessa risonanza di un’Olimpiade, la prima vincitrice bielorussa degli Us Open, nel momento storico attuale, farebbe il giro del mondo ben oltre i confini dei media sportivi. Darebbe coraggio e un’ulteriore spinta a chi crede nel cambiamento.